Teheran conferma la morte di Khamenei. I media: ‘L’ex presidente Ahmadinejad ucciso nel primo attacco’

Dopo l’ufficializzazione, arrivata nella notte, dell’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti è precipitato in una nuova e drammatica escalation. Massicci bombardamenti hanno colpito Teheran, mentre l’esercito iraniano ha risposto con lanci di missili verso Israele e contro obiettivi statunitensi nella regione.
“Colpito il cuore di Teheran”
L’Idf ha annunciato di aver sganciato oltre 1.200 bombe su obiettivi iraniani dall’inizio delle operazioni. “Abbiamo iniziato a colpire il cuore di Teheran”, ha dichiarato il portavoce militare israeliano Effie Defrin, rivendicando l’eliminazione di 40 comandanti iraniani “in un minuto” durante l’attacco iniziale.
Tra gli obiettivi colpiti anche la televisione di Stato iraniana e diverse infrastrutture militari nella capitale. La Mezzaluna Rossa della provincia di Teheran ha riferito di almeno 60 attacchi nelle ultime 24 ore, con 57 morti. In un raid su una scuola a Minab, nel sud del Paese, il bilancio sarebbe salito a 108 vittime, secondo fonti iraniane.
La tv di Stato ha confermato la morte di Khamenei, insieme – secondo media locali – alla figlia, al genero e alla nipote. Uccisi anche il capo di Stato maggiore Abdolrahim Mousavi e il capo dell’intelligence della polizia, Gholamreza Rezaian.
Secondo il New York Times, la Central Intelligence Agency avrebbe individuato la posizione esatta della Guida Suprema prima dell’attacco, fornendo informazioni “ad alta fedeltà” decisive per l’operazione.
La risposta iraniana: missili su Israele e basi Usa
Immediata la reazione di Teheran. Missili iraniani hanno colpito Israele, in particolare l’area di Tel Aviv. A Beit Shemesh sei persone sono morte dopo l’impatto diretto su un edificio residenziale.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Pasdaran) ha dichiarato di aver attaccato la portaerei statunitense USS Abraham Lincoln nel Golfo con quattro missili balistici. Washington non ha confermato l’impatto.
Il Comando Centrale Usa ha riferito che due militari americani sono morti e cinque sono rimasti feriti nell’operazione “Epic Fury”. L’Iran ha inoltre annunciato di aver colpito basi statunitensi in Iraq e nei Paesi del Golfo. Esplosioni sono state udite a Dubai, Doha e Manama.
Il presidente americano Donald Trump, su Truth, ha avvertito Teheran: “Meglio che non colpiscano più duramente, altrimenti li colpiremo con una forza mai vista prima”. In un’intervista a CBS, ha sostenuto che una soluzione diplomatica sia ora “più facile”, aggiungendo di conoscere chi sta guidando l’Iran dopo la morte di Khamenei.
Ahmadinejad tra le vittime
Secondo media israeliani e regionali, anche l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad sarebbe stato ucciso nel primo attacco israeliano insieme alle sue guardie del corpo. La notizia non ha ancora trovato conferme indipendenti definitive.
Il Golfo paralizzato: petroliere ferme a Hormuz
La crisi ha avuto ripercussioni immediate sui traffici energetici globali. Almeno 150 petroliere, comprese navi che trasportano greggio e Gnl, hanno gettato l’ancora al largo dello Stretto di Hormuz, secondo stime Reuters riportate da Al Jazeera. Decine di altre imbarcazioni risultano ferme dall’altra parte dello stretto.
Le petroliere sono concentrate al largo delle coste di Iraq, Arabia Saudita e Qatar, in attesa di sviluppi. Lo scenario alimenta il timore di un’impennata dei prezzi dell’energia e di uno shock sui mercati internazionali.
Reazioni internazionali e tensioni regionali
Il presidente russo Vladimir Putin ha condannato l’“assassinio” di Khamenei, definendolo una violazione “di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale”.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha parlato di “dichiarazione di guerra contro tutti i musulmani”, affermando che vendicare la morte della Guida Suprema è “un diritto e un dovere legittimo”.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato un video in farsi invitando gli iraniani a “scendere in piazza a milioni” per rovesciare il regime. Anche Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto, ha parlato di “ora della liberazione vicina”.
Intanto a Karachi, in Pakistan, almeno otto persone sono morte durante un tentativo di assalto al consolato Usa da parte di manifestanti filo-iraniani.
Un Medio Oriente in fiamme
Migliaia di persone sono scese in strada a Teheran per rendere omaggio a Khamenei, tra slogan contro Stati Uniti e Israele. Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato un’offensiva “più feroce della storia” contro Israele e le basi americane.
L’intera regione appare ora sull’orlo di una guerra aperta e generalizzata. Con la leadership iraniana decapitata, le ritorsioni in corso e le potenze mondiali coinvolte direttamente, il conflitto rischia di trasformarsi in uno scontro su scala globale, con conseguenze imprevedibili per la stabilità internazionale.
ANSA