MUSICA

Esce il 27 novembre, in esclusiva su Rolling Stone, WHELH secondo singolo degli XHU.

Il 22 maggio è stato pubblicato Nheven, il primo singolo degli XHU. La critica è il pubblico hanno accolto da subito con curiosità il progetto. A inizio autunno sono state pubblicate le prime date di un tour che attraverserà quasi tutta la penisola fino alla prossima primavera. Ad agosto Nheven è stato utilizzato come colonna sonora per il video backstage del numero di settembre di Style Magazine con protagonisti Tommaso Paradiso (Thegiornalisti), Giacomo Ferrara (Suburra) e Airton Cozzolino (http://style.corriere.it/video/video-backstage-cover-story-di-settembre/ )

Il 27 novembre esce Whelh, il secondo singolo firmato XHU. La suggestione del brano è quella di un sasso lanciato nell’acqua. O meglio dell’osservare il moto del sasso lanciato nell’acqua, la traiettoria veloce, la superfice liquida che si sfalda. Nel preciso istante in cui il sasso squarcia l’acqua inizia la sua caduta verso il basso, il suo percorso invisibile e lento verso il fondale. Due opposti momenti di un unico sforzo. Whelh racconta di quel secondo tratto. Del rallentato percorso dopo l’impatto.

Per rispettare e aderire alla suggestione liquida iniziale, nella produzione del brano sono stati sperimentati diversi approcci alla registrazione del suono. Molte delle tracce di percussioni a sostegno del corpo ritmico si sono ottenute percuotendo le parti meccaniche di un pianoforte; tutti i timbri ottenuti sono stati filtrati e riverberati in diverse condizioni ambientali. Gong e campane tibetane sono stati suonati colpendoli direttamente in secchi d’acqua. Il suono estendendosi nell’ambiente liquido ha altre modalità di propagazione e un diverso campionario di frequenze; sono state catturate quelle e sono quelle le sonorità che caratterizzano il brano. I suoni di pad, tutti, sono ottenuti sommando diversi altezze di un unico timbro, quello del Theremin; Il suono risultante elaborato attraverso svariati filtri digitali si è arricchito di sfumature trascendentali.

Anche in questo brano sono cantati fonemi in lingua Xhu. Le parole contenute all’interno del testo sono onda, cerchio, acqua, fluido, mare, universo, balena, anfibio, pesce, sirene; ci sono aggettivi come bagnato, lento, muto, umido; verbi come sciogliere, vibrare, rallentare; avverbi come lentamente. Il tentativo è quello di evocare questi significanti in chi ascolta e costringere l’ascoltatore a dirottare verso paesaggi liquidi e anfibi. Whelh racconta della lentezza, della reiterazione, del sostare di fronte alle cose nuove, dell’osservare anziché guardare, del sentire anziché ascoltare.
Whelh, come la maggior parte della produzione XHU è un modo diverso di percepire le cose, lasciandosi travolgere.

La caratteristica principale ed esclusiva del progetto è sicuramente la forma comunicativa. La band canta in una lingua di fonemi, la lingua Xhu, da cui prende il nome, nata inizialmente come codice solo visivo ma con il tempo sviluppato in fonemi a metà tra il simbolico e il sonoro.
Una lingua concepita partendo dal gusto pittorico e non dal rigore logico di un linguista, curata nel visivo e che continua a svilupparsi su questo intento, tra significato, senso e suono. Lo Xhu è una scrittura basata su crittogrammi e ideogrammi, con corrispondenti fonemi per ogni segno e simbolo. Questo permette oggi di scrivere a parlare in lingua Xhu. Sul sito della band è possibile trovare una vera e propria grammatica di questo codice primitivo(https://goo.gl/g55stt ).
Dal punto di vista sonoro i fonemi permettono di fondere lo strumento vocale con quello musicale per dare vita ad un’unica pasta sonora ed emotiva. Il risultato è un sound fortemente evocativo.
Se dovessimo definire in un unico genere quello che gli XHU fanno e che veicolano in questo primo singolo, potremmo sicuramente definirlo new wor(l)d. Dove convive un legame forte con la world music e l’intento di dare vita ad un nuovo linguaggio.

IL PROGETTO LIVE
XHU è un progetto modulare di ricerca sonora con l’intento di proporre una visione alternativa della musica; un laboratorio in cui sperimentare nuove soluzioni ritmiche e sonore, attraverso un linguaggio inedito e rivoluzionario.
Uno spazio nato dalla necessità di Alessandro Capasso di fondere in uno spazio preciso la produzione artistica fluita all’interno delle Lab sessions, format audio-visivo curato e prodotto dal Collettivo Cerchi, fondato dallo stesso Alessandro nel 2014; Il Collettivo è un’officina di ricerca creativa di più arti, in cui la musica fa da mastice/collante universale. XHU è anche un codice espressivo, in origine solo visivo, ma che con il tempo e la ricerca si è evoluto fino a diventare fonetico, quindi trasmissibile oralmente. Un nuovo idioma generato da grafemi prima inesistenti, una scrittura primitiva con una propria grammatica coerente e un corrispondente apparato fonetico. Ogni testo viene composto e cantato in lingua Xhu, da cui l’apparato musicale prende, appunto, il nome.

