CRONACA

Foreste regionali e crediti di carbonio: Angela Cestari (Ser-Gruppo Cestari), un primo passo avanti

“L’avvio delle procedure per l’iscrizione delle Foreste regionali della Basilicata al Registro Nazionale dei Crediti di Carbonio Volontario è un primo passo avanti per superare il gap esistente nel nostro Paese: solo il 7% dei crediti acquistati dalle aziende italiane è generato sul territorio nazionale, mentre il restante 93% proviene da progetti esteri, soprattutto in paesi in via di sviluppo”.

Così Angela Cestari, ceo Ser (Strategic Energy Resources -Gruppo Cestari), ricordando che la società è attiva in diversi Paesi africani per  strutturare progetti per la certificazione dei crediti di carbonio, come accade nella Contea del Kenia che prende il nome dal fiume Thana  dove la scorsa estate è stato sottoscritto un Memorandum quadro di assistenza, progettazione e attuazione di progetti innovativi e di sviluppo.

I  progetti proposti  -precisa – sono sostenibili dal punto di vista ambientale, socialmente inclusivi e potenzialmente idonei a ottenere crediti di carbonio certificati a livello internazionale. Guardando le aree geografiche dei progetti, sono cresciuti i ritiri di crediti generati da progetti sviluppati in Africa (+28,5 milioni), mentre sono risultati in calo quelli derivanti da progetti in Asia (-6 milioni) e in Sud America (-7 milioni).

Per essere validi, i crediti – sottolinea la ceo Ser – devono rispettare criteri rigorosi e per questo le riduzioni delle emissioni dei progetti devono essere reali, misurabili, permanenti e addizionali, cioè non dovute a obblighi normativi e non realizzabili senza il finanziamento derivante dalla vendita dei crediti. Per generare crediti di carbonio, i progetti devono essere certificati e verificati periodicamente.

A livello internazionale, la COP30 di Belém – a cui ha partecipato attivamente il Gruppo Cestari – ha inaugurato un cambio di passo con il Belém Package, 29 decisioni che puntano a rendere operativi gli impegni climatici degli ultimi anni.

Il pacchetto prevede il triplicamento dei finanziamenti per l’adattamento entro il 2035, il lancio del Global Implementation Accelerator per accelerare l’attuazione delle politiche climatiche, e l’avvio della Belém Mission to 1.5°C, con l’obiettivo dichiarato di riportare il mondo su una traiettoria compatibile con il limite di 1,5°C. Parallelamente, alla COP30 sono arrivati aggiornamenti sull’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, il meccanismo che regola la governance globale dei crediti di carbonio.

Il Supervisory Body delle Nazioni Unite (l’organo incaricato di definire le regole operative) ha esteso fino a giugno 2026 il passaggio dal vecchio sistema CDM, nato con il protocollo di Kyoto, al nuovo PACM , previsto dall’Accordo di Parigi.

Per le aziende, il ricorso a crediti di carbonio di qualità – sottolinea ancora Angela Cestari – rappresenta un elemento sempre più strategico dal punto di vista reputazionale e commerciale, quando inserito all’interno di una traiettoria credibile di riduzione delle emissioni.

Le imprese che dimostrano impegni climatici credibili risultano più attrattive per investitori e partner, più competitive nell’accesso a gare e bandi e capaci di rafforzare la fiducia dei consumatori, sempre più attenti alla coerenza tra dichiarazioni e azioni ambientali.

Sul piano operativo, l’integrazione di crediti certificati all’interno della strategia climatica aziendale contribuisce a strutturare una governance più solida.

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