CRONACA

A Matera commercio in ginocchio e aumenta il sovraindebitamento. Azzerati i fatturati ma restano i costi fissi

L’ Associazione Antiracket e Antiusura “Famiglia e Sussidiarietà ETS” accende i riflettori su una situazione che definisce ormai insostenibile: cantieri senza fine e barriere che soffocano le attività storiche del quartiere.

Emblematico il caso dell’edicola della stazione, simbolo di un declino che, secondo l’associazione, rischia di diventare irreversibile.

In via Don Minzoni il silenzio non è sinonimo di tranquillità, ma il segno tangibile di una paralisi economica. Quello annunciato come un progetto di riqualificazione si è trasformato, per residenti e commercianti, in un vero e proprio “assedio” logistico.

Tra ritardi, scarsa programmazione e disagi quotidiani, la denuncia parla di un impatto sociale profondo, capace di erodere non solo il traffico e la viabilità, ma l’identità stessa del tessuto produttivo locale.

La chiusura totale di via Cappelluti e via Don Minzoni, estesa sia al traffico veicolare che a quello pedonale, ha di fatto isolato un’arteria vitale per l’accesso al centro e ai servizi ferroviari.

La morfologia attuale della strada è quella di un cantiere a cielo aperto dove la visibilità delle vetrine è azzerata e l’accessibilità è nulla.

Il posizionamento recente di container destinati a uffici e servizi igienici di cantiere, proprio a ridosso delle attività, è stato interpretato dai commercianti come il segnale inequivocabile di una tempistica ancora lunga, in netto contrasto con le necessità di sopravvivenza finanziaria di chi su quella strada ha investito una vita di lavoro.

L’emblema di questa sofferenza è la storica edicola situata presso la stazione che ormai rischia il default. Un presidio di informazione e servizio che oggi si trova letteralmente “murato” vivo.

Non ce la faccio più a reggere ad una situazione finanziariamente insostenibile”, confessa il titolare, voce di un malessere collettivo.

“I fatturati sono azzerati, i costi fissi restano e l’indebitamento bancario è diventato l’unico modo per non affogare. Se non ci sarà una riapertura immediata al traffico, a breve sarò costretto a chiudere definitivamente.

Il paradosso è evidente: un servizio pubblico essenziale che muore non per mancanza di mercato, ma per l’impossibilità fisica dei clienti di raggiungerlo. Oltre al danno economico, emerge una criticità legata alla sicurezza urbana.

La desertificazione forzata di Via Don Minzoni ha eliminato il cosiddetto “controllo sociale” garantito dal passaggio di auto e pedoni.

I residenti segnalano un aumento del degrado e una percezione di insicurezza crescente nelle ore serali. Una zona senza vetrine illuminate e senza passaggio diventa terreno fertile per la microcriminalità e l’incuria, trasformando un quartiere centrale in una periferia esistenziale.

L’Associazione Antiracket e Antiusura “Famiglia e Sussidiarietà ETS” e i comitati locali chiedono un cambio di passo immediato.

Le istanze sono chiare: riapertura provvisoria e creazione di corridoi di transito veicolare e pedonale protetti per ripristinare il flusso; accelerazione dei lavori con un cronoprogramma certo e turni di lavoro raddoppiati per accorciare i tempi di consegna ed infine Interventi di ristoro o sgravi fiscali comunali (IMU, TARI) per le attività danneggiate dal cantiere.

Il rischio della desertificazione commerciale a Matera è molto sentito e soprattutto a pochi giorni dalla cerimonia di apertura di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, dal periodo pasquale e della stagione turistica alle porte,  non può permettersi di riqualificare le strade perdendo chi le vive.

Una strada nuova sotto il profilo architettonico, ma priva di attività commerciali, è un fallimento urbanistico.

L’Amministrazione Comunale è chiamata a rispondere: la sfida non è solo finire un’opera pubblica, ma salvare l’anima produttiva di un pezzo di città prima che la Pasqua diventi la data di un decesso commerciale annunciato, più che di una resurrezione.

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