Davos, Trump chiede negoziati immediati per l’acquisizione della Groenlandia

L’Europa, secondo Donald Trump, non sta imboccando la strada giusta.
Lo ha affermato intervenendo al World Economic Forum di Davos, dove il presidente statunitense ha delineato una visione fortemente sbilanciata a favore del ruolo globale degli Stati Uniti.
Nel suo intervento, Trump ha descritto gli Usa come il principale propulsore dell’economia mondiale, sostenendo che il Paese si avvia verso un’espansione senza precedenti.
A suo dire, la crescita stimata intorno al 5,4% rappresenterebbe un risultato mai raggiunto prima da alcuna nazione.
Il presidente ha rivendicato i successi economici del primo anno della sua amministrazione, parlando di un’economia in forte accelerazione, di un’inflazione ormai sotto controllo e di confini nazionali resi più sicuri. Trump ha definito questo andamento un vero e proprio “miracolo economico”, ammettendo di aver immaginato che risultati simili avrebbero richiesto molto più tempo.
Secondo il capo della Casa Bianca, le politiche adottate – tra cui la riduzione del personale federale e l’eliminazione delle imposte sulle mance – potrebbero spingere ulteriormente la crescita nei prossimi mesi.
Nel corso del discorso, Trump ha anche sostenuto che le previsioni ufficiali sottovalutano la performance americana, affermando che l’economia statunitense sarebbe destinata a crescere a un ritmo doppio rispetto alle stime del Fondo Monetario Internazionale.
Ampio spazio è stato dedicato ai temi di sicurezza e geopolitica. Trump ha ribadito la convinzione che solo gli Stati Uniti siano in grado di garantire la stabilità globale, tornando a insistere sull’importanza strategica della Groenlandia. Ha ricordato come Washington, dopo la Seconda guerra mondiale, avesse restituito l’isola alla Danimarca, definendo oggi quella scelta un errore storico.
Pur dichiarando rispetto sia per Copenaghen sia per la popolazione groenlandese, ha sollecitato l’avvio immediato di negoziati per una possibile acquisizione, precisando di non avere intenzione di ricorrere all’uso della forza.
Parlando davanti a una platea numerosa e insolitamente silenziosa nella Congress Hall, Trump ha alternato affermazioni provocatorie a battute che hanno strappato poche reazioni.
Qualche risata si è levata quando ha criticato le politiche ambientali europee, prendendo di mira l’energia eolica e il suo impatto sulla fauna, e quando ha ironizzato sul fatto di aver volutamente lasciato il tema Groenlandia per la parte finale del discorso.
Sul fronte Nato, il presidente ha espresso un sostegno formale all’Alleanza, pur manifestando dubbi sulla reale reciprocità dell’impegno. Ha ricordato che l’unica attivazione dell’articolo 5 è avvenuta dopo gli attentati dell’11 settembre, quando furono gli alleati europei a intervenire in difesa degli Stati Uniti.
Trump ha inoltre ribadito che la gestione del conflitto in Ucraina dovrebbe essere una responsabilità europea e dell’Alleanza atlantica, non di Washington, annunciando comunque un incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a margine del forum.
Non sono mancate dichiarazioni controverse anche su altri Paesi. Trump ha sostenuto che il Canada esisterebbe grazie al sostegno americano e ha annunciato un rafforzamento dei rapporti energetici con il Venezuela, affermando che numerose grandi compagnie petrolifere statunitensi sarebbero pronte a collaborare con Caracas.
In conclusione, il presidente ha ribadito il suo giudizio critico sull’atteggiamento della Nato nei confronti degli Stati Uniti, lamentando uno squilibrio tra quanto Washington avrebbe offerto all’Alleanza e quanto avrebbe ricevuto in cambio.
ANSA