CRONACA

Vicofaro, confermata dalla Santa Sede la rimozione di don Biancalani

si apre una nuova fase per le parrocchie

La Santa Sede ha confermato la conclusione del procedimento che riguarda don Massimo Biancalani, storico parroco di Vicofaro e San Niccolò a Ramini, nel territorio di Pistoia. Il Dicastero per il Clero ha respinto il ricorso presentato dal sacerdote contro il provvedimento disposto dall’ex vescovo di Pistoia e Pescia, monsignor Fausto Tardelli, confermando così la sua cessazione dall’incarico pastorale nelle due parrocchie.

La decisione chiude, almeno sul piano dell’iter principale, una vicenda che da oltre dieci anni ha alimentato un intenso dibattito pubblico sull’attività svolta dal sacerdote e sulle modalità di accoglienza adottate nella parrocchia di Vicofaro.

A partire dal 2015, infatti, Vicofaro era diventata uno dei luoghi più conosciuti del confronto nazionale sulle politiche di accoglienza. La struttura parrocchiale arrivò a ospitare un numero molto elevato di migranti, generando discussioni e contrapposizioni legate alle condizioni degli spazi, agli aspetti igienico-sanitari, alle tensioni all’interno della comunità e alle proteste di alcuni residenti.

Nel corso degli anni, la situazione ha avuto ripercussioni anche sulla vita della parrocchia, con una progressiva diminuzione della partecipazione di alcuni fedeli alle celebrazioni e alle attività comunitarie.

La decisione e il percorso canonico

Il procedimento nei confronti di don Biancalani, secondo quanto riportato, non sarebbe legato a contestazioni disciplinari riguardanti la sua condotta sacerdotale. Alla base del provvedimento vi sarebbe invece una valutazione relativa all’opportunità pastorale della sua permanenza alla guida delle due comunità.

Nell’estate del 2024 al sacerdote era stato proposto un incarico presso l’Ufficio missionario diocesano, soluzione pensata per consentirgli di proseguire il proprio impegno nel campo della solidarietà e dell’accoglienza, ma in un contesto pastorale differente.

Don Biancalani aveva respinto il trasferimento e, dopo la perdita della rappresentanza legale della parrocchia di Vicofaro, aveva presentato ricorso attraverso gli strumenti previsti dal diritto canonico.

Il Dicastero per il Clero ha ora rigettato il ricorso, facendo così avanzare il procedimento verso la sua conclusione.

Possibile un ulteriore ricorso

La decisione della Curia romana non esclude tuttavia ogni ulteriore iniziativa sul piano formale. Il diritto canonico prevede infatti la possibilità di presentare, entro 60 giorni, un nuovo ricorso davanti al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

Un eventuale ricorso, tuttavia, non comporterebbe la sospensione dell’efficacia del provvedimento già adottato.

Nel frattempo, il nuovo vescovo di Pistoia, monsignor Augusto Mascagna, sembra orientato a riportare la vicenda su un terreno prevalentemente pastorale, con l’obiettivo di ridurre le contrapposizioni e favorire una nuova fase nella vita della comunità di Vicofaro.

Una nuova fase per Vicofaro

Il vescovo presiederà una celebrazione eucaristica nella chiesa di Vicofaro, dando avvio, secondo quanto comunicato dalla diocesi, a un nuovo percorso per la comunità parrocchiale.

La celebrazione è stata presentata come un momento destinato ad accompagnare la ripartenza della comunità dopo anni caratterizzati da forti tensioni e da un’ampia attenzione mediatica.

In base alle informazioni disponibili, don Biancalani non dovrebbe prendere parte alla celebrazione.

Salvini: «Il tempo è galantuomo»

La decisione della Santa Sede ha provocato anche reazioni politiche. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha commentato la vicenda attraverso un post pubblicato su X, definendo don Biancalani «il prete dei clandestini» e aggiungendo: «Il tempo è galantuomo».

Le parole di Salvini si inseriscono nel lungo confronto politico che ha accompagnato negli anni l’esperienza di Vicofaro, diventata uno dei simboli delle diverse posizioni sul tema dell’accoglienza dei migranti.

La vicenda, dunque, entra in una nuova fase: da una parte la conferma del provvedimento da parte dell’autorità ecclesiastica, dall’altra la possibilità, prevista dal diritto canonico, di un ulteriore passaggio davanti alla Segnatura Apostolica. Per la diocesi, intanto, la priorità dichiarata è quella di favorire il rilancio della comunità parrocchiale e riportare il confronto su un piano pastorale.

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