MUSICA

Virus cinese: nuovo caso sospetto, ora è a Parma

Dopo quello poi risultato negativo ieri a Bari. In Cina il bilancio sale a 26 morti e 897 contagi. Stop ai trasporti in 13 città, blindati 41 milioni di cittadini.

Presunto caso di nuovo coronavirus a Parma su una donna italiana di mezza età di ritorno da Wuhan.

La paziente, ricoverata nel reparto di malattie infettive dell’ospedale Maggiore, è comunque in buone condizioni di salute.

Rientrata qualche giorno fa dalla località cinese epicentro della diffusione del virus, ha accusato lievi sintomi di infezione alle vie respiratorie e, su consiglio del suo medico di base, si è presentata al pronto soccorso del Maggiore. Il caso, sottolinea l’Ausl di Parma, è solo sospetto.

Le aziende sanitarie locali hanno attivato tutte le procedure previste dal ministero della Salute e dalle Autorità regionali.

Considerando la sua anamnesi, la paziente parmense si trova in isolamento respiratorio prudenziale. “Già oggi però – sottolinea Carlo Calzetti, infettivologo del Maggiore – ha sfebbrato ed è in miglioramento. Non risultano altre persone che abbiano al momento sintomi analoghi”.

La donna avrebbe fatto parte a Wuhan del tour dello stesso gruppo di artisti della paziente ricoverata a Bari, ovvero il primo caso sospetto emerso ieri in Italia: ma già oggi il test per verificare se la paziente fosse stata effettivamente contagiata dal coronavirus cinese è risultato negativo.

La conferma è arrivata da Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’istituto Spallanzani di Roma. La donna seguirà comunque nei prossimi giorni le procedure previste di ulteriori controlli.

In Cina, nel frattempo, sono saliti ad 897 i casi accertati di contagio del nuovo coronavirus nCOV-2019, mentre i morti si sono attestati a quota 26: è l’ultimo bollettino aggiornato alle 22 locali (le 15 in Italia), diffuso dai media cinesi. Tra le quasi 40 province, regioni e municipalità speciali che compongono amministrativamente il Paese, solo il Tibet risulta ancora privo di casi.

Tredici, intanto, le città dov’è stato imposto lo stop ai trasporti pubblici: Xianning, Xiaogan, Enshi, Zhijiang, Jingzhou, Huangshi, Qianjiang, Xiantao, Chibi, Ezhou, Huanggang e Lichuan, oltre alla città epicentro dell’epidemia, Wuhan, nella provincia dell’Hubei, portando così ad oltre 41 milioni il numero di cittadini coinvolti dalle misure per contrastare l’emergenza. In molte città è stata disposta anche la chiusura di luoghi aperti al pubblico come teatri o locali.

Chiusi, ad esempio, i ristoranti McDonald a Wuhan, Ezhou, Huanggang, Qianjiang e Xiantao. Così come, a partire da domani, ha deciso di chiudere temporaneamente i battenti Disneyland Shanghai.

Anche a Pechino la forte preoccupazione per la diffusione dell’epidemia ha indotto le Autorità ad adottare misure drastiche: la Città proibita è stata chiusa e tutti i festeggiamenti per il Capodanno cinese annullati. Stop alle celebrazioni anche nella regione semi-autonoma di Macao. Interdette, infine, alcune sezioni della Grande Muraglia.

L’italiano a Wuhan: bloccato qui, città spettrale

Tra i milioni di cittadini isolati, ci sono anche una ventina di italiani, tra residenti, studenti e turisti, che si trovano a Wuhan. Tra loro, Lorenzo Di Berardino, studente abruzzese rimasto bloccato dentro un campus universitario, che racconta all’Ansa di una città spettrale, letteralmente deserta.

