Latronico: “Con il Ddl sui caregiver un riconoscimento atteso”. Ma scoppia la polemica del sindaco Cervellino

L’approvazione, da parte del Governo, del disegno di legge sui caregiver familiari segna “un passaggio importante e atteso” per il riconoscimento di una condizione rimasta per troppo tempo senza una cornice giuridica chiara. A sottolinearlo è l’assessore regionale Latronico, che interviene sul via libera al provvedimento evidenziandone il valore sociale e istituzionale, in particolare per territori come la Basilicata.
Secondo l’assessore, il Ddl rappresenta “un segnale concreto verso migliaia di persone che, anche in Basilicata, garantiscono ogni giorno assistenza e cura all’interno delle famiglie”.
Il testo introduce infatti un quadro normativo unitario, basato su una definizione univoca di caregiver familiare e su un sistema articolato di tutele: dal riconoscimento giuridico del ruolo all’accesso prioritario ai servizi, dalle misure di sostegno economico agli strumenti di conciliazione tra lavoro, vita personale e attività di cura, fino alle garanzie previdenziali e assicurative.
Un impianto che, secondo Latronico, consente di superare la frammentazione del passato e di rendere strutturale la tutela dei caregiver, anche grazie alla previsione di risorse stabili e dedicate. “Una condizione essenziale – sottolinea – per rafforzare le politiche di welfare e favorire una reale integrazione tra interventi sociali e sanitari”.
Per la Basilicata, il disegno di legge rappresenterebbe inoltre un’opportunità per valorizzare il ruolo dei caregiver nelle reti territoriali di assistenza e consolidare un modello di welfare di prossimità, in linea con le riforme nazionali, il PNRR e il percorso regionale di integrazione tra sanità e politiche sociali.
Di segno opposto il commento della sindaca di Genzano di Lucania, Viviana Cervellino, -intervenuta sui suoi canali social- che per prima ha sollevato una dura polemica sul contenuto del provvedimento. Secondo la prima cittadina, i criteri previsti dal Ddl restringerebbero in modo drastico la platea dei beneficiari. “Per essere riconosciuto come caregiver – afferma – devi assistere una persona per 91 ore a settimana, tredici ore al giorno, ogni giorno. Devi essere convivente, avere un reddito inferiore a 3.000 euro annui e un ISEE sotto i 15.000 euro”.
Una selezione che, sempre secondo Cervellino, si traduce in una platea potenziale di circa 52 mila persone a fronte di circa 7 milioni di caregiver reali in Italia. “Sapete quanto spetta? Fino a 400 euro al mese: poco più di un euro l’ora.
Questo è il modello di assistenza agli anziani e ai fragili che si propone al Paese”, attacca la sindaca, denunciando una visione che finirebbe per trasformare il caregiver in una forma di occupazione precaria e sottopagata.
“La cura – conclude Cervellino – viene svalutata, mentre si colpiscono le famiglie sulla loro carne viva. Poi ci si stupisce se qualcuno sostiene le case di riposo, come se esistesse davvero un’alternativa per tutti o un adeguato sostegno all’assistenza domiciliare”.
Il confronto sul Ddl è dunque appena iniziato. Come ricordato dallo stesso Latronico, la fase parlamentare sarà decisiva per migliorare il testo e garantire risposte efficaci e durature, soprattutto nei territori più piccoli e interni, dove il ruolo della cura familiare resta fondamentale per la tenuta sociale delle comunità.
