Riforma dell’ordinamento giudiziario e diritto alla conoscenza: lettera aperta di Maurizio Bolognetti alla Commissione di Vigilanza Rai
Nel giorno dell’Epifania, Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani, torna a denunciare quello che definisce il comportamento censorio del servizio pubblico radiotelevisivo. Lo fa con una lunga e articolata lettera aperta indirizzata alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, presieduta dalla senatrice Barbara Floridia, con vicepresidenti Augusta Montaruli e Maria Elena Boschi. La missiva è stata inviata anche, per conoscenza, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Riportiamo di seguito la lettera aperta inviata da Maurizio Bolognetti alla “Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”. Di seguito la nota integrale.
Sen. Barbara Floridia
On. Augusta Montaruli
On. Maria Elena Boschi
“Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi
e per conoscenza
Al signor Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Alla Signora Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni
Signore e signori, Onorevoli, Senatrici e Senatori, membri della “Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”, gentile Presidente Floridia e gentili vicepresidenti Boschi e Montaruli, è davvero curioso che mi ritrovi nuovamente a scrivervi, nel giorno dell’Epifania, per sottoporre ancora una volta alla vostra attenzione il comportamento censorio della Rai. Epifania, che parola meravigliosa, vero? Una parola che, come di certo saprete, sta a significare rivelazione. Vi assicuro che senza alcuna ironia e non volendo certo mancare di rispetto ai rappresentati di un importante istituzione del nostro Parlamento, sto qui a chiedermi se oggi e proprio oggi deciderete di rispondere alle innumerevoli sollecitazioni che vi ho e vi abbiamo inviato a partire dal 15 novembre 2025. Ci sarà una “rivelazione” che mi faccia comprendere il perché di un assordante e al tempo stesso fin troppo eloquente silenzio, che si protrae ormai da 52 giorni?
Per quanto mi è dato sapere, i lavori della Commissione che rappresentate son di fatto bloccati da tempo. Non entrerò nel merito delle ragioni che hanno determinato quello che, con termine improprio, potremmo definire Black-out. Spero che vogliate consentirmi di affermare che questa “paralisi” di certo non fa emergere il necessario rispetto dell’Istituzione che siete stati chiamati a rappresentare.
Torno a chiedervi, ad iniziare dalla senatrice Floridia: cos’è che dà forza, sostanza, contenuto ad un’autentica democrazia? A mio avviso possiamo parlare di democrazia solo se c’è il necessario rispetto del diritto umano di un popolo a poter conoscere per deliberare; se non ci sono reiterati attentati contro i diritti politici del cittadino; se non c’è censura, rimozione, manipolazione.
Domanda: nella misura in cui il servizio pubblico radiotelevisivo, la nostra Rai, con estrema premura provvede a rimuovere idee, forze politiche, proposte, contenuti, possiamo affermare che onora il suo ruolo e la sua funzione? Può la Rai assomigliare in maniera sinistra alla Tv di Stato cinese? Di certo decenni di lottizzazione non hanno fatto bene al nostro servizio pubblico ed è altrettanto certo che quella stessa lottizzazione ha impedito a tanti giornalisti di fare al meglio il proprio lavoro, come avrebbero voluto.
Certo fa un po’ sorridere che, in occasione dello sciopero del 28 novembre 2025, Rainews abbia parlato di “pluralismo”. Quale pluralismo, quello dell’olio di ricino distillato nei sotterranei di Viale Mazzini e di certe redazioni?
