Credito, Confartigianato: Per pmi finanziamenti in calo e denaro più caro. In Basilicata tassi al 9,8%
Rosa Gentile: “Per artigiani e piccole imprese una doppia penalizzazione. Servono credito più accessibile e strumenti di garanzia più forti”

Finanziamenti in netto calo e costo del denaro ancora particolarmente elevato per le piccole imprese. È la fotografia scattata dall’Ufficio Studi di Confartigianato sulla situazione del credito alle imprese italiane, che evidenzia una crescente difficoltà soprattutto per il tessuto produttivo di minore dimensione e per le aziende del Mezzogiorno.
Dal 2019 a marzo 2026 i prestiti alle piccole imprese italiane sono diminuiti di 34 miliardi di euro, con una flessione del 25,9%, mentre per le imprese artigiane il calo raggiunge il 39,3%. Una contrazione decisamente superiore a quella registrata dal complesso delle imprese italiane, pari al 7,3%.
La stretta sul credito non si è arrestata nel 2026. Secondo l’ultimo dato disponibile, riferito a marzo, i prestiti alle piccole imprese hanno registrato una nuova diminuzione del 4,3% su base annua, in peggioramento rispetto al -4% di dicembre 2025. Per il cluster delle quasi-società artigiane la flessione arriva invece al -8,8%.
Una dinamica che mette in evidenza una forte asimmetria nell’accesso al credito: mentre a giugno 2026 i prestiti al complesso delle imprese continuano a crescere, segnando un +4% su base annua, il credito destinato alle realtà di minore dimensione continua a ridursi.
Anche in Basilicata il quadro resta particolarmente delicato. I prestiti alle piccole imprese – comprendendo società in nome collettivo, società in accomandita semplice, società semplici e di fatto e imprese individuali con meno di 20 addetti – registrano una diminuzione del 3%.
A rendere ancora più pesante la situazione è il costo del denaro. Se il tasso di interesse annuo applicato alla media delle imprese si attesta al 4,97%, per le piccole imprese le condizioni sono decisamente più onerose. Ed è soprattutto il Mezzogiorno a concentrare i livelli più elevati: in Sardegna il tasso arriva al 10,6%, in Calabria al 10,5%, mentre in Basilicata si attesta al 9,8%, lo stesso livello registrato in Sicilia e Molise. In Puglia il tasso raggiunge il 9,6%.
Il dato lucano assume particolare rilievo anche considerando il differenziale tra piccole e medio-grandi imprese. In Basilicata, così come in Sardegna, lo scarto arriva a 450 punti base, a conferma di una doppia penalizzazione legata alla dimensione aziendale e al contesto territoriale.
“La fotografia che emerge dalla rilevazione di Confartigianato è preoccupante – sottolinea Rosa Gentile, dirigente nazionale e regionale di Confartigianato – perché le piccole imprese si trovano a dover affrontare contemporaneamente una minore disponibilità di credito e un costo del denaro significativamente più elevato. In Basilicata il tasso del 9,8% rappresenta un ostacolo concreto per chi vuole investire, innovare, assumere o semplicemente consolidare la propria attività”.
Per Gentile, “non possiamo permetterci che proprio le imprese che rappresentano la parte più diffusa del nostro sistema produttivo siano quelle che incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alla finanza. Un’impresa piccola che paga il credito quasi il doppio rispetto al tasso medio del sistema produttivo parte da una condizione di evidente svantaggio competitivo”.
“La questione del credito – aggiunge la dirigente di Confartigianato – deve tornare al centro delle politiche economiche nazionali e regionali. Servono strumenti capaci di accompagnare concretamente artigiani e piccoli imprenditori, rafforzando le garanzie, sostenendo il ruolo dei Confidi e rendendo più efficace l’azione di soggetti come la nuova Artigiancassa. Per la Basilicata questo tema è ancora più importante perché il tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese, che rappresentano una componente essenziale dell’occupazione e dell’economia regionale”.
La riduzione dei finanziamenti, secondo Confartigianato, rischia infatti di produrre effetti che vanno oltre la singola impresa. Meno credito significa meno possibilità di acquistare macchinari, digitalizzare i processi produttivi, affrontare la transizione energetica, investire nella formazione e creare nuova occupazione.
“Il rischio – conclude Gentile – è quello di una selezione del credito che finisca per penalizzare proprio le imprese più radicate nei territori. In una fase nella quale alle aziende viene chiesto di investire in innovazione, sostenibilità e competitività, non è possibile che il sistema finanziario proceda nella direzione opposta, rendendo più difficile e più costoso l’accesso alle risorse necessarie. Occorre intervenire per ridurre il divario territoriale e dimensionale del credito e dare alle piccole imprese condizioni che consentano loro di continuare a crescere”.
Il quadro nazionale conferma dunque una situazione di forte disparità: il credito continua a fluire verso il sistema produttivo nel suo complesso, ma si riduce per la componente più numerosa e diffusa del tessuto imprenditoriale. La combinazione tra minore disponibilità di finanziamenti e maggiore costo del denaro rischia di frenare soprattutto gli investimenti delle micro e piccole imprese, proprio nella fase in cui sono chiamate ad accelerare i processi di innovazione e transizione competitiva.
Per Confartigianato Basilicata diventa quindi prioritario rafforzare gli strumenti di accesso al credito e di garanzia, accompagnando le imprese in una fase nella quale il costo della finanza continua a rappresentare un elemento di forte criticità per la competitività del sistema produttivo regionale.