CULTURA E EVENTI

Il ‘non finito’, i segreti delle opere incompiute alla Pinacoteca Capitolina

È stato presentato oggi alla Pinacoteca dei Musei Capitolini di Roma il nuovo progetto espositivo intitolato Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva. L’iniziativa resterà aperta al pubblico fino al 12 aprile 2026.

La mostra offre uno sguardo originale e approfondito sul percorso creativo e sui procedimenti tecnici che hanno accompagnato la nascita di alcune opere rimaste incompiute, conservate nelle collezioni capitoline.

Le opere sono state oggetto di un’analisi approfondita grazie a una serie di indagini scientifiche condotte dai ricercatori dell’Accademia di Belle Arti di Roma, in collaborazione con l’agenzia Enea.

«L’esposizione nasce dall’esigenza di esplorare le tecniche pittoriche e i processi ideativi che stanno alla base di numerosi lavori non portati a termine presenti in Pinacoteca», ha spiegato Ilaria Miarelli Mariani, direttrice dei Musei civici della Sovrintendenza capitolina. «Abbiamo selezionato quattro dipinti che, grazie alle nuove analisi, raccontano oggi una storia più ampia e complessa, in gran parte invisibile prima degli studi scientifici».

Secondo Costanza Barbieri, curatrice del progetto e docente di storia dell’arte moderna all’Accademia di Belle Arti di Roma, l’obiettivo dell’iniziativa è quello di rendere accessibili aspetti normalmente nascosti delle opere: «Il percorso espositivo porta alla luce ciò che si cela dietro dipinti incompleti o successivamente modificati, coinvolgendo visitatori e studenti nelle fasi di ideazione, sperimentazione e realizzazione. Emergono così tecniche, ripensamenti e soluzioni adottate dagli artisti, spesso impercettibili a occhio nudo».

Attraverso l’impiego di strumenti avanzati di imaging, riflettografia e spettroscopia, i ricercatori hanno potuto indagare strati nascosti e trasformazioni intervenute nel tempo.

«Queste tecnologie ci hanno consentito di aprire una finestra su ciò che non era conosciuto», ha aggiunto Barbieri, «mettendo in evidenza elementi poi cancellati o rielaborati, che rendono ogni opera unica».

Il concetto di incompiutezza viene così riletto come valore espressivo: una dimensione già riconosciuta nell’antichità, come ricordato da Plinio il Vecchio a proposito della Venere di Kos di Apelle, e centrale anche nell’opera di maestri come Leonardo e Michelangelo.

Tra i lavori analizzati figurano Cristo e l’Adultera (1525-1528) di Jacopo del Palma, rimasto incompleto alla morte dell’artista e successivamente rimaneggiato, la Circoncisione del Garofalo, dipinti e studi di Guido Reni e il Ritratto di giovane di Ludovico Carracci. Il percorso è arricchito da installazioni multimediali che illustrano le fasi di studio e restituiscono l’idea di opere ancora in divenire, come se gli artisti fossero all’opera.

Il progetto è promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ed è realizzato dall’Accademia di Belle Arti di Roma nell’ambito del programma EAR–NextGenerationEU, con fondi del PNRR. I servizi museali sono curati da Zètema Progetto Cultura, mentre il catalogo della mostra è pubblicato da Artemide Edizioni.

ANSA

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