Meloni a Bari, tra bilancio e futuro: «La stabilità è stata la nostra prima riforma»

«Ci sono stati giorni in cui mi è sembrato di nuotare dentro la colla, ma non ho mollato mai e non intendo farlo adesso», dice la premier, rivendicando la capacità dell’esecutivo di attraversare crisi internazionali ed emergenze interne senza perdere la propria direzione.
Il messaggio centrale è quello della stabilità, definita «la prima grande riforma» e non «un vezzo», ma uno strumento per affrontare un periodo particolarmente complesso.
Davanti a una platea di militanti arrivati da diverse regioni, gli organizzatori parlano di circa 10mila presenze. Meloni ripercorre alcune delle principali scelte del governo e indica le priorità sulle quali continuare a lavorare. Il tono resta quello di una leader che prepara il partito alla prossima sfida elettorale, senza però trasformare l’appuntamento in una vetrina di grandi annunci.
Tra i temi rivendicati ci sono i conti pubblici, la politica migratoria e il rafforzamento della sicurezza. «Prima in Ue ci chiamavano estremisti, ora ci copiano», afferma Meloni parlando delle politiche sull’immigrazione. Sul fronte interno torna invece a chiedere che l’intera «catena» della sicurezza funzioni meglio, richiamando anche il tema della giustizia e delle decisioni della magistratura.
La premier insiste inoltre sulla contrapposizione con il centrosinistra, accusato di utilizzare l’antifascismo come «arma di distrazione di massa». Ma il passaggio più politico riguarda la prospettiva della maggioranza: «Alla nostra classe dirigente dico che dobbiamo fare più e meglio», afferma, rivolgendosi anche a chi, dentro il centrodestra, sarà chiamato nei prossimi anni a consolidare il lavoro del governo.
Il tema della riforma elettorale rientra nel ragionamento sulla stabilità. Meloni ribadisce la necessità di garantire a chi vince le elezioni i numeri per governare per l’intera legislatura, evitando «ribaltoni» e «governi di palazzo». L’obiettivo, spiega, è arrivare a un sistema nel quale siano i cittadini a scegliere direttamente la maggioranza destinata a governare.
Non mancano i riferimenti alle riforme e alle questioni ancora aperte. Nel discorso trova spazio l’Autonomia differenziata, mentre restano più defilati altri dossier che hanno caratterizzato la legislatura, dal premierato alla riforma della giustizia. Nessun passaggio diretto anche sul referendum perso dal governo nei mesi scorsi.
Sul fronte economico, Meloni rivendica il lavoro sui conti pubblici e annuncia nuovi interventi mirati contro il caro carburanti. La premier esclude però un ritorno generalizzato ai tagli delle accise: «Non possiamo permetterci di spendere soldi per darli a chi non ne ha bisogno o viene a fare benzina dalla Francia».
Tra le indicazioni per il futuro c’è anche una maggiore attenzione alla produzione energetica nazionale. Meloni sostiene la necessità di aumentare la quota di petrolio estraibile nei mari italiani, richiamando le risorse presenti anche in Basilicata. Per la Puglia resta centrale la questione dell’ex Ilva, sulla quale il governo ribadisce la volontà di tenere insieme tutela della salute e salvaguardia del patrimonio industriale.
La sicurezza torna anche nel capitolo dedicato alla difesa. «La sicurezza è la precondizione perché la libertà esista», afferma la premier, rivendicando una linea che, pur riconoscendo i costi delle scelte, considera necessaria per evitare che l’Italia rimanga esposta sul piano internazionale. Un tema sul quale Meloni ha ricevuto nei giorni scorsi attestazioni di attenzione e congratulazioni da diversi leader stranieri.
Tra le novità più concrete indicate dal governo c’è infine la conferma dell’estensione della ZES a tutto il territorio nazionale. Una scelta che punta a rafforzare gli strumenti per gli investimenti e lo sviluppo, superando la dimensione originariamente legata alle aree meridionali.
Sul piano politico, a Bari arrivano anche gli interventi degli alleati. Maurizio Lupi rivendica la «vittoria di democrazia» sul tema delle preferenze, Matteo Salvini, collegato in video, ricorda Silvio Berlusconi e Umberto Bossi come «due giganti del centrodestra» e Antonio Tajani ribadisce che «non esiste un’alternativa al governo di centrodestra».
Meloni chiude quindi il suo intervento guardando più alla continuità che all’effetto sorpresa. Il messaggio rivolto alla maggioranza è quello di fare «più e meglio», mentre agli avversari dice: «Mettetevi comodi, non avete capito con chi avete a che fare». La sfida, nelle sue parole, è costruire un’Italia «che non chiede più il permesso a nessuno».
Anche un piccolo episodio personale contribuisce ad alleggerire il lungo intervento. A un certo punto la premier interrompe il comizio per rispondere al telefono. «Scusate, era mia figlia», spiega al pubblico, aggiungendo: «Ha chiamato tre volte». Poi torna sul palco e riprende il filo del discorso.