Aumento di casi di epatite A: ricoveri a Potenza e allerta nel Sud Italia

Negli ultimi giorni cinque persone sono state ricoverate presso l’ospedale San Carlo di Potenza a seguito di diagnosi di epatite A, un’infezione epatica acuta.
Secondo le prime ricostruzioni, il contagio sarebbe avvenuto dopo il consumo di alimenti contaminati, con particolare riferimento a pesce crudo o sushi consumati fuori dalla regione Basilicata.
Dall’azienda ospedaliera fanno sapere che la situazione è sotto controllo e non desta particolare allarme; uno dei pazienti, infatti, è già in fase di dimissione.
L’epatite A è causata dal virus HAV e si trasmette principalmente attraverso cibi o acqua contaminati, oppure tramite contatto diretto con persone infette.
Nella maggior parte dei casi, la malattia ha un decorso benigno e tende a risolversi spontaneamente, soprattutto nei soggetti senza patologie epatiche pregresse.
Resta però alta l’attenzione, anche in considerazione di quanto sta accadendo in Campania, dove si contano circa 150 casi.
In alcune città, tra cui Napoli, le autorità locali hanno adottato misure restrittive, vietando temporaneamente la somministrazione di frutti di mare crudi nei ristoranti, con sanzioni che possono arrivare fino a 20mila euro per chi non rispetta le disposizioni. Segnalazioni di nuovi casi arrivano anche dal Lazio, in particolare nell’area della provincia di Latina.
Gli esperti ritengono che la diffusione del virus possa essere collegata soprattutto al consumo di prodotti ittici non cotti, ma non escludono altre possibili fonti di contaminazione, come i frutti di bosco.
Per questo motivo, l’Istituto Superiore di Sanità invita a seguire alcune regole fondamentali: evitare alimenti crudi a rischio, cuocere adeguatamente i cibi, lavare con cura frutta e verdura e mantenere una corretta igiene delle mani.
Un’attenzione particolare va riservata anche agli alimenti surgelati, soprattutto ai frutti di bosco, che dovrebbero essere portati a ebollizione per almeno due minuti prima del consumo.
Queste semplici precauzioni, insieme ai controlli lungo la filiera alimentare e sulla qualità delle acque, rappresentano strumenti essenziali per contenere la diffusione dell’infezione.