POLITICA

Nucleare, Gravela (Partito Liberaldemocratico): Il Ddl è un passo avanti, ma ancora troppo timido

Ora servono infrastrutture, risorse e tempi certi per mettere il nucleare nelle condizioni di competere

«L’approvazione definitiva del disegno di legge delega sul nucleare sostenibile è un passo avanti, ma il provvedimento resta troppo timido rispetto alla sfida che l’Italia ha davanti.

Il Parlamento ha riconosciuto che il nucleare può tornare a far parte della politica energetica nazionale; ora si apre la fase decisiva: quella dell’attuazione», dichiara Giuseppe Gravela, componente della Segreteria nazionale del Partito Liberaldemocratico con delega su Energia e Ambiente.

«Come Partito Liberaldemocratico abbiamo presentato diversi emendamenti per rendere il provvedimento più diretto e operativo. Le nostre proposte non sono state accolte, salvo una, che affida ai decreti legislativi il compito di definire con chiarezza competenze e responsabilità dei diversi enti di ricerca italiani coinvolti.

È proprio nella fase attuativa che si misurerà la capacità del Ddl di produrre risultati. Una legge delega indica la strada; spetta ora ai decreti legislativi trasformare quegli indirizzi in un sistema concreto.

Per questo è necessario che i decreti costruiscano fin da subito il quadro regolatorio, istituzionale e industriale previsto dal Milestone Approach dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

L’IAEA individua 19 ambiti infrastrutturali, dalla sicurezza al quadro regolatorio, dalle competenze al finanziamento, dalla rete agli approvvigionamenti, fino alla gestione del combustibile e dei rifiuti. Se vogliamo che il nucleare possa concorrere realmente con le altre tecnologie, dobbiamo costruire fin da subito le condizioni regolatorie, istituzionali e industriali necessarie», aggiunge Gravela.

«L’Italia, peraltro, non parte da zero. Nel Paese esistono ancora competenze scientifiche, ingegneristiche, industriali e formative legate al nucleare che devono essere messe a sistema e pienamente integrate nel nuovo quadro regolatorio e istituzionale, con responsabilità, procedure e standard chiari.

A questo deve corrispondere un adeguato impegno finanziario. Il Ddl prevede 20 milioni di euro l’anno per il 2027, 2028 e 2029 per gli investimenti previsti dalla delega.

A nostro giudizio, sono risorse largamente insufficienti rispetto alla dimensione del lavoro da avviare.

Non si tratta di finanziare oggi la costruzione di una centrale, ma di realizzare l’infrastruttura regolatoria, scientifica, industriale e formativa che consentirà agli operatori di investire domani in un quadro credibile.

Sulla definizione di “nucleare sostenibile” viene quasi da sorridere: in politica abbiamo spesso l’abitudine di risolvere i problemi aggiungendo un aggettivo. Ma la sostenibilità non è un’etichetta che la politica può attribuire o togliere a una tecnologia.

Il nucleare civile opera da decenni secondo standard di sicurezza estremamente rigorosi e sotto un sistema di regolazione e controllo specifico. La questione oggi è capire a quali condizioni economiche, industriali e temporali possa contribuire al sistema elettrico italiano insieme alle rinnovabili.

Il sistema elettrico del futuro dovrà poter integrare nucleare, fonti energetiche rinnovabili, accumuli, flessibilità e sistemi di stabilizzazione della rete. Non dobbiamo però stabilire oggi quale combinazione di tecnologie dovrà prevalere nel 2040 o nel 2050.

Dobbiamo piuttosto costruire un quadro regolatorio e di mercato nel quale le diverse tecnologie possano competere in condizioni trasparenti, sulla base dei costi, delle prestazioni e del valore che sono in grado di offrire al sistema elettrico.

Saranno il mercato e le esigenze concrete del sistema, non una scelta politica predeterminata, a orientare nel tempo il mix energetico più efficiente.

L’obiettivo deve essere mettere in competizione le diverse soluzioni affinché possano contribuire, ciascuna secondo le proprie caratteristiche, a garantire energia affidabile, competitiva e decarbonizzata.

La crescita della domanda elettrica, trainata dall’industria, dall’intelligenza artificiale, dalla digitalizzazione e dall’elettrificazione dei consumi, rende questa sfida ancora più urgente.

L’Italia ha bisogno di più energia, affidabilità e competitività e deve arrivare preparata alle scelte che riguarderanno il proprio sistema energetico nei prossimi decenni», continua Gravela.

«Anche la Basilicata deve essere parte di questa trasformazione nazionale, superando l’idea riduttiva che il ruolo energetico di un territorio si misuri confrontando semplicemente quanto produce con quanto consuma.

Il sistema elettrico italiano è gestito su scala nazionale e per zone di mercato: produzione e fabbisogno non devono coincidere entro i confini regionali.

La vera sfida, quindi, è fare in modo che la Basilicata partecipi alla nuova politica energetica attraverso ricerca, formazione, competenze, reti e filiere industriali.

È su questi terreni che il territorio può contribuire alla costruzione della nuova politica energetica nazionale e intercettarne le opportunità.

Il Ddl ha aperto una porta. Ora bisogna attraversarla con una fase attuativa rapida, rigorosa e adeguatamente finanziata.

Non dobbiamo scegliere oggi quale tecnologia avrà vinto nel 2050: dobbiamo costruire oggi le condizioni perché l’Italia possa scegliere allora sulla base dei risultati, dei costi e delle esigenze reali del sistema elettrico, con pragmatismo, competenza e una forte politica industriale», conclude Gravela.

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