
L’Eurovision 2023 si è trasformato in una sfida serrata fino all’ultimo voto, con la Finlandia che ha conquistato il pubblico europeo grazie all’energia travolgente di Käärijä e della sua Cha Cha Cha, arrivando seconda al televoto e infiammando l’arena di Liverpool.
A riportare il concorso musicale in Scandinavia è stata però Loreen, che ha ottenuto la sua seconda vittoria all’Eurovision con Tattoo, brano considerato favorito già nei giorni precedenti alla finale.
Sul podio anche Israele, rappresentato da Noa Kirel con Unicorn, mentre Marco Mengoni ha chiuso la competizione al quarto posto, confermandosi comunque tra i protagonisti assoluti della serata.
L’artista italiano ha emozionato il pubblico della Liverpool Arena con una performance intensa di Due Vite, il pezzo vincitore del Festival di Sanremo, ottenendo inoltre il prestigioso Marcel Bezençon Composer Award, premio assegnato dagli autori dei brani in gara alla miglior composizione.
Mengoni ha scelto anche di lanciare un messaggio di inclusione portando sul palco la bandiera Progress Pride, reinterpretazione della storica Rainbow Flag ideata dal graphic designer Daniel Quasar. Il simbolo aggiunge nuove tonalità — bianco, rosa, azzurro, marrone e nero — per rappresentare la comunità transgender, le persone di colore, i malati di HIV e coloro che hanno combattuto per i diritti civili.
La finale si è aperta con un forte omaggio all’Ucraina, vincitrice dell’edizione precedente grazie alla Kalush Orchestra. A causa del conflitto ancora in corso, il Paese non ha potuto ospitare la manifestazione, trasferita così a Liverpool in segno di solidarietà.
In un ideale ponte tra Kiev e il Regno Unito, la Kalush Orchestra ha inaugurato lo show con Stefania, accompagnata da un filmato speciale con artisti britannici come Andrew Lloyd Webber e Joss Stone. Tra i momenti più sorprendenti anche l’apparizione della principessa del Galles Kate Middleton al pianoforte.
Numerosi i messaggi contro la guerra e a sostegno dell’Ucraina durante la serata. La Repubblica Ceca, con il gruppo Vesna e il brano My Sister’s Crown, ha portato sul palco un manifesto femminista e umanitario cantato anche in lingua ucraina. I croati Let 3 hanno invece scelto la provocazione e la satira contro le dittature, esibendosi con costumi eccentrici e scenografie volutamente sopra le righe.
Non sono mancati gli elementi spettacolari che da sempre caratterizzano l’Eurovision: scenografie appariscenti, paillettes, performance teatrali e momenti di puro intrattenimento.
Grande spazio anche all’omaggio musicale dedicato a Liverpool con il “Liverpool Songbook”, segmento celebrativo durante il quale diversi artisti delle passate edizioni hanno reinterpretato i grandi classici della città inglese.
Tra loro anche Mahmood, accolto con entusiasmo dal pubblico mentre proponeva una personale versione di Imagine di John Lennon. Per il cantante si è trattato della terza presenza legata all’Eurovision dopo il secondo posto conquistato a Tel Aviv con Soldi e la partecipazione a Torino insieme a Blanco con Brividi. Mahmood è inoltre diventato il primo artista italiano invitato come ospite internazionale fuori concorso in un’edizione ospitata all’estero.