Ministro Nordio: “Blasfemo dire che la riforma mini l’indipendenza delle toghe”

“Ritengo blasfemo sostenere che la riforma tenda a minare il principio di indipendenza e autonomia delle toghe”.
Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo all’inaugurazione dell’Anno giudiziario, respingendo le critiche mosse da una parte della magistratura alle riforme in discussione.
A ribadire invece le preoccupazioni dell’ordine giudiziario è stato il primo presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola, nella sua relazione pronunciata in Cassazione alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
“La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale”, ha sottolineato.
“In una Costituzione che ha il suo perno essenziale nel principio di uguaglianza sostanziale – ha aggiunto D’Ascola – la magistratura esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma il presupposto perché il giudice sia sempre imparziale”.
Il primo presidente della Cassazione ha quindi richiamato la necessità di “coltivare con tenacia un clima di rispetto reciproco e di fattiva collaborazione tra le istituzioni”, per consentire “un dialogo pacato e razionale sul futuro della giustizia”.
Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Nel suo intervento, D’Ascola ha anche richiamato l’attenzione sui principali fenomeni sociali e criminali che impegnano quotidianamente gli uffici giudiziari: “I reati di violenza contro le donne, con la barbarie dei femminicidi, la trasformazione del mondo del lavoro, che porta con sé il tragico bilancio di morti e infortuni, e la piaga dei suicidi in carcere”.
Temi che, insieme alle vecchie e nuove povertà, pongono al centro “il diritto fondamentale della dignità della persona”, spesso offeso “nel cittadino privato iniquamente del lavoro, nell’indigente abbandonato, nel detenuto maltrattato”.
Sul rapporto tra istituzioni è intervenuto anche il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli, che ha messo in guardia dai rischi di uno scontro frontale.
“La delegittimazione reciproca indebolisce le istituzioni e rompe il patto di fiducia con i cittadini”, ha affermato, avvertendo che il disorientamento dell’opinione pubblica può minare la credibilità sia di chi legifera sia di chi applica e interpreta il diritto. “È un rischio che va scongiurato responsabilmente, con il contributo di tutti”.
ANSA