CRONACA

Carcere di Potenza, tenta di portare droga alla figlia detenuta: scoperta dalla Polizia Penitenziaria

Una madre che varca il cancello del carcere per incontrare la figlia. Un oggetto sanitario che dovrebbe servire a respirare meglio. E, nascosto al suo interno, un involucro con droga destinata a finire tra le mura di un istituto penitenziario.

È accaduto nella mattinata di ieri, 16 febbraio, alla Casa Circondariale di Potenza, nel settore colloqui del reparto femminile. Un tentativo che, però, non è sfuggito all’attenzione del personale di Polizia Penitenziaria.

Durante i controlli di routine sui familiari ammessi al colloquio, gli agenti – in servizio presso il reparto femminile – hanno scoperto che la donna aveva occultato un quantitativo significativo di sostanze stupefacenti, tra cocaina e hashish, all’interno di un concentratore di ossigeno portatile di cui faceva uso. Secondo quanto ricostruito, la droga sarebbe stata consegnata alla figlia detenuta proprio durante l’incontro.

Il piano è stato bloccato prima che potesse concretizzarsi. La donna è stata deferita alla Procura della Repubblica di Potenza, come previsto dalle procedure di legge.

Il plauso del SAPPE

Sull’episodio è intervenuta la Segreteria Nazionale del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) della Basilicata, che ha espresso «congratulazioni al personale per la capacità e la competenza dimostrate nel sventare un maldestro tentativo di introdurre droga tra la popolazione detenuta».

Il segretario nazionale SAPPE per la Basilicata, Saverio Brienza, ha sottolineato come quello di ieri sia solo uno dei tanti episodi verificatisi negli ultimi tempi. «Ancora una volta – ha evidenziato – l’instancabile impegno dei Baschi Azzurri ha permesso di evitare che sostanze stupefacenti entrassero in istituto, nonostante le carenze di organico e un lavoro svolto spesso lontano dai riflettori».

Brienza ha inoltre rivolto un appello ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria affinché venga istituito presso la Casa Circondariale di Potenza un distaccamento di unità cinofile del Corpo di Polizia Penitenziaria. L’obiettivo sarebbe rafforzare la prevenzione e la repressione dei reati legati all’introduzione e allo spaccio di droga all’interno dell’istituto potentino, con la possibilità di operare anche nelle case circondariali di Melfi e Matera. Un fenomeno, quello della droga in carcere, che – secondo il sindacato – è in costante crescita.

«Un lavoro spesso invisibile»

Sulla vicenda è intervenuto anche Donato Capece, segretario generale del SAPPE, che ha parlato di «azione continua di contrasto contro l’introduzione e la detenzione di droga e telefoni cellulari in carcere», definendo il fenomeno in aumento su scala nazionale.

«L’operazione di Potenza – ha dichiarato – dimostra come la Polizia Penitenziaria, oltre a partecipare attivamente al percorso rieducativo dei detenuti, svolga con abnegazione e competenza una fondamentale attività di polizia».

Capece ha ribadito l’importanza del lavoro quotidiano degli uomini e delle donne del Corpo, capaci di contrastare con attenzione operativa i tentativi di introdurre sostanze illecite, tutelando la sicurezza degli operatori, dei detenuti e dell’intera collettività.

«Il lavoro in carcere è spesso invisibile – ha concluso –. Mentre l’arresto di un latitante finisce in prima pagina, ciò che accade negli anni successivi dentro gli istituti penitenziari raramente fa notizia. Eppure è proprio lì che si gioca una partita decisiva per la sicurezza del Paese».

Una vicenda che, ancora una volta, accende i riflettori su un fronte silenzioso ma cruciale: quello della legalità e della sicurezza dietro le sbarre, dove l’attenzione ai dettagli può fare la differenza tra un tentativo riuscito e uno sventato.

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