Tre Parchi nazionali, una strategia comune: Giuseppe Luzzi alla guida ad interim anche dell’Alta Murgia
Dall’Appennino Lucano all’Aspromonte fino all’Alta Murgia: la direzione condivisa apre nuove prospettive di collaborazione per la tutela della biodiversità, la razionalizzazione delle risorse e la promozione del turismo sostenibile.

Una direzione congiunta che potrebbe rappresentare l’occasione per rafforzare la collaborazione tra i tre enti e avviare una strategia condivisa per la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale del Mezzogiorno.
Nella giornata di ieri, il commissario del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, Antonio Tisci, ha incontrato il collega dell’Alta Murgia, Loizzo, per confrontarsi sulle prospettive di una rete sempre più strutturata tra le tre aree protette, anche alla luce della comune direzione.
L’ipotesi è quella di trasformare questa coincidenza organizzativa in un’opportunità concreta di cooperazione, mettendo a sistema competenze, risorse e progettualità, nel rispetto delle peculiarità ambientali e territoriali di ciascun parco.
Una governance condivisa per affrontare le sfide ambientali
Le sfide legate alla transizione ecologica, alla tutela della biodiversità e alla razionalizzazione della spesa pubblica richiedono modelli gestionali capaci di superare la frammentazione amministrativa e favorire una maggiore integrazione tra gli enti.
I tre parchi, pur caratterizzati da paesaggi e habitat differenti — dai boschi e dalle vette dell’Appennino Lucano alle foreste e alla biodiversità dell’Aspromonte, fino agli altipiani carsici dell’Alta Murgia — condividono importanti obiettivi di conservazione, esigenze di monitoraggio ambientale e problematiche legate alla pressione antropica e ai cambiamenti climatici.
Una gestione coordinata potrebbe quindi favorire lo scambio di esperienze e l’adozione di strumenti comuni, valorizzando le specificità di ogni territorio senza rinunciare a una visione d’insieme.
Un Piano d’Azione triennale e acquisti condivisi
Tra le ipotesi allo studio figura la possibilità di elaborare un Piano d’Azione triennale condiviso, finalizzato ad armonizzare gli indirizzi per la conservazione della natura, la gestione della fauna selvatica e la prevenzione degli incendi boschivi.
Un percorso di questo tipo potrebbe consentire di coordinare gli interventi, individuare priorità comuni e utilizzare in modo più efficiente le risorse disponibili, evitando, laddove possibile, duplicazioni di spesa.
Un altro ambito di collaborazione potrebbe riguardare la creazione di una centrale unica di committenza o l’attivazione di forme di acquisto aggregato. Mettere in comune i fabbisogni dei tre enti per beni, servizi e forniture — dal monitoraggio ambientale alle dotazioni per la sorveglianza, dagli automezzi ecologici alla manutenzione della rete sentieristica — potrebbe favorire economie di scala e condizioni contrattuali più vantaggiose.
L’obiettivo sarebbe quello di coniugare il contenimento dei costi con il miglioramento della qualità dei servizi e delle attività di tutela sul territorio.
Competenze tecniche e personale in rete
La collaborazione potrebbe estendersi anche alla valorizzazione delle professionalità già presenti nei singoli enti. Agronomi, geologi, biologi ed esperti di progettazione europea, rendicontazione e procedure di gara potrebbero contribuire, attraverso gruppi di lavoro interdisciplinari, alla realizzazione di progetti comuni.
La condivisione delle competenze consentirebbe di affrontare questioni complesse con un approccio integrato, favorendo il trasferimento di conoscenze e una maggiore capacità operativa, nel rispetto delle competenze e delle esigenze organizzative di ciascun parco.
Fondi europei e progetti strategici per il Mezzogiorno
Un ulteriore obiettivo riguarda la progettazione coordinata e la capacità di attrarre finanziamenti nazionali ed europei. La presentazione di progetti sviluppati in rete potrebbe ampliare le opportunità di accesso a programmi come LIFE, Interreg e ai fondi di coesione, oltre alle misure del PNRR eventualmente pertinenti e disponibili.
La cooperazione tra i tre parchi potrebbe tradursi in iniziative comuni dedicate alla transizione verde, alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, alla conservazione degli habitat e alla promozione di forme di turismo sostenibile.
Progetti di dimensione sovraregionale, costruiti su obiettivi condivisi e risultati misurabili, potrebbero inoltre rafforzare la capacità degli enti di intercettare risorse e sviluppare interventi con ricadute positive sui territori.
Un circuito integrato per il turismo sostenibile
La rete tra Appennino Lucano, Aspromonte e Alta Murgia potrebbe diventare anche uno strumento di promozione territoriale. L’idea è sviluppare un circuito integrato dedicato al turismo sostenibile, al geoturismo e alla scoperta del patrimonio naturalistico e culturale del Sud Italia.
Una strategia di comunicazione coordinata permetterebbe di promuovere i tre parchi sui mercati nazionali e internazionali, condividendo iniziative editoriali e digitali, partecipazioni a fiere e campagne di marketing.
Il progetto non implicherebbe l’omologazione delle identità territoriali, ma la costruzione di un’offerta capace di mettere in relazione paesaggi, biodiversità, tradizioni e percorsi di visita differenti, valorizzando le peculiarità di ciascuna area protetta.
Una rete che valorizza le identità dei territori
La prospettiva di una gestione coordinata dei Parchi nazionali dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, dell’Aspromonte e dell’Alta Murgia va oltre la semplice condivisione della direzione. Rappresenta un’ipotesi di governance territoriale che punta a rafforzare la collaborazione istituzionale e a rendere più efficaci le politiche di tutela ambientale.
Dalla pianificazione degli interventi agli acquisti aggregati, dalla condivisione delle competenze alla progettazione europea, le possibili sinergie sono numerose e richiederanno un percorso concreto di valutazione e attuazione.
La sfida sarà trasformare questa opportunità organizzativa in risultati verificabili, garantendo un utilizzo efficiente, trasparente e responsabile delle risorse pubbliche e rafforzando, al tempo stesso, la capacità dei tre parchi di proteggere e valorizzare il patrimonio naturale del Mezzogiorno.