Caso David Rossi, consulenti della Commissione: “La tesi del suicidio non trova conferme nei dati analizzati”

I consulenti Edoardo Genovese e Robbi Manghi hanno illustrato ai parlamentari le conclusioni del loro lavoro, basato sull’esame degli aspetti psicologici, clinici, traumatologici e medico-legali legati alla morte dell’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena.
Secondo quanto riportato nella relazione, prima del decesso non sarebbero emersi elementi riconducibili a una condizione psicopatologica tale da spiegare un gesto volontario estremo.
Gli esperti hanno evidenziato che Rossi, pur attraversando una fase caratterizzata da forte pressione emotiva e preoccupazione, non avrebbe mostrato segnali compatibili con una grave sofferenza psichica, una depressione maggiore o un progressivo isolamento sociale.
Nel documento viene però indicato un cambiamento significativo nel suo stato emotivo e comportamentale in coincidenza con la perquisizione subita il 19 febbraio 2013 e con gli sviluppi della vicenda legata a Mps.
In questo contesto vengono analizzati alcuni episodi precedenti alla morte, tra cui i tagli superficiali ai polsi, la mail inviata il 4 marzo 2013 all’allora direttore generale Fabrizio Viola con il messaggio “help” e la frase “stasera mi suicido”, oltre ai biglietti rinvenuti nel suo ufficio.
Un capitolo della relazione riguarda anche i fazzoletti trovati nel cestino dell’ufficio.
I consulenti hanno precisato che non sono state effettuate verifiche scientifiche per stabilire con certezza la natura delle macchie presenti né sono state eseguite analisi genetiche.
Nel caso in cui si trattasse di sangue appartenente a Rossi, sulla base delle caratteristiche osservate, gli esperti ipotizzano che le tracce possano risalire a qualche giorno prima della morte.
La relazione prende inoltre in esame le lesioni riscontrate sul corpo dell’ex manager. Secondo i consulenti, alcune ferite presenti in diverse parti del corpo avrebbero caratteristiche che non apparirebbero pienamente compatibili con una semplice caduta dall’alto, elemento che viene indicato come oggetto di ulteriore approfondimento.
Per Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi, le nuove valutazioni rappresentano una conferma delle convinzioni sostenute dalla famiglia negli ultimi anni. “David non avrebbe mai compiuto un gesto sapendo il dolore che avrebbe provocato alle persone che amava”, ha dichiarato.
Le conclusioni della consulenza sono arrivate dopo la simulazione svolta al Foro Italico di Roma, organizzata per analizzare gli ultimi momenti della vita di Rossi e ricostruire la dinamica della caduta.
Il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta bis, Gianluca Vinci, ha commentato che il lavoro svolto dagli esperti consente ora di concentrare l’attenzione sugli elementi ancora da chiarire e sugli eventuali responsabili, mantenendo aperti gli approfondimenti investigativi.