​L’esclusività del progetto e la sua innovazione sta proprio nella forma espressiva utilizzata. Alessandro Capasso ha dato vita ad una vera e propria grammatica, un linguaggio, una forma di comunicazione rivoluzionaria. In principio nata come l’esperimento di un bambino per nascondere agli altri i propri pensieri, anche se lasciati sotto gli occhi di tutti, divenuta poi un sistema comunicativo più complesso. Dopo anni di lavoro su crittogrammi e ideogrammi si è arrivati ad una maturazione tale dello Xhu, da rendere possibile scriverlo e parlarlo. Un linguaggio concepito da un bambino, che si è evoluto anche sulla base delle suggestioni, degli esperimenti, delle empatie provenienti dal percorso di maturazione e crescita di un individuo.
In tutta Europa e forse anche oltre, attualmente, non esiste un progetto artistico che sia spinto in una sperimentazione espressiva così profonda e radicale, arrivando a sovvertire la forma di comunicazione più elementare e istintiva che è il linguaggio. Né esiste, o quantomeno non è mai stato pubblicato, un tentativo di dare vita ad una nuova forma di linguaggio come questo, con una grammatica e una struttura che ne permette la traduzione e l’utilizzo.
Il sound degli XHU è fortemente ispirato da artisti come Peter Gabriel, Genesis, TV on the Radio e altri nomi della scena world rock mondiale. Ma a plasmare più di ogni cosa il suono sono le suggestioni sonore raccolte in giro per il mondo, durante gli innumerevoli viaggi di Alessandro. Le diverse sfumature che è possibile rintracciare nei brani degli XHU hanno radici proprio nei luoghi fotografati, filmati, ripresi e custoditi in questi viaggi di ricerca-azione. Africa, India, Cina, Medioriente, Europa. Un’unica rotta: il loro suono, la loro matrice sonora.

Non è possibile riassumere in un unico genere il sound della band. La matrice è sicuramente l’elettronica, ma nell’accezione più ampia del termine. Se elettronica definisce l’utilizzo della tecnologia a favore della composizione musicale e della “sintetizzazione” del suono allora gli XHU sono un gruppo di musica elettronica; con la capacità però di dialogare contemporaneamente con elementi multipli, dai futuristi synth fino alle vibrazioni profonde e ancestrali di legni, ottoni, tamburi. Alessandro sperimenta costantemente l’utilizzo di oggetti apparentemente lontani dall’ iconografia musicale, ma che possono essere reinventati e impiegati sotto nuova forma, come ad esempio le macchine da scrivere.
La musica degli XHU è una alchemica miscela: Rock, Pop, World Electro e tanta sperimentazione. L’impronta è quella della contaminazione sonora. Il suono come mappa del mondo ha portato a mettere, in tutti i brani, in scontro e in tensione, sonorità estreme, diverse, facendole convivere nello stesso arrangiamento, cercando sempre il comfort orecchiabile e musicale. L’utilizzo degli archi accompagna i “riff” di chitarre . Synth analogici impastati con frequenze puramente digitali; il tutto con una cura maniacale del ritmo, della modulazione, dell’emozione semplice e potente.
Il sound degli XHU, insieme all’utilizzo cantato dei fonemi, restituisce al pubblico un’esperienza sensoriale unica che si sintetizza in una pasta emotiva e musicale senza precedenti.
XHU è inteso come progetto modulare. La formazione live cambia in base alle necessità e alla tipologia di show, dal duo secco in cui c’è solo Alessandro Capasso con il dubmuster fino alla band a cinque elementi.
La band ufficiale XHU è composta da Alessandro Capasso (testi, voce, vocoder, tastiere, synth, synth bass theremin, programming); Gian Marco Libeccio alla chitarra, Marco Sarracino alla batteria, Francesco Lapenna al basso, Armando Taranto sound engineer e dubmaster.
La formazione lascia però possibilità di cambiare di numero e di elementi ogni volta, seguendo prorpio la matrice delle lab sessions in cui ogni puntata ospita un musicista diverso, proveniente anche da ambienti musicali diversi. In modo che la ricerca e la sperimentazione sonora del progetto non rimanga mai statica alle stesse influenze.

Alessandro Capasso: testi, voce, vocoder, tastiere, synth, synth bass, theremin, programming
Gian Marco Libeccio: chitarre
Francesco Lapenna: basso
Marco Sorrentino: batteria e percussioni
Armando Taranto: sound engineer

Sitografia
Facebook https://www.facebook.com/xhumusic/
Sito internet: http://www.xhumusic.com
Youtube https://www.youtube.com/user/cerchilabsessions
Instagram: xhu_band

Pulsante per tornare all'inizio