51 magistrati per il sì contro Gratteri, FdI prepara lo sprint

Non si attenua la polemica politica e istituzionale innescata dalle dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che in un’intervista ha sostenuto che a votare “sì” al referendum sulla giustizia saranno “indagati, imputati e massoneria deviata”. Parole che hanno acceso uno scontro acceso, sia nel mondo politico sia all’interno della magistratura.
Dopo il botta e risposta a distanza con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, centrodestra e fronte per il sì continuano ad attaccare.
A tenere alta la tensione è anche un documento firmato da 51 magistrati, che in una nota puntano il dito contro “l’assordante silenzio” dell’Associazione Nazionale Magistrati e chiedono scusa “ai cittadini che si sono sentiti oltraggiati” dalle affermazioni del procuratore.
Poi l’affondo: “Aumentano le adesioni dei magistrati che voteranno sì, ci indaghi tutti signor Gratteri”. Un’iniziativa che ha raccolto il plauso della coalizione di governo.
L’esecutivo, intanto, accelera sulla campagna referendaria. Fratelli d’Italia è pronta a definire il coinvolgimento diretto della premier Giorgia Meloni, con l’ipotesi di un evento a Milano a metà marzo e altre iniziative sul territorio. “Saremo tra la gente”, rilancia Arianna Meloni, mentre nel partito si ragiona su come mantenere alta la mobilitazione evitando un’eccessiva politicizzazione dello scontro.
Da Forza Italia arriva l’invito a concentrarsi sui contenuti, senza esasperare il conflitto con la magistratura. La Lega, invece, annuncia un “impegno totale” dopo le Olimpiadi, a partire dai gazebo informativi.
Le parole di Gratteri restano però al centro del dibattito. Il ministro della Difesa Guido Crosetto le definisce “indifendibili”. Il vicepremier Matteo Salvini parla di “insulti a casaccio” e si aspetta delle scuse. Ancora più duro il ministro Paolo Zangrillo, che solleva “un problema di idoneità” del magistrato a ricoprire il ruolo. Il portavoce del Comitato “Sì riforma”, Alessandro Sallusti, ironizza sul “test psicoattitudinale” evocato da Nordio, proponendo provocatoriamente anche un “antidoping”.
Il pressing arriva anche dai consiglieri laici del Consiglio Superiore della Magistratura. Enrico Aimi chiede l’apertura di una pratica sul procuratore, mentre Isabella Bertolini e Claudia Eccher sollecitano una presa di distanza formale. Frenano invece i consiglieri togati, con l’eccezione di Bernardette Nicotra, ricordando che l’azione disciplinare spetta al ministro della Giustizia e al Procuratore generale presso la Cassazione e mettendo in guardia dal rischio di trascinare il Csm nel confronto referendario.
Sul fronte opposto, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein prosegue il suo tour per “difendere la Costituzione” e scongiurare, sostiene, un “modello Orban o Trump” in Italia. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte prepara un evento in Campidoglio e una serie di iniziative tra piazze e università. Dal comitato della società civile per il no, Giovanni Bachelet definisce la riforma “un attacco mortale ai nostri diritti”, mentre si parla di “strumentalizzazione” del caso Gratteri.
La campagna entra così nella fase più calda, con il confronto sempre più polarizzato e le parole del procuratore che continuano a pesare nel dibattito pubblico e istituzionale.
