Sangue sulle proteste in Iran, il bilancio sale a 466 vittime. Oltre 10mila arresti

Da quindici giorni consecutivi, ogni sera, in Iran le manifestazioni tornano a infiammare le strade.
A Teheran, una vasta folla si è concentrata nel quartiere di Punak, intonando cori come “Lunga vita allo Scià”, come documentano i filmati diffusi da Iran International.
Il bilancio delle vittime continua a crescere: secondo la Human Rights Activists News Agency (Hrana), citata dai media internazionali, i morti accertati nelle proteste hanno raggiunto quota 466.
Tra questi figurerebbero anche 48 appartenenti alle forze di sicurezza. Gli arresti, sempre secondo Hrana, avrebbero superato le 10.600 persone.
Nella notte di sabato, slogan contro il governo hanno riecheggiato in diversi quartieri della capitale iraniana.
I manifestanti hanno dato vita a quella che viene descritta come la più ampia mobilitazione contro la Repubblica islamica degli ultimi tre anni, nonostante una repressione sempre più dura e un blackout quasi totale di Internet, come riferisce l’Afp.
Le autorità di Teheran attribuiscono agli Stati Uniti la responsabilità delle proteste, scoppiate due settimane fa in seguito alla grave crisi economica e poi estese a tutto il Paese con richieste sempre più esplicite di allontanamento della leadership religiosa.
Il comandante in capo della polizia nazionale, Ahmadreza Radan, ha dichiarato che “il livello dello scontro con i rivoltosi è aumentato”, annunciando quelli che ha definito “arresti di rilievo” e sostenendo che “i principali responsabili dei disordini di ieri sera sono stati fermati”. Le sue parole sono state riportate da Sky News.
Secondo quanto riferito da Iran International, neppure i momenti di lutto vengono risparmiati dalla repressione. Le forze di sicurezza avrebbero lanciato gas lacrimogeni e utilizzato armi ad aria compressa contro i familiari riuniti nel cimitero Behesht-e Zahra di Teheran per commemorare alcuni dei manifestanti uccisi nei giorni precedenti.
Fonti informate riferiscono inoltre che, per scoraggiare nuove adesioni alle proteste, le autorità richiederebbero circa 6.000 dollari ai parenti delle vittime per la restituzione delle salme.
Testimonianze raccolte dalla Cnn parlano di folle numerosissime e di violenze estreme nella capitale: una donna ha raccontato di aver visto “corpi ammucchiati uno sull’altro” all’interno di un ospedale.
Sempre secondo l’emittente statunitense, una donna di circa sessant’anni e un uomo settantenne hanno descritto scene con persone di ogni età scese in strada tra giovedì e venerdì.
La sera di venerdì, hanno riferito, le forze di sicurezza armate di fucili militari avrebbero ucciso “molte persone”.
In un raro squarcio informativo, nonostante il blocco della rete, manifestanti di un altro quartiere di Teheran hanno raccontato alla Cnn di aver soccorso un uomo sulla sessantina rimasto gravemente ferito: aveva circa quaranta pallini conficcati nelle gambe e un braccio fratturato.
Dopo aver tentato di portarlo in più ospedali, hanno descritto la situazione sanitaria come “totalmente fuori controllo”.
“Dobbiamo forse accettare che questo regime non lascerà il potere senza un intervento esterno”, ha dichiarato un manifestante.
Un’assistente sociale iraniana presente a una protesta venerdì ha parlato di un vero e proprio “incubo” quando le autorità hanno attaccato la folla: “Usavano proiettili, gas lacrimogeni, qualsiasi mezzo possibile”, ha raccontato, definendo l’esperienza “terrificante”.
Ha inoltre riferito di aver visto una giovane colpita al collo con un dispositivo elettrico fino a perdere conoscenza e ha aggiunto che il figlio di una collega figura tra le vittime.
Ali Larijani, segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale iraniano, ha dichiarato che è “necessario distinguere tra proteste e rivolte”. Le prime manifestazioni contro le difficoltà economiche, ha detto, erano “pienamente comprensibili”, ma in seguito sarebbe emersa “una componente distruttiva e organizzata, priva di legami con le richieste economiche della popolazione”.
La magistratura, ha aggiunto, dovrebbe “agire con fermezza contro chi genera insicurezza”, come riportato da Sky News. Nei giorni scorsi, il procuratore generale iraniano ha anche minacciato i manifestanti con la pena di morte.
Le organizzazioni per i diritti umani avevano già segnalato decine di vittime e sabato hanno espresso forte preoccupazione per l’inasprimento della repressione. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che Washington è “pronta ad aiutare” il movimento, avvertendo che l’Iran si trova in “guai seri” per la gestione delle proteste.
Da Teheran è arrivata però una risposta netta: “Qualsiasi attacco statunitense provocherebbe una reazione contro Israele e contro le basi militari americane nella regione”, considerate “obiettivi legittimi”. A dichiararlo è stato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, intervenendo davanti ai deputati.
Le registrazioni della seduta parlamentare, diffuse da Sky News, mostrano l’aula che al termine del discorso intona lo slogan “Morte all’America”. Il coro, in persiano Marg bar Amrika, fu reso celebre dall’ayatollah Ruhollah Khomeini, guida della Rivoluzione islamica del 1979 che portò alla caduta dell’ultimo Scià sostenuto dagli Stati Uniti.
Intanto, il blackout di Internet imposto dalle autorità resta in vigore da oltre 60 ore, secondo le stime di Netblocks. “Questa misura di censura rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento cruciale per il futuro del Paese”, ha scritto l’organizzazione su X, sottolineando che l’oscuramento della rete ha ormai superato le 60 ore consecutive.
ANSA
