Cifarelli lascia il Partito Democratico: «Scelta dolorosa, ma necessaria per coerenza»
Una scelta che pesa, che lascia il segno. E che arriva dopo mesi di silenzi, tensioni e fratture mai ricomposte. Roberto Cifarelli dice addio al Partito Democratico.
Lo fa con una lunga lettera rivolta a iscritti e simpatizzanti, ma soprattutto con parole che raccontano una ferita politica e personale insieme.
«Difficile, ma necessaria», la definisce. Non un gesto impulsivo, né – tiene a precisare – una rottura dettata da calcoli o rancori. Piuttosto l’esito di un logoramento progressivo, maturato dentro un partito che, a suo dire, in Basilicata non è riuscito a ritrovare bussola e direzione.
Cifarelli, consigliere regionale e comunale a Matera, parla di un’appartenenza mai opportunistica, ma «identitaria, culturale e ideale». Parole che raccontano un legame profondo, e proprio per questo doloroso da spezzare. Negli ultimi mesi, però, qualcosa si è incrinato definitivamente.
A pesare sarebbero stati alcuni episodi simbolici: il mancato coinvolgimento in iniziative cittadine del partito e, soprattutto, un comunicato firmato dal senatore Daniele Manca e da Giuseppe Tragni sulla situazione politica al Comune di Matera. In quel testo si affermava che «nessuno può agire in nome e per conto della nostra comunità politica». Un passaggio che Cifarelli ha vissuto come un riferimento diretto alla propria posizione. E lo sottolinea ricordando di essere, insieme ad Angelo Rubino, uno dei soli due consiglieri comunali materani iscritti al Pd.
Nella lettera ripercorre le tappe di un rapporto sempre più complesso: la sospensione dell’iscrizione nel gennaio 2025 per denunciare quella che definisce «l’inconsistenza politica del partito regionale», il rientro a febbraio «per senso di responsabilità», il tentativo di proporre primarie ufficiali per scegliere il candidato sindaco di Matera. Una proposta respinta dal partito.
Da lì la decisione di organizzare primarie civiche, vinte alla guida di una coalizione riformista. Una candidatura che, evidenzia, non è stata sostenuta ufficialmente dal Pd, rimasto fuori dalla competizione elettorale conclusasi con l’elezione di un sindaco espressione di Fratelli d’Italia.
Il punto più amaro, però, sembra essere un altro: la sensazione di essere stato delegittimato dentro la propria comunità politica. Cifarelli parla apertamente di pressioni per lasciare il seggio in Consiglio comunale e allarga lo sguardo a una crisi più profonda del Pd, «di direzione, di coerenza e di riconoscimento del mandato democratico». Nel mirino anche il “neo centralismo” nazionale e il commissariamento regionale, giudicato una gestione conservativa, incapace di generare rinnovamento e nuova classe dirigente.
«Non posso continuare ad appartenere a una comunità politica nella quale chi ha prima impedito una candidatura legittimata da primarie e poi ha sostenuto il candidato sindaco del centrodestra continua oggi a determinare la linea politica», scrive. È il passaggio che segna il punto di non ritorno.
Eppure, nelle sue parole non c’è un addio alla politica, né tantomeno alla propria collocazione ideale. «Resto un uomo di sinistra, riformista, europeo, democratico e liberale». Una rivendicazione identitaria che suona anche come promessa: l’impegno per Matera e per la Basilicata continuerà, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di «un centrosinistra unito, nuovo e plurale».
La sua uscita dal Partito Democratico apre ora un nuovo scenario in un quadro politico già fragile. A Matera e in Basilicata gli equilibri del centrosinistra sono tutt’altro che stabili, e la scelta di Cifarelli rischia di amplificare fratture che covavano da tempo.
Resta l’immagine di una separazione che non è solo politica, ma anche emotiva. Di quelle che non si consumano in una notte, ma maturano lentamente. E che, proprio per questo, lasciano un segno profondo.