POLITICA

Matteo Salvini rieletto segretario della Lega: quarto mandato fino al 2030

Il leader del Carroccio ottiene 465 voti contro i 146 dello sfidante Massimo Garavaglia. Al congresso di Milano il confronto sul futuro del partito, il sostegno a Giorgetti e Zaia e le posizioni sulla guerra in Ucraina.

Matteo Salvini è stato confermato alla guida della Lega per la quarta volta consecutiva. Il segretario uscente ha ottenuto 465 voti al congresso straordinario del partito, svoltosi al centro congressi Allianz MiCo di Milano, superando lo sfidante Massimo Garavaglia, che ha raccolto 146 preferenze. Gli aventi diritto al voto erano 706 delegati. Il nuovo mandato avrà una durata di quattro anni e si concluderà nel 2030.

La proclamazione del risultato è stata accolta dagli applausi e dalle manifestazioni di entusiasmo dei partecipanti.

Subito dopo l’annuncio, Salvini ha ringraziato Garavaglia, che è salito sul palco per abbracciarlo, in un gesto di riconciliazione dopo il confronto interno.

Nel suo intervento, il leader del Carroccio ha sottolineato il legame personale e politico con il movimento, ringraziando il suo avversario per aver contribuito ad animare il dibattito congressuale.

«Da 36 anni la Lega è la mia famiglia», ha dichiarato Salvini, rivolgendosi ai delegati e ricordando come il partito abbia accompagnato una parte significativa della sua vita.

Tra i temi affrontati, anche la posizione italiana sulla guerra in Ucraina. Salvini ha chiesto ai delegati un mandato politico per portare in Consiglio dei ministri la contrarietà della Lega alla prosecuzione degli aiuti finanziari a Kiev.

«Non possiamo continuare a mandare soldi all’Ucraina», ha affermato, sollecitando un sostegno esplicito alla linea proposta.

Il segretario ha inoltre illustrato l’idea di rinnovare il simbolo del partito. Il progetto prevede la scritta «Lega» in evidenza, l’immagine dell’Alberto da Giussano al centro e la dicitura «Italia federale» nella parte inferiore, con caratteri gialli.

Il nuovo logo, secondo Salvini, non includerà il suo nome e dovrà rappresentare la continuità tra la storia del movimento e le sue prospettive future.

Durante il congresso non sono mancati momenti di confronto sulle strategie elettorali e sul rapporto con il mondo produttivo settentrionale.

Salvini ha risposto alle osservazioni di Garavaglia, che aveva riferito di aver raccolto segnali di apprezzamento da parte degli imprenditori nei confronti del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il segretario ha riconosciuto il valore del lavoro del ministro, ma ha evidenziato quella che considera una contraddizione nel comportamento di una parte dell’elettorato: manifestare sostegno alla Lega senza poi votarla.

Secondo Salvini, per difendere le imprese e il tessuto industriale italiano non bastano attestazioni di stima, ma occorre un consenso elettorale concreto.

Il leader leghista ha anche ribadito il proprio giudizio negativo sulla partecipazione al governo guidato da Mario Draghi, sostenuto anche dal Partito democratico.

«Me ne assumo pienamente la responsabilità», ha dichiarato, escludendo che una scelta simile possa ripetersi in futuro.

Massimo Garavaglia ha motivato la propria candidatura con la necessità di rilanciare il consenso elettorale della Lega. Nel suo intervento ha ricordato che il partito ha ottenuto l’8,8% alle elezioni politiche, sottolineando l’assenza di una crescita significativa e la necessità di recuperare terreno.

«Dobbiamo svegliarci», ha affermato, spiegando che i sondaggi indicano una direzione da prendere in considerazione e che il movimento deve tornare a rafforzarsi, soprattutto nei territori storicamente più vicini al centrodestra.

Garavaglia ha anche assicurato che un’eventuale vittoria non avrebbe comportato epurazioni o ritorsioni interne.

«Nessuna rappresaglia, nessuna punizione, nessuna lista nera: siamo una famiglia», ha dichiarato, rivendicando un approccio orientato alla collaborazione.

Nel presentare la propria idea di leadership, ha citato diversi esponenti del partito, tra cui Luca Zaia, Claudio Durigon e Giancarlo Giorgetti, indicando la necessità di valorizzare le personalità più rappresentative della Lega.

A intervenire prima dei candidati è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha invitato il partito a confrontarsi apertamente con le difficoltà elettorali.

«Va tutto bene? No, non va tutto bene», ha affermato, riconoscendo la presenza di problemi che richiedono un’analisi approfondita e risposte concrete.

Giorgetti ha richiamato l’attenzione sulle differenze territoriali nei risultati elettorali, citando il caso di aree come Bergamo, dove la Lega aveva raggiunto percentuali molto elevate in passato e dove il consenso si è successivamente ridotto.

Per recuperare voti, secondo il ministro, occorre rafforzare la squadra puntando sulle persone che hanno dimostrato di saper costruire consenso e mantenere un rapporto solido con le comunità locali.

La giornata conclusiva dell’assemblea è iniziata con quasi un’ora di ritardo a causa di difficoltà tecniche.

Il presidente dell’assemblea, Lorenzo Fontana, si è scusato con i partecipanti commentando con ironia il malfunzionamento dei sistemi legati all’intelligenza artificiale.

Il congresso si è concluso con la riconferma di Salvini, che resta alla guida del partito per un nuovo quadriennio.

Il risultato consolida la sua posizione all’interno della Lega, ma il dibattito emerso durante l’assemblea evidenzia anche le sfide che attendono il movimento: recuperare consensi, rafforzare il radicamento territoriale e definire una linea politica capace di tenere insieme le diverse sensibilità interne.

Pulsante per tornare all'inizio