COMUNICATI STAMPA

Rinnovabili: La Basilicata (con 183 pratiche per 21,8 GW) è la terza regione italiana per progetti di “accumulo energetico

La Basilicata (con 183 pratiche per 21,8 GW) è la terza regione italiana per progetti di “accumulo energetico stand-alone”, i sistemi a batterie elettrochimiche, su scala industriale, che possono assorbire l’energia elettrica prodotta dagli impianti rinnovabili nei momenti di picco ed immetterla nella rete nei momenti di bisogno (ad esempio di notte quando gli impianti fotovoltaici non funzionano), contribuendo a bilanciare il sistema elettrico nazionale.  A riferirlo Marisol Cestari (Gruppo Cestari) e legale rappresentante della CER Moliterno “Energia del Sole” commentando i dati di TERNA che vedono sempre il Sud più attivo: dopo la Puglia troviamo la Sicilia (con 454 pratiche per 4,5 GW), la Campania (161 e 14,7 GW).  In Italia, complessivamente, Terna ha ricevuto finora 3.689 richieste di connessione di sistemi di accumulo, per 313,7 GW. Di questi, i progetti stand-alone stanno dietro a 2.546 richieste di connessione, per 277,2 GW. Secondo i dati Terna aggiornati al 31 luglio, ad oggi il nostro Paese conta 11,3 GW di sistemi di accumulo, di cui 5,1 sono batterie integrate a impianti rinnovabili, 4,3 sono pompaggi e solo 1,8 sono batterie stand-alone. Gli impianti stand-alone sono quelli che in questi mesi stanno registrando la maggiore accelerazione in termini di autorizzazioni, anche sulla spinta di uno strumento disposto da Terna che remunera la capacità di accumulo messa a disposizione dagli operatori: il MACSE (mercato a termine degli stoccaggi), la cui prima asta è attesa per il 30 settembre e premierà impianti soprattutto al Sud e nelle isole.  Una partita cruciale non solo per la sicurezza della rete, ma – evidenzia Marisol Cestari – per l’intera indipendenza energetica del Paese.

Per il Gruppo Cestari c’è  la conferma del ruolo strategico delle rinnovabili anche in Basilicata e al Sud dove la costruzione e la gestione di impianti solari, eolici e di stoccaggio stanno favorendo lo sviluppo economico delle comunità locali: ogni gigawatt di capacità rinnovabile installata crea fino a 10.000 posti di lavoro, distribuiti tra progettazione, costruzione e manutenzione. L’altro beneficio diretto è la riduzione della dipendenza energetica. L’aumento della produzione locale di energia rinnovabile riduce significativamente la dipendenza dell’Italia dai combustibili fossili importati. Questo non solo migliora la sicurezza energetica del paese, ma contribuisce anche a stabilizzare i prezzi dell’energia, offrendo vantaggi diretti a cittadini e imprese. Inoltre, la capacità di esportare energia pulita rafforza la posizione strategica dell’Italia nel panorama europeo. Nonostante la produzione da fonti rinnovabili in Italia sia aumentata di 4 punti percentuali nel 2024 – conclude Cestari –  la strada per centrare i target 2030 resta comunque in salita anche nelle regioni meridionali che sono quelle più dinamiche e coinvolte nei progetti CER.

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