POLITICA

Venezuela, Rodriguez a Trump: ‘Lavoriamo insieme per la pace e il dialogo’

Nel suo primo messaggio da presidente ad interim del Venezuela, dopo la cattura di Nicolás Maduro, Delcy Rodríguez ha lanciato un appello al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, invitandolo a “lavorare insieme” per costruire un rapporto fondato sulla “pace e il dialogo” piuttosto che sulla guerra.

In un discorso trasmesso tramite il suo canale Telegram ufficiale, Rodríguez ha enfatizzato il desiderio del popolo venezuelano di vivere in un clima di “rispetto e cooperazione internazionale”, sottolineando che la posizione del Venezuela, così come quella di Maduro, è sempre stata quella di cercare soluzioni pacifiche alle dispute internazionali.

“Il nostro popolo e la nostra regione meritano pace e dialogo, non guerra”, ha dichiarato Rodríguez, insistendo che il Venezuela aspira a una convivenza armoniosa e senza minacce esterne.

Il presidente ad interim ha poi invitato gli Stati Uniti a un programma di cooperazione, orientato allo sviluppo condiviso nel rispetto del diritto internazionale e a favorire una duratura convivenza comunitaria.

Tuttavia, la risposta di Trump non si è fatta attendere. Il presidente americano ha ribadito che gli Stati Uniti mantengono il controllo sulla situazione e che la politica verso il Venezuela non cambierà facilmente, nonostante l’invito al dialogo.

Trump ha anche minacciato di intraprendere un secondo attacco contro il Venezuela se le autorità di Caracas non si adegueranno alle richieste di Washington. “Se non si comporteranno come richiesto, lanceremo un secondo attacco”, ha dichiarato Trump durante un incontro con i media a bordo dell’Air Force One.

Nel contesto di queste dichiarazioni, anche altri leader regionali hanno reagito. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha respinto le accuse di Trump, che lo aveva definito narcotrafficante, affermando che queste affermazioni sono infondate e “false”.

Petro ha esortato i popoli latinoamericani a scendere in piazza per difendere la sovranità e a respingere le minacce esterne. In un messaggio su X, il presidente colombiano ha aggiunto: “I conflitti interni tra i popoli devono essere risolti dai popoli stessi in pace, non attraverso l’intervento esterno”.

Inoltre, la Groenlandia ha risposto alle insinuazioni di Trump sull’annessione della regione, accusandolo di alimentare fantasie politiche e di non rispettare la sovranità territoriale.

Il premier groenlandese Jens Frederik Nielsen ha sottolineato la disponibilità al dialogo, ma sempre nel rispetto dei diritti e delle leggi internazionali.

Il Congelamento dei Beni di Maduro: La Svizzera si Muove

In un ulteriore sviluppo legato alla crisi venezuelana, il governo svizzero ha annunciato il congelamento dei beni di Nicolás Maduro e di altre persone a lui legate.

La misura è stata adottata per evitare la fuga di capitali e contribuire a impedire che le risorse del governo deposto finissero nelle mani di altri attori.

“Con effetto immediato, tutte le proprietà appartenenti a Maduro saranno congelate”, ha dichiarato il governo svizzero in un comunicato. È importante notare che la misura non si estende agli attuali membri dell’amministrazione venezuelana.

Trump Valuta la Riapertura dell’Ambasciata Usa a Caracas

Secondo fonti dell’agenzia di stampa EFE, Donald Trump starebbe valutando la possibilità di riaprire l’ambasciata statunitense a Caracas, una mossa che potrebbe segnare una svolta nei rapporti tra i due Paesi. Tuttavia, non sono stati forniti dettagli concreti sulla tempistica o sulle condizioni che potrebbero portare a una simile decisione.

Le Preoccupazioni Internazionali e la Posizione dell’Europa

Mentre gli Stati Uniti si preparano a prendere nuove misure nei confronti del Venezuela, anche l’Unione Europea e alcuni Paesi latinoamericani hanno espresso preoccupazione per l’escalation della crisi.

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato che la situazione in Venezuela dovrebbe essere risolta esclusivamente attraverso il dialogo e il rispetto della volontà del popolo venezuelano, senza ingerenze esterne.

A sostegno di questa posizione, i governi di Brasile, Cile, Colombia, Uruguay e Messico hanno firmato una dichiarazione congiunta, esprimendo preoccupazione per le azioni unilaterali che potrebbero violare il diritto internazionale.

In questo scenario di alta tensione geopolitica, i leader internazionali sembrano divisi sul modo di affrontare la crisi in Venezuela. Mentre alcuni invocano il rispetto della sovranità e della pace, altri considerano legittimo l’intervento esterno per proteggere gli interessi economici e politici.

Le Parole di Viktor Orbán: Un Nuovo Ordine Mondiale?

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha interpretato l’azione degli Stati Uniti in Venezuela come una manifestazione del “nuovo ordine mondiale”, suggerendo che il controllo delle riserve petrolifere del Paese potrebbe influire sul mercato energetico globale.

Orbán ha dichiarato che “l’era dell’ordine mondiale liberale è finita” e che siamo entrati in un’epoca in cui le nazioni, come il Venezuela e gli Stati Uniti, avranno un ruolo sempre più importante nella definizione della geopolitica globale.

Con il futuro del Venezuela appeso a un filo e con le tensioni tra le grandi potenze in aumento, il mondo guarda con attenzione ai prossimi sviluppi, mentre le sorti del Paese sudamericano continuano a essere al centro di uno scontro diplomatico senza precedenti.

ANSA

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