I casi nel resto del mondo

Inevitabilmente, si aggiorna di ora in ora il numero di casi sospetti o accertati nel resto del mondo. Dopo quelli ieri in Francia, Scozia, Irlanda e Stati Uniti, si è passati oggi al secondo sospetto in Francia, a Bordeaux, ed al quinto sospetto in Messico. Mentre negli Usa si è passati a due casi accertati con una donna di Chicago rientrata da Wuhan.

 

L’origine del nuovo virus

Il virus 2019-nCoV è arrivato all’uomo dai serpenti: sarebbero questi gli animali nei quali il virus, trasmesso dai pipistrelli, si sarebbe ricombinato e poi passato all’uomo. Lo indica l’analisi genetica pubblicata sul Journal of Medical Virology da Wei Ji, Wei Wang, Xiaofang Zhao, Junjie Zai, e Xingguang Li, delle università di Pechino e Guangxi. La ricerca è stata condotta su campioni del virus provenienti da diverse località della Cina e da diverse specie ospiti.

Come già accaduto con l’aviaria e la Sars, anche questa volta l’indice è puntato sui mercati di animali vivi, molto comuni in Cina dove, accanto agli animali allevati, si vendono animali selvatici come, appunto, serpenti e pipistrelli. E ora è quindi chiaro che il 2019-nCoV è un mix di un coronavirus proveniente dai pipistrelli e di un altro che arriva dai serpenti e che da questi ultimi sarebbe passato agli esseri umani, adattandosi al nuovo ospite e acquisendo la capacità di trasmettersi da uomo a uomo.

I consigli ai viaggiatori

In 3 mesi il test di un vaccino

Sono almeno cinque i team internazionali coinvolti nell’impresa di mettere a punto un vaccino contro il nuovo virus cinese, con l’obiettivo di ottenere il prima possibile quello che normalmente richiede almeno due o tre anni di lavoro. I primi test sull’uomo potrebbero arrivare in tempi record, “meno di tre mesi, a fronte dei 20 del vaccino sperimentale per la Sars”. A dirlo è uno dei massimi esperti di immunologia, Anthony S. Fauci, direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive (Niaid) del National Institutes of Health, l’agenzia del governo degli Stati Uniti responsabile della ricerca e della salute pubblica.

“I progressi della tecnologia collegati alla Sars hanno notevolmente compresso i tempi per il suo sviluppo”, scrive Fauci nel suo ultimo saggio pubblicato sulla rivista scientifica Jama. Nel testo si sottolinea come gli attuali studi stiano sviluppando antivirali e test diagnostici per rilevare rapidamente l’infezione partita da Wuhan. E, soprattutto, come stiano adattando gli approcci utilizzati con la Sars, per lo sviluppo di vaccini candidati. La ricerca vede impegnate equipe di esperti del National Institutes of Health, dell’Università del Queensland, in Australia, e delle aziende statunitensi Moderna Therapeutics e Inovio Pharmaceuticals. Ognuno dei team principali verificherà un approccio diverso allo sviluppo del vaccino, mentre a finanziare gli studi è la Coalizione per la preparazione alle epidemie e l’innovazione (Cepi).

In un’iniziativa indipendente, anche Novavax, che ha già lavorato sulla Sars, si è messa al lavoro per studiare un’immunizzazione contro il coronavirus cinese. Così come ha dichiarato di essere intenzionata a fare anche l’Agenzia federale russa per la tutela dei consumatori e della salute. Per ora, il primo beneficio lo hanno avuto le aziende coinvolte, che hanno visto salire con percentuali a due cifre le loro quotazioni in Borsa.

L’Oms per ora non dichiara emergenza internazionale

Ieri l’Organizzazione mondiale della sanità non ha inteso dichiarare, per il momento, l’emergenza internazionale sulla diffusione del virus 2019-nCoV. Il comitato dell’Oms ha detto che “è troppo presto” per dichiarare un’emergenza di salute pubblica di livello internazionale perché sono ancora pochi i casi confermati al di fuori della Cina e perché, sempre all’estero, non risultano trasmissioni da uomo a uomo.

ANSA

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