CRONACA

EDITORIALE : Senise e Sant’Arcangelo non più comuni montani: un altro colpo alle aree interne

C’è un’Italia che cresce, investe e si sviluppa lungo le grandi direttrici urbane e costiere. E poi c’è un’altra Italia, quella dei piccoli borghi e delle aree interne, che continua a lottare contro spopolamento, servizi che scompaiono e opportunità sempre più rare.

È in questo contesto che arriva la notizia della possibile riclassificazione dei comuni montani, una revisione che potrebbe escludere anche Senise e Sant’Arcangelo dall’elenco dei territori considerati montani.

Una decisione che nasce dalla riforma dei criteri di classificazione promossa dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, con l’obiettivo dichiarato di applicare parametri più rigidi e scientifici per individuare le aree realmente montane.

Sulla carta si tratta di una revisione tecnica.
Nella realtà, per molti territori dell’entroterra lucano rischia di diventare l’ennesimo passo verso la marginalizzazione.

Perché la definizione di “comune montano” non è soltanto una questione geografica. È un riconoscimento che permette di accedere a fondi specifici, deroghe amministrative e politiche di sviluppo pensate per territori che vivono condizioni oggettive di svantaggio.

Perdere questo status significa, in prospettiva, meno finanziamenti, meno strumenti di sostegno e meno attenzione istituzionale.

In territori come quelli della valle del Sinni, dove i piccoli centri combattono da anni contro lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione, ogni scelta che riduce le tutele rischia di avere conseguenze profonde.

Il timore, infatti, non è soltanto economico.
È sociale.

Quando diminuiscono le risorse, spesso i primi a pagarne il prezzo sono i servizi essenziali: scuole, presidi sanitari, trasporti, opportunità per i giovani. Tutti elementi già fragili nelle aree interne del Mezzogiorno.

E così il rischio è quello di alimentare un circolo vizioso già noto: meno servizi, meno residenti, meno prospettive.

È la cosiddetta desertificazione dei borghi, un fenomeno che negli ultimi decenni ha già svuotato intere comunità del Sud Italia.

Naturalmente il Governo ha parlato di una revisione graduale e basata su criteri oggettivi. Ma per chi vive nei territori interessati la questione resta politica prima ancora che tecnica.

Perché classificare un territorio significa anche decidere quanto vale e quanta attenzione merita.

Per questo motivo, nelle comunità locali cresce la richiesta di un confronto serio con istituzioni regionali e nazionali. Non per difendere privilegi, ma per evitare che territori già fragili vengano ulteriormente penalizzati.

La sfida delle aree interne non può essere affrontata solo con parametri altimetrici o calcoli statistici.
Richiede una visione più ampia, capace di tenere insieme geografia, economia e soprattutto vita delle comunità.

Se davvero si vuole salvare l’Italia dei borghi, la montagna – e tutto ciò che le ruota attorno – non può diventare una semplice voce da aggiornare in un elenco amministrativo.

Perché dietro ogni classificazione ci sono paesi, famiglie e storie che chiedono di non essere lasciate indietro.

Rocco Polito

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