CRONACA

Proteste contro il riarmo in tutta Italia: tensioni e scontri nelle principali città, scattano i fermi preventivi

Città blindate, controlli capillari e momenti di tensione durante le manifestazioni contro il riarmo. Da Roma a Torino, passando per Milano, Bologna e Firenze, migliaia di persone sono scese in piazza. In diverse città si sono verificati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con lanci di bottiglie e petardi, uso di lacrimogeni e idranti e cariche di alleggerimento. A Roma, 43 giovani sono stati accompagnati in Questura dopo essere stati trovati in possesso di passamontagna, guanti, maschere e kefiah. Intanto, proseguono le indagini sui disordini dei giorni scorsi.

Momenti di tensione nel centro della Capitale, dove il corteo ha tentato di proseguire verso le sedi istituzionali, all’altezza di largo di Santa Susanna. Dopo il lancio di bottiglie contro gli agenti, le forze dell’ordine sono intervenute con idranti e lacrimogeni, seguiti da cariche di alleggerimento.

Nel corso della manifestazione, alcuni partecipanti hanno deviato il percorso raggiungendo l’area archeologica del Colosseo e l’arco di Costantino, una zona particolarmente frequentata dai turisti. Sul posto è intervenuta la polizia in tenuta antisommossa. Si sono registrati momenti di tensione, senza ulteriori scontri nell’area, mentre il corteo ha proseguito senza una direzione definita.

Nel frattempo, 43 giovani sono stati accompagnati in Questura per accertamenti dopo il ritrovamento di oggetti quali passamontagna, guanti, maschere e kefiah.

Situazione particolarmente tesa anche a Torino, dove i manifestanti contrari al riarmo si sono confrontati con le forze dell’ordine in diversi punti della città.

All’altezza di ponte Mosca, alcuni partecipanti al corteo hanno lanciato bottiglie e razzi contro gli agenti, che hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. I manifestanti intendevano proseguire verso Borgo Dora e il centro cittadino, ma hanno successivamente ripreso il percorso lungo Lungo Dora Napoli.

Altri momenti di tensione si sono verificati in piazza Castello, quando la polizia ha impedito al corteo di avanzare verso via Po. Gli agenti hanno effettuato una breve carica di alleggerimento utilizzando scudi e manganelli, invitando i partecipanti a dirigersi verso la zona settentrionale della città attraverso i Giardini Reali.

In testa al corteo uno striscione riportava la scritta: «Noi la guerra non la paghiamo, Torino è contro il riarmo, no datacenter e caro benzina». Tra gli slogan scanditi dai manifestanti anche «Tout le monde déteste la police». In piazza era presente il questore di Torino, Massimo Gambino.

A Firenze, il corteo partito da piazza Santo Spirito ha cercato di raggiungere il centro storico, fermandosi per circa mezz’ora sul ponte Santa Trinita. Le forze dell’ordine hanno impedito l’accesso a via Tornabuoni e al tratto del lungarno che conduce verso Ponte Vecchio.

Durante le proteste si sono verificati momenti di tensione, con il lancio di alcuni oggetti da parte dei partecipanti e interventi degli agenti in tenuta antisommossa. Dopo diversi minuti, la situazione è tornata progressivamente alla normalità.

A Milano, alcune migliaia di manifestanti, in prevalenza studenti universitari, hanno partecipato al corteo contro il riarmo. Le tensioni si sono concentrate nella zona di corso Venezia, dove si sono verificati contatti con le forze dell’ordine e alcune manganellate.

Il corteo è stato bloccato all’altezza di via Borghetto. Per timore di possibili disordini, diversi esercizi commerciali hanno abbassato le saracinesche.

Parallelamente, gli investigatori stanno approfondendo il contenuto di una chat WhatsApp individuata nel telefono di una persona indagata per i disordini del fine settimana precedente. Secondo quanto riportato negli atti di perquisizione, nel gruppo sarebbero comparsi messaggi con propositi di aggressione e rapina ai danni delle forze dell’ordine, oltre a riferimenti al possibile furto di armi in dotazione, al danneggiamento di veicoli di servizio e all’incendio di edifici. La chat conterrebbe anche riferimenti all’organizzazione della manifestazione.

Momenti concitati anche a Bologna, dove la polizia è intervenuta in piazza dei Martiri per respingere i manifestanti verso via Marconi, dopo il lancio di bottiglie contro gli agenti.

Le forze dell’ordine hanno effettuato una carica, inseguendo alcuni partecipanti, mentre sul posto è arrivato un mezzo idrante per disperdere la folla. Dal corteo sarebbero stati lanciati anche petardi contro poliziotti e carabinieri.

Sul fronte investigativo, è indagato per istigazione a delinquere aggravata Youssef Siher, 30 anni, indicato dagli inquirenti come presunta figura di riferimento della pagina Instagram «Movimento 17 ottobre», nata dopo i disordini della settimana precedente.

Il giovane, ricercatore e già collaboratore dell’Ispi e del Fatto Quotidiano, è stato sottoposto a perquisizione. La sua posizione è ora al vaglio degli investigatori. L’iscrizione nel registro degli indagati non costituisce una prova di colpevolezza.

Gli accertamenti si inseriscono nell’ambito delle indagini sui disordini e sui messaggi diffusi online in relazione alle manifestazioni.

In vista delle proteste, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva annunciato una linea rigorosa nei confronti degli episodi di violenza.

«Ci sarà molta fermezza nel reprimere i fenomeni che si sono rivelati così forti, complicati e violenti», ha dichiarato a Napoli, a margine di un appuntamento.

Il ministro aveva inoltre definito la giornata particolarmente impegnativa, sottolineando che erano previste manifestazioni in diverse città italiane e che erano stati predisposti rinforzi per le forze dell’ordine nelle aree considerate più sensibili.

Le proteste contro il riarmo hanno così coinvolto numerosi centri urbani, tra cortei, blocchi, controlli e interventi delle forze dell’ordine.

Le indagini proseguiranno per ricostruire le responsabilità individuali negli episodi di violenza e verificare gli elementi raccolti durante le perquisizioni.

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