CRONACA

Sabato 10 ottobre, Melfi. Perché non ci hanno lasciato altra scelta.

Domani il Coordinamento Agricoltori Basilicata sarà a Melfi, presso il distributore IP sulla SS 655, insieme agli agricoltori e trasportatori del Vulture Melfese Alto-Bradano.

Ci siamo già. Eravamo ieri sulla Jonica. Siamo oggi qui. Saremo domani ovunque sia necessario. Perché la crisi agricola lucana non ha confini provinciali — ha un unico indirizzo: la Regione Basilicata.

Il caro carburante, i fertilizzanti, i fitofarmaci. Le visite mediche, i corsi di formazione, i DPI scaricati sulle spalle degli imprenditori agricoli. Problemi noti. Problemi vecchi. Problemi ignorati.

E mentre noi manifestiamo, l’assessore Carmine Cicala ripete — da aprile — che si sta provvedendo. Lo ha detto a Nova Siri. Lo ha detto a Policoro. Lo ha detto ieri. Stessa frase. Mesi diversi. Zero risultati.

Lo diciamo con rispetto: le dichiarazioni di Cicala sono spesso belle, misurate, istituzionali. Il problema è che un assessore all’agricoltura non si giudica dalle parole — si giudica dai fondi stanziati, dai decreti firmati, dai risultati in campo. Quel profilo — il comunicatore, il mediatore, il costruttore di consenso — si adatta perfettamente a chi ha ricoperto ruoli di rappresentanza istituzionale. Ma l’assessorato all’agricoltura, in questo momento, richiede altro. Richiede chi agisce. E da aprile, con tutta la buona volontà del mondo, i fatti non sono arrivati.

Ma Cicala lo sa. Lo sa meglio di chiunque altro. Tra aprile e maggio non votò il bilancio regionale — un gesto che parlava da solo. Stava già dicendo che il sistema non funziona, che le risorse non ci sono, che le promesse restano promesse. Quel voto era già una denuncia.

Allora oggi gli chiediamo di completare quel ragionamento. Le dimissioni non sarebbero che il passo successivo — coerente, logico, coraggioso. La scelta di chi ha già dimostrato di vedere la realtà per quella che è, e decide di anteporre il bene degli agricoltori lucani a tutto il resto.

Quegli agricoltori che domani saranno a Melfi. Che non sono criminali. Che sono custodi del territorio, della filiera, dell’economia di questa regione. E che non possono più aspettare né promesse né bilanci non votati.

Saremo ben lieti di essere smentiti dai fatti. Aspettiamo.

 

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