POLITICA

Referendum, la Basilicata boccia la riforma: il No vola al 60%

POTENZA – La Basilicata respinge con decisione la riforma della giustizia sottoposta a referendum, consegnando un risultato netto: il No raggiunge il 60,03%, mentre il Sì si ferma al 39,97%. Un dato che supera la media nazionale – dove il No si attesta attorno al 54% – e che assume un forte significato politico oltre che istituzionale.

Nella Sala Italia della Prefettura di Potenza, cuore operativo dello scrutinio, la macchina organizzativa si è messa in moto fin dalle prime ore del mattino. Il lavoro dei funzionari è stato puntuale e coordinato, agevolato anche dalla semplicità del voto referendario, basato su un’unica scheda con scelta secca tra Sì e No. L’affluenza si è attestata al 53,26%, pari a 230.593 votanti, uno dei dati più alti nel Mezzogiorno.

A incidere sull’esito è stata anche la mobilitazione di sindacati e parti datoriali, schieratisi in larga parte per il No, contribuendo a orientare una fetta significativa dell’elettorato lucano. Il voto, analizzato comune per comune, ha animato il dibattito tra osservatori e addetti ai lavori, offrendo già indicazioni utili in vista delle prossime scadenze elettorali, a partire dalle Politiche del 2027.

Tra i dati più curiosi spicca quello di Calvello, dove si è registrata una perfetta parità: 331 voti per il Sì e 331 per il No, simbolo di un equilibrio raro in una consultazione così polarizzata.

I commenti: “Ha vinto la Costituzione”

Soddisfazione tra i sostenitori del No. «Ha vinto la Costituzione», ha dichiarato Fernando Mega, segretario generale della CGIL Basilicata, sottolineando l’alta partecipazione e la chiarezza del risultato. Secondo Mega, i cittadini hanno colto «il pericolo di una deriva autoritaria», trasformando il voto in un’espressione di libertà e partecipazione.

Sulla stessa linea Angelo Chiorazzo, che ha parlato di «segnale politico chiaro», evidenziando come il tentativo del centrodestra – guidato a livello nazionale da Giorgia Meloni – di politicizzare il referendum non abbia prodotto gli effetti sperati.

Critiche dure arrivano anche dal Movimento 5 Stelle, con le esponenti Alessia Araneo e Viviana Verri che parlano di una riforma «sbagliata e raccontata peggio», accusando il Governo di aver trasformato un tema tecnico in uno scontro ideologico. «I cittadini non si sono fatti ingannare – affermano – e hanno scelto consapevolmente di difendere l’equilibrio istituzionale».

Più istituzionale il commento di Piero Marrese, che ha evidenziato la «maturità e il senso di responsabilità» delle comunità lucane, mentre il senatore Daniele Manca, commissario regionale del Partito Democratico, ha sottolineato come il risultato rappresenti una difesa «dell’indipendenza della magistratura e dei principi fondamentali della Costituzione».

Un segnale politico oltre il quesito

Il voto lucano va oltre il merito del referendum e si inserisce in una dinamica politica più ampia. La netta affermazione del No indica una crescente distanza tra una parte del Paese reale e l’azione del Governo, ma anche la richiesta di maggiore condivisione quando si interviene su temi costituzionali.

La Basilicata, con il suo 60%, si conferma così un laboratorio politico significativo: un territorio in cui la partecipazione resta alta e dove il voto assume un valore che guarda già alle sfide future.

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