CRONACA

Fertilizzanti, Cia Basilicata: rincari e caro energia mettono in difficoltà le aziende

Il rincaro dei fertilizzanti e dei mezzi tecnici sta mettendo in grave difficoltà le aziende agricole lucane. Aumenti che, in alcuni prodotti e periodi, hanno raggiunto il 50-60%, spinti dalle tensioni geopolitiche internazionali, dalle difficoltà sulle rotte commerciali e dal caro energia.

È l’allarme lanciato da Cia-Agricoltori Italiani Basilicata, che richiama l’attenzione sulle conseguenze dell’aumento dei costi di produzione per la tenuta economica delle aziende e dell’intera filiera agroalimentare regionale.

In Basilicata vengono distribuiti ogni anno circa 1,1-1,3 milioni di quintali di fertilizzanti per uso agricolo, pari a oltre 110-130 mila tonnellate. Un volume legato soprattutto alla forte vocazione cerealicola della regione, caratterizzata dalla coltivazione del grano duro, ma anche alla presenza di produzioni ortofrutticole, zootecniche e biologiche.

Le ultime quotazioni della Borsa Merci di Roma, riferite al 26 agosto, confermano una pressione ancora elevata sui costi. L’urea granulare 46% è quotata tra 600 e 630 euro alla tonnellata, il nitrato ammonico 26% tra 420 e 450 euro, il fosfato biammonico 18/46% tra 900 e 930 euro, mentre il solfato potassico si attesta tra 820 e 830 euro alla tonnellata.

«Il rincaro dei fertilizzanti e degli altri mezzi tecnici sta diventando un problema sempre più pesante per le aziende agricole lucane – afferma il presidente di Cia-Agricoltori Basilicata, Leonardo Moscaritolo –. Non parliamo di una semplice oscillazione dei prezzi, ma di costi che incidono direttamente sulla capacità delle imprese di programmare le coltivazioni e di mantenere adeguati livelli produttivi e qualitativi».

Per Cia il problema riguarda in modo particolare le produzioni cerealicole. «La Basilicata ha una forte vocazione agricola, dal grano duro all’ortofrutta, fino alle produzioni zootecniche e biologiche. Per questo l’aumento dei fertilizzanti rischia di produrre conseguenze diffuse sull’intero sistema agricolo regionale», aggiunge Moscaritolo.

Di fronte a costi sempre più elevati, molte aziende sono infatti costrette a ridurre o rinviare gli interventi di concimazione. Una scelta che può compromettere rese e qualità delle produzioni. Nel caso del grano, ad esempio, una concimazione insufficiente può incidere anche sul contenuto proteico, elemento essenziale per la filiera molitoria e della pasta.

«Risparmiare oggi sui mezzi tecnici può significare perdere domani in termini di resa, qualità e reddito – sottolinea Moscaritolo –. È un circolo pericoloso, soprattutto in una fase già segnata dagli effetti dei cambiamenti climatici, dalla siccità e dall’aumento generalizzato dei costi di produzione».

Per Cia serve una risposta strutturale dell’Europa e del Governo per ridurre la dipendenza dall’estero e rafforzare la produzione interna di fertilizzanti. Tra le priorità indicate vi sono una maggiore flessibilità nell’applicazione della direttiva nitrati e procedure più rapide per l’utilizzo di digestato, letame e altre soluzioni alternative.

«Non possiamo chiedere agli agricoltori di produrre di più, meglio e in maniera sempre più sostenibile, senza garantire alle aziende condizioni economiche che consentano loro di restare sul mercato – conclude il presidente di Cia Basilicata –.

La sicurezza alimentare e la competitività dell’agricoltura passano anche dalla capacità di assicurare alle imprese i mezzi necessari per produrre. Servono interventi concreti e tempestivi: le nostre aziende non possono continuare a pagare il prezzo delle tensioni internazionali e delle crisi energetiche».

 

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