POLITICA

Dissesto idrogeologico, Bolognetti: stragi dimenticate nel Paese delle eterne emergenze

Dal 1900 ad oggi il nostro paese, un paese senza memoria e senza governo reale del territorio, ha fatto registrare oltre 13.000 morti a causa di frane, inondazioni e alluvioni.

Se è pur vero che, come afferma la Protezione civile, ci sono “fattori naturali che predispongono il nostro territorio” al dissesto idrogeologico“, è altrettanto vero che Il rischio idrogeologico “è fortemente condizionato anche dall’azione dell’uomo“.

Tradotto: il dissesto idrogeologico è anche figlio del dissesto ideologico. I morti continuano a parlarci, ma noi continuiamo a non ascoltare le loro voci.

Verrebbe da chiedersi, per esempio, quanti sono i sindaci e non solo che curano adeguatamente la rete fognaria, le vie di fuga dell’acqua o che immaginano soluzioni che ricalchino esperienze cinesi.

I morti continuano a parlarci, ma noi continuiamo a non ascoltare le loro voci. Ci parlano le vittime delle criminali decisioni prese nella vicenda Vajont; ci parlano i disabili e i volontari Unitalsi morti del camping “Le Giare” di Soverato, ubicato, manco a dirlo, nell’alveo del torrente Beltrano. Voci senza voce, perse nel tempo e nello spazio. Le voci di chi si è fidato di coloro che hanno preteso di vestire i panni di Dio, giocando con i cosiddetti “Tempi di ritorno”.

Cosa sono i Tempi di Ritorno? Come viene ottimamente spiegato su siti di settore: “I tempi di ritorno non indicano […] quanto tempo impiegherà a ripetersi” un evento; essi sono “un indicatore statistico della probabilità che un evento di una certa intensità si verifichi in un dato anno”. Va da sé, che proprio per questo, un rischio alluvione TRM 50 o 100 non significa necessariamente che un’alluvione si verifichi ogni 50 o 100 anni, ma potrebbero esserci più alluvioni nei periodi citati.

Conclusioni? Non ne trovo di migliori delle considerazioni fatte dal Viceré Filippo IV un anno dopo l’eruzione sub-pliniana del Vesuvio, verificatasi nel 1631: “O posteri, posteri! […] Ecco che scoppia e vomita di fuoco un fiume che vien giù precipitando, e sbarra la fuga a chi s’attarda. Se ti coglie, è finita: sei morto. Disprezzato oppresse gli incauti e gli avidi, cui la casa e le suppellettili furono più care della vita. Ma tu, se hai senno, di un marmo che ti parla odi la voce: non ti curar dei lari; senza indugi fuggi”.

Temo che la prudenza invocata dal Viceré in un’epigrafe affissa in quel di Portici non sia stata ascoltata. Non a caso, oggi, oltre 800.000 persone vivono alle pendici di un vulcano attivo e nell’area di un super-vulcano (Campi Flegrei).

Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani, già membro del Consiglio Nazionale dei “Club Pannella” e iscritto ODG Basilicata

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