“Basilicata, Nastri (FdI) risponde a Lacorazza: ‘I fatti contraddicono la propaganda’”

In Basilicata, dove la programmazione e il rispetto delle scadenze sono sempre stati una sfida, parlare di “ordinario” è un concetto che difficilmente si applica.
Negli ultimi anni, la regione non ha mai potuto vantare una visione strategica chiara e strutturata. Ma l’attuale realtà è ben diversa da questa narrazione, che sembra più una comoda giustificazione che una lettura corretta dei fatti.
Il Piano Sanitario Regionale, infatti, è stato elaborato in un anno grazie alla collaborazione con gruppi altamente specializzati come l’Università Cattolica ed EY, e si trova ora in fase di approvazione da parte della Giunta regionale.
Questo Piano rappresenta un passo fondamentale per colmare un vuoto che perdurava da dodici anni, durante i quali la Basilicata era priva di uno strumento cruciale per la programmazione sanitaria.
Affermare che siamo di fronte a improvvisazione o ritardi è del tutto fuori luogo. Per la prima volta in oltre un decennio, la Regione si dota di un piano organico, costruito con competenze qualificate, che non si limita a slogan vuoti, ma che è in grado di fare ordine tra sanità territoriale, ospedaliera, convenzionata e integrazione socio-sanitaria.
Le Case e gli Ospedali di Comunità non sono solo proposte su carta o occasioni per tagli di nastri, ma rientrano in una strategia concreta, che segue il cronoprogramma nazionale e regionale del PNRR, come dimostrano i report ufficiali.
Non c’è alcun ritardo, e nessuna risorsa viene persa. In una regione che in passato ha perso tempo e occasioni, questo segna già un cambiamento significativo.
I problemi di mobilità passiva, rinuncia alle cure e carenza di personale non sono novità: sono il risultato di anni di mancanza di programmazione. Oggi, invece, stiamo intervenendo su questi nodi critici, rafforzando la sanità territoriale, avviando piani assunzionali e costruendo finalmente una strategia a lungo termine.
Anche sulla sanità convenzionata, le soluzioni non si trovano attraverso polemiche mediatiche, ma attraverso il confronto diretto, che tiene conto dei diritti dei cittadini, della sostenibilità del sistema e della qualità delle prestazioni. Alimentare conflitti non fa altro che danneggiare i cittadini.
La differenza è evidente: prima c’erano dodici anni di vuoto, ora c’è un Piano, una direzione chiara e una forte assunzione di responsabilità.
