Senise: Un Presepe per Gaza: la Natività che parla di pace e speranza

Nel cuore di Senise, tra vie silenziose e antiche mura di pietra, e di una fontana storica, è apparso un presepe diverso da tutti gli altri. Niente luci scintillanti, niente figure dorate o scenografie elaborate.
Solo materiali di recupero: legno grezzo, cartoni e, al centro, una cassetta di plastica nera che accoglie un bambino avvolto in una coperta. È il “Presepe per i bambini di Gaza”, un’opera che trasforma la tradizione natalizia in un messaggio di denuncia e speranza.
La scena è potente: la capanna è fatta di assi disordinate, come un rifugio improvvisato, simile a quelli che oggi proteggono — troppo spesso invano — i bambini nelle zone di guerra.
Il Bambin Gesù, rappresentato da una bambola, non giace in una mangiatoia di paglia, ma in una cassetta di plastica, simbolo di precarietà e povertà. Attorno, foglie d’ulivo e frammenti di vita quotidiana — scarpe, fogli, giochi spezzati — parlano di fragilità, ma anche di resistenza.
Questo presepe non vuole solo commuovere, ma far riflettere. È un grido silenzioso contro la guerra, un invito a guardare oltre le festività e ricordare chi, in questo stesso momento, vive sotto le bombe.
Gli autori — un gruppo di volontari e artisti locali — hanno dedicato la loro creazione ai bambini di Gaza, vittime innocenti di un conflitto che continua a strappare vite e sogni.
In un tempo in cui il Natale rischia di ridursi a luci e consumi, questo presepe riporta l’attenzione al suo significato più autentico: la nascita della speranza in mezzo al dolore. Il Bambino di Gaza diventa simbolo di tutti i bambini del mondo che chiedono pace, protezione e futuro.
Chi si ferma davanti a questa scena non può restare indifferente. Ogni dettaglio — la semplicità dei materiali, la povertà della scena, la forza del messaggio — invita a un momento di silenzio e consapevolezza. Non decora, ma interroga. Non celebra, ma ricorda.
In un mondo ferito, questo piccolo presepe diventa un gesto di resistenza e di amore. Un segno che, anche tra le macerie, la vita continua a nascere. E che la pace, come il Natale, può ancora trovare spazio nei cuori di chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte.