Pensate un po’, signore e signori Commissari, nel 1989 Marco Pannella, che potrei di certo definire il mio mentore, ebbe ad inviare una lettera di dimissioni all’allora Presidente della Camera, Nilde Jotti, nella quale tra l’altro scriveva: “Signora Presidente, dovunque si volga lo sguardo il prevalere di impulsi, riflessi, violenze istituzionali e sociali di carattere inequivocabilmente fascistico mi appare tragicamente chiaro. Se manca, o sembra mancare, la violenza squadristica, con le sue vittime e i suoi assassini, è perché l’assassinio dell’immagine, della verità, della tolleranza, delle idee, delle stesse leggi e del loro fondamento morale, la Costituzione, lo si compie oggi ogni ora, in modo più completo, profondo, radicale di allora, attraverso l’opera dei mass-media (in primo luogo la RAI-TV […] La Commissione di Vigilanza sulla RAI-TV sta impegnando direttamente il Parlamento in un’opera pilatesca e farisaica di complicità omissiva con questo quadro sovversivo, di tradimento della Costituzione, di negazione della legge, della legalità, della legittimità dello scontro politico. Su questo nessun vero dibattito alla Camera, in convergenza con il sistema politico e partitocratico di stampo fascistico che si sta serrando attorno e contro gli ideali e le forze della democrazia e della legalità. Per questo presento le mie dimissioni da deputato. Quel che sta accadendo in occasione delle elezioni amministrative romane non sarebbe più tollerato nell’Est europeo, nemmeno in URSS, dove Yeltsin non sarebbe nemmeno stato conosciuto come candidato, se avesse concorso come ad elezioni italiane. Non ci sto”.
Non so voi, ma da antitotalitario quale sono e mi definisco, trovo che le parole pronunciate 37 anni fa da Marco Pannella siano oggi più attuali di quanto non lo fossero ieri. E del resto, in 37 anni le nostre democrazie son diventate sempre più “democrazie reali” e il topo de “La peste” ha eroso la delicata pianta della democrazia.
Mentre torno a scrivervi, provando ad alimentare e ad essere speranza, mi viene in mente una frase di Walter Benjamin: “Trovare parole per ciò che si ha dinanzi agli occhi: quanto può essere difficile. Ma quando esse arrivano, è come se battessero con dei piccoli colpi di martello contro la superficie del reale, sino a sbalzarne, come da una lastra di rame, la forma”.
La faccio breve e quindi torno a segnalarvi che la Rai ha impedito ai cittadini di questa Res Pubblica di poter conoscere l’opinione dell’Associazione Radicali Lucani e del suo segretario sulla riforma dell’ordinamento giudiziario voluta dal Governo, impedendo nel contempo di far sapere di un manifesto-appello firmato da numerose personalità del mondo politico e non solo politico.
Per quanto mi riguarda, trovo tutto questo inaccettabile. Come del resto, a ben vedere, è inaccettabile il reiterato killeraggio compiuto anche contro le ragioni di quella nonviolenza gandhiana che esercito da una vita. La mia è fame di verità e democrazia, di giustizia e libertà.
Negli ultimi due mesi, sommando sciopero della fame, digiuno e 37 ore di sciopero della sete, sono giunto a un totale di 44 giorni di azione nonviolenta. Il mio non è un ricatto, proprio no. È la rivendicazione del rispetto di un diritto che appartiene a noi tutti.
Con il massimo senso di responsabilità possibile, e auspicando che finalmente la Commissione di Vigilanza sui servizi radiotelevisivi e la Rai sappiano e vogliano ascoltare, con la presente vi comunico che a partire dalle ore 23.59 del 6 gennaio passerò allo sciopero della sete con la seguente modalità: ogni 72 ore di sete mi farò iniettare 500 cc di soluzione fisiologica.
Vorrei chiuderla e perdonate anche il mio citarmi addosso, evocando un brano del “Purgatorio” di Dante: “E già per li splendori antelucani, / che tanto a’ pellegrin surgon più grati, / quanto tornando albergan men lontani, / le tenebre fuggian da tutti lati, / e ‘l sonno mio con esse; ond’io leva’mi, / veggendo i gran maestri già levati”.
Buona Epifania e…Unicuique suum!
Maurizio Bolognetti,
Segretario di Radicali Lucani, già membro del Consiglio nazionale dei “Club Pannella”, già membro della Presidenza e del Consiglio generale del Prntt, già membro della Direzione Nazionale e della Giunta di RI, Iscritto all’ODG e alla FNSI
