POLITICA

Attacco all’Iran, ‘Khamenei è morto’. Ma Teheran smentisce

Alle 22 Consiglio di sicurezza dell'Onu, domani vertice dell'Ue

Teheran si è svegliata nel fragore delle esplosioni e nel silenzio di un’assenza. A poche ore dall’inizio degli attacchi coordinati di Stati Uniti e Israele, un’ombra si allunga sul destino della Guida Suprema dell’Iran, Alì Khamenei.

Ottantasei anni, al potere dal 1989 come Rahbar della Repubblica islamica, è il perno attorno a cui ruota l’intero sistema degli ayatollah. Ma ora quel perno potrebbe essersi spezzato.

A far deflagrare il sospetto è stata un’affermazione arrivata da Gerusalemme. Un alto funzionario israeliano, intervistato dall’emittente pubblica Channel 1, ha dichiarato: «Rimarremmo scioccati se Khamenei apparisse in diretta.

Secondo la nostra valutazione, non è più tra noi». Parole pesanti come macigni, pronunciate senza rivelare l’identità della fonte. Un’altra voce, citata dal network N12, rincara: la Guida Suprema «molto probabilmente non è sopravvissuta agli attacchi».

Ma a Teheran la versione è opposta. In un’intervista a NBC News, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha assicurato: «Per quanto ne sappia, è ancora vivo».

Ha ammesso la morte di “due comandanti”, senza specificare nomi, ma ha ribadito che i vertici della leadership sarebbero sopravvissuti. L’emittente statunitense ha precisato di non poter verificare in modo indipendente le dichiarazioni. Poco dopo, la tv di Stato iraniana Al-Alam TV ha annunciato che Khamenei dovrebbe parlare a breve. Un discorso atteso come una prova di vita.

Nel frattempo, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver completato «l’ampio attacco» contro i sistemi di difesa iraniani, incluso un sito nell’area di Kermanshah. Le immagini satellitari mostrano colonne di fumo e installazioni colpite. Se davvero la Guida Suprema si trovava in uno dei complessi centrati dai raid, il mistero si infittisce.

La regione trattiene il respiro. L’Arabia Saudita ha confermato che l’Iran ha colpito la capitale Riad e la regione orientale del Paese, annunciando il diritto a reagire.

Una nota congiunta di Francia, Gran Bretagna e Germania invita Teheran a «cercare una soluzione negoziata», mentre il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato che il Regno Unito non ha partecipato ai raid, pur confermando il dispiegamento di aerei della Royal Air Force nei cieli mediorientali per proteggere alleati.

A Washington cresce l’attesa per un discorso alla nazione di Donald Trump. Secondo quanto riferito da CNN, i piani prevederebbero una serie di attacchi intervallati da pause per valutare i danni.

Il Congresso, avvertito all’ultimo momento dal segretario di Stato Marco Rubio, protesta: i democratici parlano di «atto di guerra non autorizzato». Intanto la situation room sarebbe stata spostata alla residenza di Mar-a-Lago, scelta che alimenta nuove polemiche.

Sul fronte diplomatico si muove l’Nazioni Unite: il Consiglio di Sicurezza si riunirà d’urgenza su richiesta di Russia e Cina. Anche l’Unione europea convoca un vertice straordinario, mentre in Italia si riunisce il Comitato di analisi strategica antiterrorismo.

Eppure, al centro del vortice resta una sola domanda: dov’è Khamenei?

Nei corridoi del potere iraniano, tradizionalmente impenetrabili, si susseguono voci contrastanti. Alcuni raccontano di un bunker sotterraneo; altri parlano di un trasferimento d’urgenza poche ore prima dei bombardamenti. C’è chi ipotizza una mossa tattica: il silenzio come strumento per misurare le reazioni interne ed esterne.

Se la Guida Suprema apparirà in televisione, anche solo per pochi minuti, il giallo si dissolverà in un istante. Se invece lo schermo resterà nero, il vuoto di potere potrebbe aprire una fase imprevedibile per l’Iran e per l’intero Medio Oriente.

Per ora, tra dichiarazioni incrociate e smentite ufficiali, la verità resta sepolta sotto le macerie e la propaganda. E il mondo attende un volto, o la conferma della sua assenza.

ANSA

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