CRONACA

Caro gasolio, esplode la protesta degli autotrasportatori: il Sud rischia la paralisi, il governo convoca un tavolo il 27 ottobre

Il continuo aumento del prezzo del diesel esaspera il settore dell’autotrasporto e fa crescere la tensione in tutto il Mezzogiorno.

Tra iniziative di protesta, difficoltà nei rifornimenti e timori per la continuità delle attività produttive, il rischio di un blocco dei trasporti diventa sempre più concreto.

Il governo ha fissato per il 27 ottobre un incontro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mentre le associazioni di categoria chiedono interventi immediati per evitare conseguenze pesanti sull’economia nazionale.

Le prime mobilitazioni si stanno manifestando in diverse aree del Sud. In Puglia sono già segnalate iniziative autonome, mentre in Calabria alcuni gruppi annunciano nuove proteste a partire da domani.

Anche in Sicilia si prospettano ulteriori forme di mobilitazione nei prossimi giorni. Intanto, in Basilicata e in altre zone della Calabria aumentano le preoccupazioni per la disponibilità di carburante, con segnalazioni di distributori in difficoltà e automobilisti costretti a lunghe attese.

A rendere più delicato il quadro è la natura delle iniziative, che non sarebbero riconducibili a una mobilitazione nazionale organizzata dalle principali sigle del comparto.

Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, ha evidenziato come queste manifestazioni spontanee rappresentino un segnale della crescente esasperazione degli operatori, alle prese con costi sempre più difficili da sostenere. Anche Unatras denuncia una condizione di forte sofferenza economica, chiedendo all’esecutivo di intervenire senza ulteriori ritardi.

Le associazioni sollecitano un confronto urgente con il governo guidato da Giorgia Meloni. Secondo i rappresentanti del settore, senza risposte concrete potrebbe diventare inevitabile valutare un fermo nazionale dei mezzi pesanti, con ripercussioni sulla distribuzione delle merci, sulle attività commerciali e sull’approvvigionamento delle imprese.

Al centro della vertenza ci sono anche le risorse economiche annunciate nei mesi scorsi per compensare almeno in parte il rincaro del carburante. Gli operatori lamentano ritardi nell’erogazione dei fondi previsti a maggio e chiedono nuove misure di sostegno, alla luce dell’ulteriore incremento delle spese operative.

Secondo quanto dichiarato da Conftrasporto, dall’inizio del conflitto il prezzo del gasolio avrebbe registrato un aumento superiore ai 50 centesimi al litro. Un aggravio particolarmente pesante per le aziende di autotrasporto, che dipendono dal carburante per garantire la regolarità delle consegne e la sostenibilità economica dei viaggi.

Alla pressione sui costi si aggiungono le difficoltà logistiche legate alla distribuzione dei prodotti petroliferi, aggravate dalla protesta presso la raffineria Eni di Taranto.

I disagi nella rete di rifornimento stanno contribuendo ad alimentare l’allarme in alcune aree del Mezzogiorno. Dopo la convocazione governativa, i sindacati dei metalmeccanici si sarebbero inoltre impegnati a lavorare per la rimozione dei blocchi, secondo le informazioni riportate.

La situazione appare particolarmente critica in alcune province pugliesi e calabresi. Nel Foggiano vengono segnalate numerose stazioni di servizio prive di carburante, mentre nell’area di Cosenza diversi impianti avrebbero esaurito le scorte di benzina e diesel.

Problemi analoghi interesserebbero anche Catanzaro, dove la ridotta disponibilità di prodotto rischia di complicare gli spostamenti quotidiani.

L’emergenza non riguarda soltanto gli automobilisti. La scarsità di carburante potrebbe ostacolare il lavoro dei mezzi pesanti e rallentare il trasporto di alimenti, materiali e altri beni destinati alle attività produttive. Un eventuale prolungamento dei disagi rischierebbe quindi di produrre effetti a catena su più comparti economici.

Dal Partito Democratico della Calabria è arrivato un appello al governo affinché affronti rapidamente la crisi dei rifornimenti, considerata ormai una questione che interessa l’intero Mezzogiorno.

Preoccupazione anche da parte del sistema industriale pugliese. Il presidente di Confindustria Puglia, Nicola Delle Donne, ha richiamato l’attenzione sui rischi per numerose aziende, soprattutto nei settori dei trasporti, delle infrastrutture e delle costruzioni, dove l’assenza di carburante può impedire la prosecuzione delle attività.

La riunione convocata al Ministero dei Trasporti rappresenterà un passaggio importante per verificare quali misure il governo intenda adottare a sostegno delle imprese e per affrontare le difficoltà della distribuzione. Gli autotrasportatori attendono risposte sui contributi promessi, sulle possibili compensazioni per il caro gasolio e sulle iniziative necessarie a garantire la continuità dei rifornimenti.

La posta in gioco va oltre le rivendicazioni di una singola categoria: un blocco prolungato dei mezzi pesanti potrebbe ripercuotersi sull’intera filiera economica, dai rifornimenti dei supermercati alle forniture industriali. Per il Mezzogiorno, già alle prese con difficoltà nella disponibilità di carburante in alcune aree, diventa quindi essenziale scongiurare un aggravamento della crisi.

Le prossime ore saranno determinanti per capire se il confronto istituzionale riuscirà a ridurre la tensione o se la protesta spontanea degli operatori si trasformerà in una mobilitazione più ampia, con conseguenze potenzialmente rilevanti per la circolazione delle merci e per l’economia del Paese.

 

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