“Matera e la ‘ZES cultura’: quando le zone economiche speciali diventano marketing”

In un recente documentario dedicato al rapido sviluppo economico della Cina, si è citata la prima Zona Economica Speciale (ZES), creata in un piccolo villaggio di pescatori e contadini del Sud del paese: Shenzhen.
In appena 45 anni, la città è diventata una delle metropoli più grandi del mondo, con 17 milioni di abitanti.
Il successo di Shenzhen ha spinto la Cina e altri paesi dell’Asia orientale a replicare questo modello in altre aree. Le ZES si sono dimostrate fondamentali per rendere la Cina un mercato attrattivo e capace di convogliare enormi flussi di investimenti. Ma cosa sono esattamente queste ZES?
Secondo Wikipedia, una ZES è un’area delimitata dove vengono applicate regole “speciali” con l’obiettivo di favorire investimenti, esportazioni e occupazione.
Tra i vantaggi principali vi sono infrastrutture avanzate e incentivi fiscali o normativi. In pratica, le imprese scelgono queste zone perché offrono un ambiente più favorevole per investire rispetto al resto del territorio.
Le ZES non solo attraggono capitali esteri e riducono la disoccupazione, ma fungono anche da laboratori sperimentali per nuove politiche economiche, sostenendo la modernizzazione del sistema produttivo. La loro attuazione può trasformare profondamente un’economia, aumentando la produttività e favorendo la specializzazione di alcuni settori.
Oltre a quanto riportato da Wikipedia, va sottolineato che una ZES richiede anche infrastrutture adeguate e una rete di conoscenza capace di attrarre e formare giovani talenti.
Curiosamente, anche l’Italia ha avuto un esempio di ZES “inconsapevole” in Veneto negli anni ’70: si tollerò una diffusa evasione fiscale per non bloccare lo sviluppo economico in corso. Solo recentemente il paese ha riconosciuto il potenziale delle ZES per promuovere la crescita in territori meno sviluppati, come il Sud Italia.
In passato, la CASMEZ realizzò importanti interventi infrastrutturali e politiche industriali strategiche proposte da Pasquale Saraceno, riducendo il divario Nord-Sud.
Successivamente, però, la gestione delle risorse passò alle Regioni, e la differenza economica si è nuovamente ampliata. Ciò è avvenuto perché gli investimenti sono stati spesso assegnati in modo discrezionale per motivi politici, piuttosto che per creare vantaggi territoriali oggettivi.
L’attuale governo sembra puntare sulle ZES e ha trasformato il Sud in una vasta area speciale. Tuttavia, in Italia, le ZES si fondano principalmente su incentivi fiscali molto limitati, che finora hanno prodotto risultati modesti.
La Regione Basilicata e il Comune di Matera stanno promuovendo la cosiddetta “ZES cultura”, presentata come la prima del genere in Italia. A La Martella dovrebbe nascere una grande “fabbrica della cultura” su sei ettari, unendo il marchio Matera con l’eredità di Adriano Olivetti.
In realtà, questa iniziativa non rispetta i principi base delle ZES. Una zona economica speciale dovrebbe attrarre investimenti produttivi in modo neutrale e oggettivo, senza limitarsi a un settore specifico.
Parlarne come “ZES cultura” è quindi contraddittorio: non ha senso applicare vantaggi selettivi solo alle imprese culturali, perché ciò rompe il principio di assenza di discrezionalità, alla base di queste zone.
Dalle informazioni disponibili, sembra più che altro un progetto urbanistico per ristrutturare La Martella. Non è chiaro quali incentivi saranno offerti alle imprese culturali, quanti operatori aderiranno e se ci sarà un collegamento con i percorsi universitari locali.
Questi interrogativi restano aperti, e solo spiegazioni convincenti da parte dei promotori potrebbero chiarire se questa iniziativa possa davvero considerarsi una vera ZES.
