Riforma ordinamento giudiziario e diritto alla conoscenza, Bolognetti: dalle 23.59 tornerò allo sciopero della sete
Dal 6 gennaio, alle ore 23.59, Maurizio Bolognetti tornerà allo sciopero della sete. Una scelta estrema ma coerente con una lunga storia di azioni nonviolente, che si inserisce nella battaglia per la riforma dell’ordinamento giudiziario e, soprattutto, per la difesa del diritto umano alla conoscenza, considerato dallo stesso Bolognetti fondamento irrinunciabile della democrazia
Segretario di Radicali Lucani, giornalista iscritto all’Ordine e alla FNSI, già dirigente del Partito Radicale e dei Club Pannella, Bolognetti non nasconde il carattere politico e culturale della sua iniziativa. «Difendere lo Stato di diritto non basta – sostiene – se non lo si qualifica come democratico». Un monito che richiama il rischio, sempre presente, di sistemi formalmente legali ma sostanzialmente autoritari, nei quali il diritto diventa strumento del potere anziché garanzia dei cittadini.
Nel suo appello, il riferimento a La fattoria degli animali di George Orwell non è casuale. L’erosione silenziosa dei diritti, la manipolazione delle regole e la progressiva riscrittura dei “comandamenti” diventano la metafora di una democrazia che si svuota dall’interno. «Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni sono più eguali di altri»: una frase che, secondo Bolognetti, descrive con inquietante precisione le derive contemporanee quando viene meno la trasparenza e il diritto dei cittadini a conoscere.
La nuova fase di protesta avviene dopo la ripresa, lo scorso 25 dicembre, dello sciopero della fame. Da gennaio, l’azione si irrigidirà ulteriormente: l’alimentazione sarà limitata a una flebo di soluzione fisiologica da 500 cc ogni 72 ore. Una scelta che rientra nella tradizione del Satyagraha, la resistenza nonviolenta teorizzata da Gandhi, più volte richiamata dal mondo radicale come strumento di pressione morale e politica.
Ma non è tutto. Bolognetti annuncia anche una nuova iniziativa di disobbedienza civile, i cui dettagli saranno resi noti nei prossimi giorni. Un segnale chiaro: la protesta non si esaurisce nel gesto simbolico, ma punta a mantenere alta l’attenzione pubblica su temi che spesso restano ai margini del dibattito mediatico.
«Non molliamo», ripete Bolognetti. Un’esortazione che va oltre la sua vicenda personale e chiama in causa l’opinione pubblica, la politica e l’informazione. Perché, come ricorda, nulla è davvero acquisito se non si è disposti a difenderlo. Nemmeno la democrazia.
