POLITICA

Risorse petrolifere in Basilicata: oltre un miliardo versato in cinque anni, ma sullo sviluppo “non oil” restano ombre e polemiche

Oltre 1 miliardo di euro versato dalle compagnie petrolifere negli ultimi cinque anni nelle casse della Regione Basilicata, a fronte di risultati scarsi, se non addirittura inesistenti, nella realizzazione dei progetti di sviluppo “non oil”. È questo il dato politico centrale emerso dalla conferenza stampa di Basilicata Casa Comune.

Ad aprire i lavori il Vice Presidente del Consiglio regionale e Presidente di BCC, Angelo Chiorazzo, che ha denunciato “una distanza ormai evidente tra le risorse disponibili e i risultati concreti per i lucani, anche a causa della manifesta incapacità dei governi Bardi di favorire sviluppo duraturo, senza il quale rinunciamo alla possibilità che i nostri i giovani possano restare o rientrare in Basilicata dopo essersi formati nelle migliori università del mondo”.

“In piena campagna elettorale – ha ricordato Chiorazzo – dopo il bonus gas sono stati annunciati dal Presidente Bardi, dall’Assessore Latronico e dall’intero centrodestra il bonus acqua e il bonus elettrico. Oggi la realtà è ben diversa.

Il bonus gas si è trasformato in un conguaglio che i lucani stanno restituendo senza alcuna responsabilità, il bonus acqua è sospeso, il bonus elettrico è rimasto solo un annuncio. Nei mesi scorsi abbiamo chiesto, attraverso interrogazioni puntuali, a che punto fossero i progetti non oil e di poter accedere alla documentazione contabile, ma ad oggi il governo regionale continua a non fornire alcuna risposta ai lucani”.

Particolarmente critica la situazione legata al progetto degli impianti fotovoltaici per il sistema idrico lucano, presentato come misura strutturale per ridurre le tariffe grazie al contenimento dei costi energetici. “Ad oggi – ha sottolineato Chiorazzo – dei tre impianti previsti non c’è traccia, nessuna riduzione strutturale della tariffa idrica e nessun beneficio per i lucani”.

Sul contratto ponte per la fornitura energetica a prezzo calmierato emergono elementi ancora più preoccupanti.

Dall’analisi dei pochi documenti disponibili, alcuni resi accessibili grazie ad Acquedotto Lucano, emergerebbe infatti un costo dell’energia tutt’altro che “vantaggioso”. In diversi casi il prezzo arriverebbe a raggiungere i 220 euro a megawattora, di cui 160 euro circa a carico di Acquedotto Lucano, valori significativamente più alti rispetto a quelli attesi nell’ambito dell’accordo e della narrazione politica conseguente.

Un dato che alimenta seri dubbi sulla reale convenienza della fornitura nella fase ponte, che avrebbe invece dovuto garantire risparmi più consistenti in attesa della realizzazione degli impianti. “Siamo di fronte – ha evidenziato Chiorazzo – al rischio concreto che un’operazione nata per abbattere strutturalmente i costi energetici finisca solo per neutralizzarli temporaneamente, in un momento già segnato da una crisi energetica preoccupante”.

A questo si aggiunge che i 55 milioni di euro destinati alla realizzazione degli impianti, che avrebbero dovuto garantire autonomia energetica e riduzione strutturale delle tariffe, oggi rischiano di essere largamente assorbiti per coprire i costi delle bollette energetiche di Acquedotto Lucano, senza produrre alcun beneficio duraturo per i cittadini.

Nel corso della conferenza è intervenuto Nicola Valluzzi, Vice Presidente di BCC e Sindaco di Castelmezzano, che ha sottolineato come le risorse impiegate per il progetto, a titolarità delle compagnie petrolifere, avrebbero dovuto generare sviluppo e occupazione nel settore non oil, in alternativa sostenere il piano industriale di Acquedotto Lucano attraverso l’autoproduzione energetica.

“Oggi invece – ha evidenziato – il mancato avvio degli impianti e l’assenza di risparmi energetici strutturali stanno producendo effetti opposti, con ricadute che emergeranno già nella prossima assemblea dei soci, chiamata a esprimersi sull’aggiornamento del piano industriale 2026-2028 di Acquedotto Lucano”.

Il Capogruppo Gianni Vizziello ha ribadito che “la politica dei bonus si è rivelata solo propaganda elettorale, non una strategia di sviluppo”. Ha inoltre denunciato “l’assenza totale di risposte alle interrogazioni e alle richieste di chiarimento”, sottolineando che Basilicata Casa Comune continuerà “a cercare la verità in ogni sede su risorse che dovrebbero generare sviluppo e non coprire i buchi di bilancio della Regione e delle società partecipate”.

A chiudere gli interventi Ermelinda Gagliardi, componente del Comitato regionale di BCC, che ha ricordato come le risorse complessivamente versate dalle compagnie petrolifere, stimate in oltre 2,5 miliardi di euro, avrebbero dovuto finanziare sviluppo duraturo, lavoro e servizi. “Senza una visione e senza una strategia – ha concluso – ci ritroviamo invece con progetti incapaci di generare un reale moltiplicatore di sviluppo”.

Nel corso della conferenza, a cui hanno preso parte dirigenti e amministratori del movimento, Basilicata Casa Comune ha infine ribadito le proprie richieste di trasparenza, il rispetto degli accordi sottoscritti e la necessità di destinare le risorse delle compensazioni ambientali a investimenti strutturali, in grado di produrre benefici concreti e duraturi per i lucani, avanzando proposte già portate all’attenzione del Presidente Bardi, tra cui la realizzazione di un green data center, lo sviluppo dell’agrifotovoltaico, il potenziamento delle filiere di biocarburante e bioraffinerie.

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