Una poltrona per troppi: quando la politica smette di decidere

In Basilicata la politica rischia di inciampare su se stessa. La successione a Vito Bardi, che dovrebbe essere un normale passaggio di testimone all’interno del centrodestra, si è trasformata in una competizione confusa, sovraccarica di tatticismi e povera di coraggio. Una vera e propria “poltrona per troppi”, dove ciascuno ambisce, nessuno sceglie e tutti temono di perdere peso più che di perdere le elezioni.
La Lega lo ha capito prima degli altri. Ha compreso che la forza, in questi momenti, è nella compattezza. E infatti si è rapidamente stretta attorno a Pepe, una candidatura prudente, certo, ma chiara. Fratelli d’Italia, invece, appare intrappolato in una guerra domestica che ricorda più le riunioni condominiali che una strategia di governo.
Rosa non vuole correre, Caiata neppure, almeno stando alle dichiarazioni. E allora la domanda è inevitabile: se i nomi più forti non hanno alcuna voglia di candidarsi, che senso ha continuare a brandirli come armi interne?
Il paradosso è che, mentre a Roma si predica unità, in Basilicata il partito della Meloni litiga con se stesso, mette veti, alza muri e rischia di percepirsi più come un ring che come una comunità politica. Così facendo non solo indebolisce se stesso, ma mette a rischio l’intera coalizione: perché se il centrodestra si presenta diviso, il centrosinistra — più organizzato del previsto — non ha alcuna intenzione di farsi sfuggire l’occasione.
È in questo caos che spunta una possibilità diversa: Fazzari, dirigente regionale, figura istituzionale, non divisiva. Una scelta che, oltre a riportare l’ordine nell’accampamento meloniano, avrebbe anche un valore simbolico: la prima donna alla guida della Basilicata. Un segnale forte, innovativo, capace di parlare a un elettorato che spesso reclama un cambio di passo più che un nuovo duello fra personalismi.
La politica lucana sembra aver dimenticato che decidere non è un atto tecnico, ma un gesto di responsabilità. Non si governa vivendo di rinvii, di “forse”, di sussurri nei corridoi. Servono scelte nette, volti credibili, idee riconoscibili. Invece si continua a navigare a vista, come se il tempo fosse infinito e l’elettorato eternamente paziente.
Nel frattempo, Salvatore Caiata si schiera con forza a difesa del ministro Crosetto, un gesto che rivela più di quanto non sembri: la volontà di restare dentro la linea nazionale, anche in un momento in cui localmente il suo nome crea divisioni. È un modo per dire “ci sono”, qualunque sia il futuro della partita lucana.
Ma qualcuno, prima o poi, dovrà prendersi la responsabilità di dire “tocca a lei” o “tocca a lui”. Perché il vero rischio non è scegliere male — è non scegliere affatto. Il centrodestra ha una sola strada per non trasformare la Basilicata in un’altra occasione mancata: ritrovare la capacità di decidere, e farlo presto.
L’unità non nasce dalle alchimie né dalle tattiche, nasce dalla chiarezza. E oggi la chiarezza, per il centrodestra lucano, è il bene più raro.
