CULTURA E EVENTI

Sanremo tra l’introspezione, la guerra e i mali dell’Italia

L’intelligenza artificiale, i labirinti della mente, la critica sociale all’Italia: il bouquet musicale di Sanremo 2026, quinta edizione diretta da Carlo Conti dopo il record dello scorso anno e la tripletta 2015-2017, è variegato per temi e generi. Pur dominato dalle ballad romantiche, il Festival lascia spazio a urban pop, rap, indie, cantautorato, country e rock.

Tra i temi più “necessari” spicca la denuncia della guerra nella Stella Stellina di Ermal Meta, musicata da Dardust, dedicata a uno dei tanti bambini uccisi a Gaza. Struggente il finale alla De André: “Come le farfalle, hai vissuto solo un giorno”.

Sorprende l’elettro pop di Ditonellapiaga, che torna a Sanremo dopo la collaborazione con Rettore, ironizzando sulle piccole ossessioni della vita: dalla moda milanese allo snobismo romano, dal politico al pranzo salutare.

Emozionante la dedica di Serena Brancale alla madre perduta: “E se ti portassi via da quelle stelle, per cancellare il tuo addio dalla mia pelle”. Intensa anche la ballad urlata di Eddie Brock: “Ma se lo sai che scegli sempre quello che ti farà male… perché è più facile farti spogliare che spogliarti il cuore”.

Funziona anche quest’anno la coppia insolita Fedez & Marco Masini, dove il rap del primo smaschera i critici e la voce di Masini esplode: “I mostri non stanno solo sotto al letto”. Michele Bravi racconta chi si sente inadeguato: “Dovresti vergognarti che dopo anni non la smetti di mancarmi”.

L’amore è centrale anche in Animali Notturni di Malika Ayane, così diversa dal solito: “Quando mi guardi fai voragini, e io non mi difendo più”.

La realtà italiana è fotografata dal giovane Sayf, con ritmo forsennato e riferimenti sociali e politici: dall’alluvione in Emilia e Liguria a Tenco e Berlusconi. Più tagliente è il country di J-Ax: “Sto paese lo capisci da un cantiere, cinque dicono che fare, uno solo che lo fa”. L’urban rap di Nayt racconta la distanza dei social: “Prima che tu faccia un post prima che controlli i like”.

Dargen D’Amico gioca con il tema dell’intelligenza artificiale: “Ho letto che certe cose non puoi farle con l’AI, la pelle dà un effetto eccezionale”. Raf torna a raccontare l’amore anni ’80 nel mondo di oggi: “Niente è sicuro, tutto è controverso”. Tra i big, Patty Pravo riflette su sé stessa: “Siamo opere d’arte, santi e peccatori, naviganti e sognatori”. Francesco Renga celebra l’evoluzione personale: “Fra tutti i miei dettagli sei tu il meglio di me”.

Dolce e luminosa, Mara Sattei canta la voce amata che “guarisce il mio disordine”. Leo Gassmann grida l’amore ma anche la ricerca della serenità: “Fare la pace è più naturale”. Levante racconta l’innamoramento: “Mi trema anche la gola, la voce non mi trova”. Tredici Pietro mischia rap e ritornello cantato in Uomo che cade: “Chiudimi la porta in faccia, se rivedermi piangere un po’ ti rilassa”.

Il flusso di coscienza di Enrico Nigiotti regala immagini intense: “C’è bisogno di dolore per un po’ di felicità… e non vediamo dietro al vecchio i capelli da ragazzo”. Ritmi latini e samba per Samurai Jay, che canta il profumo di chi si ama, mentre Arisa trasforma la vita in favola: “C’era una volta l’oceano, io navigavo con te…”. Chiello racconta l’agonia di un amore finito: “Solo una scheggia di noi due”.

Lda & Aka 7even giocano con il tormentone: “Ti ho dedicato poesie clandestine, io che ti inseguo mentre te ne vai…”. Pop rock e sorellanza per Le Bambole di Pezza: “Resta con me in questi tempi di odio, tu resta con me anche se tutto questo ci cambierà”. Cantautorato autentico per Fulminacci, tra semafori e cantieri: “Spero di essere il migliore dei tuoi sbagli, ci credi o no?”.

Tra gli esordienti, Tommaso Paradiso dedica la canzone ai romantici: “Vorrei avere un pianoforte in tasca, solo per ricordarmi di noi”. Urban pop e labirinto di pensieri per Luchè: “Sei bella, come una bugia detta per non piangere”.

Sal Da Vinci ritorna dopo 17 anni con toni neomelodici: “Perché un amore non è amore per la vita se non ha affrontato la più ripida salita”. Ballo e divertimento con Elettra Lamborghini, omaggio a Raffaella Carrà: “Viva l’amore amore amore amore che si fa”. Infine, Maria Antonietta & Colombre chiudono con un inno alla felicità: “Ce la prendiamo e basta… non siamo dei coglioni solo perché viviamo, abbiamo sete, fame o siamo soli”.

Sanremo 2026 appare così un mosaico di emozioni e riflessioni: amore, dolore, critica sociale e celebrazione della vita, in un’esplosione di generi e stili.

ANSA

 

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