CULTURA E EVENTI

«Unde ești tu Țepeș Doamne?»: da Snagov ad Acerenza il mistero di Dracula cerca nuove risposte

Il progetto internazionale presentato a Snagov da Palazzo Italia. Baldantoni: «Acerenza può diventare un attrattore turistico e culturale per i Balcani». Al centro Maria Balsa, figlia del voivoda, e l’ipotesi della sepoltura di Vlad Țepeș a Napoli

«Unde ești tu Țepeș Doamne?», «Dove sei, o signor Țepeș?». La domanda che da secoli accompagna la misteriosa scomparsa di Vlad III Țepeș torna al centro di una ricerca internazionale che mette in relazione Romania, Napoli e Acerenza.

È stato il Palazzo Eclipse di Snagov, nella contea di Prahova, a ospitare un importante incontro tra la delegazione italiana dei ricercatori guidata da Giovanni Baldantoni, presidente di Palazzo Italia, e Giuseppe Reale, direttore del Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova di Napoli, coordinati dal presidente della SMV Ploiești e storico Mircea Cosma.

All’incontro ha partecipato come invitato d’onore ed è intervenuto anche l’ex ministro romeno Adrian Năstase, che ha espresso apprezzamento per il lavoro e per l’entusiasmo con cui Mircea Cosma e Giovanni Baldantoni stanno cercando di valorizzare un patrimonio nel quale storia, leggende e tradizioni popolari si intrecciano da secoli.

Al centro del confronto, la figura di Vlad III Țepeș, il voivoda della Valacchia vissuto nel XV secolo e passato alla storia con una fama che quattro secoli più tardi sarebbe stata ulteriormente trasformata dalla letteratura gotica di Bram Stoker.

Un personaggio storico realmente esistito, impegnato nei conflitti contro l’Impero ottomano e ricordato nella tradizione romena come difensore della cristianità, diventato nel tempo il modello letterario del Conte Dracula.

È proprio la separazione tra storia e mito a rappresentare uno dei punti qualificanti del progetto. L’obiettivo non è infatti presentare come acquisita una verità ancora discussa, ma ricostruire, attraverso documenti, testimonianze e interpretazioni differenti, una vicenda che continua ad alimentare la ricerca internazionale.

E qui entra in gioco Acerenza.

Il filo che collega il borgo lucano alla storia romena passa soprattutto attraverso Maria Balsa, indicata nel progetto come figlia del conte Țepeș e successivamente legata alla famiglia Ferillo di Acerenza.

Nella Casa-Museo di Palazzo Glinni è stata allestita una stanza dedicata proprio a Maria Balsa, dove è esposto un dipinto della nobildonna, moglie del conte Giacomo Alfonso Ferillo. Il dipinto risulta registrato e certificato dal Ministero della Cultura rumeno, sezione di Prahova.

La vicenda si inserisce in un percorso più ampio che negli ultimi anni ha cercato di ricostruire i possibili collegamenti tra la corte romena, la Napoli aragonese e Acerenza.

Tra gli elementi richiamati figurano la presenza di Maria Balsa alla corte aragonese, il matrimonio con Giacomo Alfonso Ferrillo, gli interventi sulla cattedrale di Acerenza e alcuni simboli presenti nella cripta che alcuni studiosi interpretano come possibili riferimenti alla cultura della Valacchia e all’Ordine del Dragone.

Ma il mistero più suggestivo rimane quello della morte e della sepoltura di Vlad Țepeș. L’indagine arriva quindi in Italia e, in particolare, a Napoli, dove nel Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova si trova la tomba monumentale della famiglia Ferillo. Secondo una delle ipotesi oggetto di studio, proprio quel sepolcro potrebbe essere collegato alla vicenda del principe valacco e alla sua possibile sepoltura italiana.

Un’ipotesi ancora più radicale suggerisce che Țepeș possa non essere morto nelle circostanze tradizionalmente tramandate in Romania e che possa aver vissuto o concluso la propria esistenza in Italia sotto un’identità diversa. Sono, appunto, ipotesi di ricerca e come tali vengono presentate dal progetto, non verità storiche definitivamente accertate.

È questa cautela a rendere centrale il contributo di storici, antropologi, esperti romeni e rappresentanti delle Chiese cattolica e ortodossa coinvolti negli studi. Il confronto tra competenze diverse dovrebbe consentire di mettere a confronto le varie ricostruzioni, distinguendo le fonti documentali dalle interpretazioni e il dato storico dall’immaginario costruito nei secoli.

«L’attrattore turistico-culturale di Acerenza – sottolinea Giovanni Baldantoni – sta già dimostrando ricadute dirette nelle relazioni culturali ed economiche tra Italia e Romania e anche con altri Paesi balcanici. Sono certo che incrementerà i flussi turistici, perché in tutti i Balcani c’è grande interesse per Vlad Țepeș, e potrà favorire anche le imprese italiane già numerose in Romania, sia nel settore alimentare sia in altri comparti».

Il punto, dunque, non è soltanto stabilire se la tomba di Vlad Țepeș sia davvero a Napoli. La sfida culturale è più ampia: capire quanto una leggenda possa diventare strumento di conoscenza e di promozione di un territorio senza trasformarsi in una verità storica precostituita.

Acerenza, da questo punto di vista, rappresenta un caso particolarmente significativo. La storia di Maria Balsa e il presunto legame con la dinastia valacca hanno già portato nel borgo visitatori interessati al mistero di Dracula, ampliando la notorietà della città cattedrale ben oltre i confini regionali. La Casa-Museo Glinni è diventata uno dei luoghi attraverso i quali questa narrazione viene proposta al pubblico.

Dal monastero di Snagov alla cattedrale di Acerenza, passando per la Napoli aragonese, il progetto prova così a ricostruire un ponte culturale tra Romania e Italia. Un ponte nel quale Maria Balsa rappresenta il possibile anello umano e storico, mentre Vlad Țepeș continua a essere il protagonista di una domanda rimasta senza risposta.

«Unde ești tu Țepeș Doamne?».

Forse il vero interesse della ricerca sta proprio nella possibilità che quella domanda, invece di chiudere il mistero, apra nuove pagine di storia tra Acerenza, Napoli e la Romania.

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