POLITICA

Ministro Nordio: ‘la riforma non avrà e non deve avere effetti politici’

Si sono svolte oggi le cerimonie di inaugurazione dell’Anno giudiziario presso le Corti d’Appello, occasione di confronto serrato tra magistratura e istituzioni sul tema della riforma costituzionale della giustizia e del referendum in discussione.

A Milano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto rispondendo alle critiche espresse dal presidente della Corte d’Appello Giuseppe Ondei, chiarendo la posizione del Governo.

«Questa riforma e questo referendum non sono fatti né contro nessuno né a favore di nessuno – ha affermato Nordio – non sono pensati per punire la magistratura né per rafforzare il governo. La riforma non avrà e non deve avere effetti politici».

Il ministro ha respinto con fermezza l’idea che l’intervento costituzionale miri a comprimere l’autonomia delle toghe, definendo «irriverente verso il Parlamento» e «blasfema» l’attribuzione di intenti mai dichiarati. «Abbiamo enfatizzato l’indipendenza della magistratura – ha aggiunto – e con essa cerchiamo un dialogo».

Nel suo intervento, Ondei ha ribadito che «non è accettabile» sostenere che i giudici siano appiattiti sulle posizioni dei pubblici ministeri.

«Se fosse vero, vi sarebbe una grave emergenza per lo Stato di diritto», ha sottolineato, ricordando come tale affermazione non trovi riscontro in alcun organismo internazionale.

Il presidente della Corte d’Appello ha difeso la magistratura italiana, definendola «un Ordine dello Stato sano», come dimostrato anche dai dati: nel settore penale circa il 25% delle sentenze di primo grado si conclude con assoluzioni, prova della terzietà del giudice. Ondei ha inoltre precisato che la riforma «non inciderà sui tempi della giustizia», che restano una criticità a livello nazionale.

A Roma, il presidente della Corte d’Appello Giuseppe Meliadò ha lanciato un allarme sulla condizione della magistratura, oggi «fragile e vulnerabile», esposta a una narrazione che la descrive come un ostacolo ai poteri pubblici.

Secondo Meliadò, il vero nodo non è il modello di magistrato, che la Costituzione vuole indipendente, ma la necessità di garantire un servizio giustizia efficiente. Particolare preoccupazione è stata espressa per la situazione del distretto romano, dove «un numero sparuto di magistrati» fronteggia una criminalità in forte espansione.

I dati sull’ufficio gip-gup della Capitale parlano di 254 procedimenti per criminalità organizzata in un anno, con un aumento significativo nel biennio, e di un traffico di stupefacenti che rende Roma e il Lazio «assediati dalla criminalità».

A Caltanissetta, la presidente della Corte d’Appello Domenica Motta ha richiamato l’attenzione nazionale sulla situazione di Niscemi, definendola «una priorità dell’Italia» e manifestando vicinanza e solidarietà ai cittadini colpiti dalla frana oggetto dell’inchiesta della Procura di Gela.

Infine, a Palermo, il presidente della Corte d’Appello Matteo Frasca è intervenuto nel dibattito sul referendum, denunciando l’uso «strumentale» del nome di Giovanni Falcone. Frasca ha ricordato come il magistrato avesse posto il tema della separazione delle carriere come oggetto di confronto tra addetti ai lavori, senza mai sostenerlo in modo apodittico, al pari della questione dell’obbligatorietà dell’azione penale.

Le cerimonie hanno così evidenziato un quadro complesso, segnato da un confronto acceso sulla riforma, ma anche da una forte richiesta condivisa: rafforzare l’organizzazione e l’efficienza del sistema giudiziario per tutelare credibilità delle istituzioni e Stato di diritto.

ANSA

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