POLITICA

“Vitalizi”: Ferrone, “si faccia un passo indietro”

Di fronte all’interesse mediatico nazionale che la cosiddetta “indennità differita” a favore dei consiglieri regionali, introdotta con la legge di bilancio alla fine di dicembre, che va chiamata con il suo nome reale – “vitalizio” – nessuno che ha responsabilità istituzionali e politiche può voltarsi dall’altra parte.

Non si tratta semplicemente di intercettare il comune sentire delle nostre comunità e dei ceti sociali che non ce la fanno a vivere con pensioni al minimo e salari precari e che rivendicano giustizia sociale. Si tratta di affermare il principio, per me da sempre alla base del mio operato (è il caso di ricordare ai cittadini che il consigliere provinciale non percepisce alcuna indennità), che la politica è servizio per territori e comunità e come tale non ammette nessun tipo di privilegio.

Tanto più se questo privilegio è di carattere economico personale. Difendere il provvedimento secondo la tesi che è “conforme alla normativa nazionale vigente” o che la nuova forma di assegno pensionistico è alimentato da versamento diretto, non sono una giustificazione quanto piuttosto contribuiscono ad accrescere la già grave frattura tra politica e cittadini.

L’unico percorso da seguire è fare un passo indietro e utilizzare il cosiddetto Fondo Sociale che pure, nobilmente, era stato istituito ed alimentato da indennità di consiglieri regionali, da destinare prima di tutto a pensionati al minimo e capofamiglia con salari precari.

La cosa giusta da fare è tenere conto dello stato di diffuso disagio socio-economico delle nostre famiglie (se necessario si “ripassino” i rapporti Istat, Censis, Caritas) e pertanto dare un segnale concreto di sensibilità sociale -come alcune Regioni hanno fatto – con iniziative legislative e provvedimenti di tutt’altro genere.

La solidarietà, in politica, è prima di tutto un gesto quotidiano da affermare con il proprio comportamento specie nelle istituzioni.

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