Matera è 68esima tra le province italiane nella graduatoria
in base alla variazione percentuale del valore aggiunto: commenti e valutazione Rosa Gentile (Confartigianato)

Matera è 68esima tra le province italiane nella graduatoria delle province italiane in base alla variazione percentuale del valore aggiunto ai prezzi base e correnti fra 2024 e 2025, con un valore assoluto di 4.404,3 milioni di euro ed un incremento annuo dell’1,95%.
È quanto emerge dall’analisi realizzata dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere sul valore aggiunto provinciale a valori correnti del 2025.
Una fotografia dettagliata per settore che – commenta Rosa Gentile, presidente provinciale Confartigianato Matera – ci consente di aggiornare analisi e valutazioni sull’economia materana per affrontare al meglio le nuove sfide in particolare nei comparti produttivi locali.
Intanto i numeri. Nella Graduatoria delle province italiane in base al valore aggiunto pro-capite Matera si classifica 82esima con un valore pro-capite di 23.374,25 euro conservando una posizione invariata rispetto al 2024.
Nelle graduatorie per settori di attività Matera è 74esima sia per commercio-servizi di alloggio e ristorazione con un valore assoluto di 1.008,9 milioni di euro (peso 22,9%) e un più 1,3% in un anno che nel comparto costruzioni con un valore assoluto di 327,9 milioni di euro (peso 7,4%) e più 1,9%.
Migliore è la posizione nell’industria in senso stretto: Matera è 15esima con 687,2 milioni di euro (peso 15,6%) e più 4,1%. Infine per l’agricoltura è 93esima con 415,8 milioni di euro (peso 9,4%) e più 0,3% e Amministrazione Pubblica-Sanità è 79esima con 984,9 milioni (peso 22,3%) e più 1,4%.
I dati – afferma Gentile – confermano che la crescita del valore aggiunto è la riprova della capacità di resistenza del sistema produttivo in particolare delle piccole e medie imprese dei settori da sempre nevralgici come l’artigiano con 3.200 aziende attive, ma i dati evidenziano anche divari territoriali e segnali di rallentamento in comparti strategici come l’industria.
Nella nostra recente assemblea nazionale abbiamo presentato il 21° Rapporto di Confartigianato ‘Il mestiere di creare futuro.
Di impresa in impresa, da 80 anni’ che restituisce l’immagine di un’economia italiana che, dopo cinque anni segnati da guerra in Ucraina, crisi energetica, tensioni commerciali e conflitto in Medio Oriente, mostra significativi fattori di forza e resilienza, ma rimane esposta a rilevanti criticità strutturali e alle minacce generate dalla persistente turbolenza geopolitica.
Il quadro che emerge è dunque quello di un’economia che ha mostrato una notevole capacità di adattamento a cinque anni di shock: crescita del PIL pro capite, aumento e maggiore stabilità dell’occupazione, tenuta dei consumi, leadership turistica, innovazione delle piccole imprese, crescita dell’export e degli investimenti e dinamica positiva delle costruzioni rappresentano importanti fattori di resilienza.
Su questo potenziale gravano, tuttavia, l’elevato costo cumulato degli shock geopolitici, il caro energia, il declino demografico e la scarsità di personale, la nuova stretta del credito, la contrazione dei prestiti alle micro e piccole imprese, le difficoltà dell’export nei mercati colpiti dalle turbolenze geopolitiche, l’elevata pressione fiscale e il gap di efficienza della Pubblica amministrazione.
La capacità di trasformare la resilienza mostrata negli ultimi anni in una crescita più robusta – dice Gentile – dipenderà dagli interventi di politica economica e dalle riforme in grado di attenuare questi vincoli e di ridurre l’esposizione del sistema produttivo alle nuove fratture geopolitiche.
A questa capacità di resilienza si contrappone un insieme rilevante di criticità. Il costo cumulato di cinque anni di shock geopolitici è stimato in 296,3 miliardi di euro, tra minori esportazioni nei mercati interessati dalle guerre e tensioni geopolitiche, maggiori oneri finanziari per le imprese e costo dell’energia importata: una media di 59,3 miliardi all’anno, pari al 2,7% del PIL.
L’energia rimane uno dei principali canali attraverso i quali le tensioni geopolitiche si trasmettono alle imprese. In 242 giorni della crisi del Golfo il costo dell’energia, che sintetizza l’andamento dei prezzi all’ingrosso di gas, elettricità e gasolio per autotrazione al netto delle tasse in una media ponderata con i rispettivi consumi finali, risulta superiore del 55,6% rispetto a febbraio 2026.
Un ulteriore vincolo alla crescita è rappresentato dalle tensioni sul mercato del credito. Il costo dei prestiti alle imprese, sceso al minimo di 3,49% nel marzo 2026, sale a 3,85% ad agosto registrando un aumento di 36 punti base; contemporaneamente, ad agosto 2026 i prestiti alle micro e piccole imprese (con meno di 20 addetti) diminuiscono del 4,6% su base annua a fronte del +4,2% del totale imprese, comprimendo le risorse disponibili per investimenti e trasformazione tecnologica.
“La sfida è trasformare la crescita in uno sviluppo più solido e diffuso, sostenendo le imprese negli investimenti, nell’innovazione e nell’apertura a nuovi mercati. Per farlo, è fondamentale partire dalle specificità dei territori”.