L’attività fisica esce dal perimetro dello svago ed entra a pieno titolo nei protocolli di cura e prevenzione oncologica.
Si è chiusa con un bilancio positivo la due giorni conclusiva di Pacap (Promotion of Physical Activity for Cancer Patients), l’ambizioso progetto europeo finanziato dal programma Erasmus+ Sport che per 18 mesi ha visto collaborare un’articolata rete transnazionale tra Italia, Portogallo, Spagna, Ucraina, Slovenia e Croazia.
Sotto la guida dell’associazione capofila Asd Running Matera, l’iniziativa ha fatto tappa negli ultimi due giorni tra l’Irccs Crob di Rionero in Vulture e l’Irccs Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, accendendo i riflettori su un modello assistenziale sempre più orientato al benessere integrale della persona.
L’istituto lucano ha dimostrato come l’innovazione terapeutica trovi terreno fertile nell’integrazione tra medicina tradizionale e percorsi motori adattati.
Con il coordinamento scientifico della dottoressa Graziella Marino, dirigente medico e chirurgo senologo, il Crob ha messo al centro del percorso le pazienti in trattamento per tumore al seno.
Uno dei momenti chiave della due giorni è stato rappresentato dalle sessioni operative di Nordic Walking, svolte tra il centro Visioni Urbane e gli spazi del Crob con la guida della dottoressa Rosa Divella.
Un’esperienza sul campo che ha evidenziato sul piano clinico e psicologico l’impatto positivo della camminata con i bastoncini, capace di stimolare non solo il recupero fisico e funzionale, ma anche la riabilitazione sociale delle partecipanti.
A Bari, nella sala conferenze dell’Irccs ‘Giovanni Paolo II’, sono stati infine tracciati i bilanci conclusivi dell’intero progetto.
L’incontro ha permesso di fare il punto sulle best practice raccolte in un anno e mezzo di lavoro sul campo, confermando l’efficacia dell’alleanza tra ricerca scientifica (rappresentata dagli Irccs) e il mondo dello sport di base del territorio.
L’eredità che il progetto Pacap consegna alla comunità scientifica e ai pazienti è chiara: lo sport non può più essere considerato una misura meramente accessoria.
Al contrario, si consolida come una vera e propria strategia terapeutica e di prevenzione moderna, accessibile e fondamentale per migliorare la qualità della vita di chi affronta il percorso oncologico.