CRONACA

Chiara Ferragni assolta per il Pandorogate: ‘Mi riprendo la mia vita’

Un incubo durato due anni si è dissolto in pochi secondi con la lettura della sentenza che ha prosciolto Chiara Ferragni.

La frase “non doversi procedere per estinzione del reato” ha annullato la tensione accumulata, ridando serenità alla famosa influencer, accusata di truffa aggravata in relazione al Pandoro Pink Christmas e alle uova di Pasqua.

La vicenda riguardava presunti messaggi ingannevoli pubblicati per promuovere i prodotti, suggerendo che parte dei ricavi sarebbe stata destinata a cause benefiche.

Il giudice Ilio Mannucci Pacini ha deciso di non riconoscere l’aggravante della minorata difesa dei consumatori, riducendo il reato contestato a truffa semplice.

La vicenda si è conclusa grazie alla revoca della querela del Codacons nel dicembre 2023, dopo un accordo che ha visto Ferragni risarcire con circa 3,4 milioni di euro, partecipare a iniziative solidali e versare una donazione di 200.000 euro.

“È andata bene. Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower”, ha commentato Ferragni, visibilmente emozionata, subito dopo la lettura della sentenza.

Sottolineando come i due anni di attesa l’avessero costretta a tacere per rispetto delle istituzioni e del processo, ha aggiunto: “Sono contenta finalmente anche di potermi riappropriare della mia vita”.

Quando le è stato chiesto se avesse perso follower durante questo periodo, ha risposto: “Un pochino, poche persone”, mentre il suo profilo Instagram conta ancora 28 milioni di seguaci.

Il suo avvocato Giuseppe Iannaccone ha elogiato la sua condotta, evidenziando come Ferragni si sia comportata con trasparenza e rispetto, facendo da esempio per tutti.

Anche l’avvocato Marcello Bana ha sottolineato la correttezza dell’imprenditrice digitale, definendo questa una battaglia che “probabilmente non doveva nemmeno nascere”.

I legali hanno ribadito che non c’è stato alcun reato di truffa, e che l’improcedibilità del giudizio è stata sancita dal mancato riconoscimento dell’aggravante e dal ritiro della querela.

Tuttavia, Aniello Chianese, legale dell’associazione ‘Casa del consumatore’, l’unica parte civile rimasta, ha precisato che non si è trattato di una vera e propria assoluzione, mentre la giornalista Selvaggia Lucarelli ha riacceso il dibattito, facendo notare che Ferragni stessa ha dichiarato: “Sono stata assolta perché il processo non si doveva fare”.

La sentenza è stata accolta con sollievo, ma le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni.

ANSA

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