Trump firma lo statuto del Board per Gaza: ‘Tutti vogliono partecipare’

Il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ha sottoscritto a Davos l’atto fondativo del nuovo Board of Peace, invitando sul palco i venti delegati dei Paesi che hanno scelto di entrare a far parte dell’organismo.
Nel suo intervento, Trump ha spiegato che nel corso della giornata sarebbero stati forniti ulteriori chiarimenti sul funzionamento del comitato, sottolineando come l’iniziativa abbia il potenziale per diventare una delle strutture più rilevanti mai istituite in ambito internazionale.
Ha ribadito di considerare il progetto con la massima serietà, aggiungendo che l’interesse globale è elevatissimo. Rivolgendosi ai leader presenti, li ha definiti figure di primo piano della scena mondiale, con cui intrattiene rapporti diversi ma che, nel contesto dell’evento, ha dichiarato di apprezzare senza riserve.
Trump ha poi descritto la firma come un momento particolarmente significativo, precisando che il Consiglio per la pace opererà in coordinamento con numerosi attori internazionali, incluse le Nazioni Unite.
Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti di numerosi Stati: tra questi Bahrein, Marocco, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bulgaria, Ungheria, Indonesia, Giordania, Kosovo, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Mongolia.
Non sono mancate tuttavia alcune assenze rilevanti. Il Regno Unito non ha partecipato all’evento di firma, motivando la scelta con timori legati all’eventuale coinvolgimento del presidente russo Vladimir Putin in un’iniziativa che si propone obiettivi di pace. A riferirlo è stata la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, secondo quanto riportato da Sky News.
Nel corso della cerimonia è intervenuto anche il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, che ha ringraziato i leader presenti e i Paesi che hanno già formalizzato la loro adesione, sottolineando che altri si uniranno in una fase successiva.
Alcuni governi, ha spiegato, devono completare iter interni o rispettare vincoli costituzionali prima di poter firmare, ma l’interesse resta molto alto. Secondo Rubio, l’iniziativa è destinata al successo e segna l’inizio di una nuova stagione diplomatica.
Rubio ha inoltre elogiato la leadership di Trump, definendola fuori dagli schemi tradizionali e capace di superare i limiti di ciò che viene comunemente ritenuto realizzabile. A suo giudizio, la nascita del Board of Peace rappresenta l’avvio di una fase completamente nuova nelle relazioni internazionali.
Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha fatto sapere che l’incontro previsto tra il presidente russo Vladimir Putin e il leader dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, includerà discussioni sulla creazione del Board of Peace e sull’eventuale utilizzo dei beni russi congelati.
Peskov ha ricordato che Putin ha manifestato la disponibilità a destinare fino a un miliardo di dollari di tali fondi al nuovo organismo, precisando che i dettagli dovranno essere approfonditi. Il portavoce ha ribadito l’impegno storico della Russia a favore della causa palestinese e della stabilità in Medio Oriente.
Nel frattempo, fonti palestinesi citate da Sky News Arabia riferiscono dell’esistenza di un’intesa tra Hamas e l’amministrazione statunitense. L’accordo prevederebbe la consegna delle armi e delle mappe dei tunnel di Gaza in cambio del riconoscimento di Hamas come forza politica legittima e della cessazione delle azioni mirate contro i suoi esponenti. Le modalità operative della consegna non sono ancora state rese pubbliche.
L’intesa includerebbe anche la possibilità per alcuni dirigenti politici e militari di Hamas di lasciare la Striscia di Gaza, con garanzie statunitensi affinché non vengano colpiti né durante il trasferimento né successivamente. Tra le possibili destinazioni figurerebbe la Turchia o altri Paesi disponibili ad accoglierli. Washington valuterebbe inoltre l’inserimento di alcuni membri della polizia di Hamas e di ex funzionari nella futura amministrazione di Gaza, previo controllo di sicurezza congiunto israelo-americano.
Sempre a Davos, il presidente israeliano Isaac Herzog ha affermato che la situazione in Medio Oriente appare complessivamente migliorata dopo un conflitto combattuto su più fronti, ma ha avvertito che permangono gravi rischi. Herzog ha dichiarato che l’Iran continua a riorganizzarsi e a perseguire i propri obiettivi strategici, inclusi programmi legati ad armi di distruzione di massa, e che anche Hezbollah e gli Houthi restano attivi.
Ha sottolineato che Hamas è ancora presente a Gaza e trattiene l’ultimo ostaggio israeliano, Ran Gvili, per il cui rilascio Israele continua a fare pressione. Secondo Herzog, pur con segnali positivi, la regione resta instabile e non consente eccessi di ottimismo.
Infine, Ali Shaath, a capo del comitato tecnocratico palestinese, ha annunciato in un videomessaggio che il valico di Rafah tra Gaza ed Egitto, chiuso dal maggio 2024, riaprirà in entrambe le direzioni a partire dalla prossima settimana.
Shaath ha definito la decisione un passo concreto verso una nuova fase, pur riconoscendo che il percorso da compiere resta complesso e ricco di ostacoli.
ANSA
