Caldo estremo e lavoro, tre morti in pochi giorni: indagini aperte su sicurezza e rispetto delle ordinanze

Tre decessi avvenuti in contesti differenti, ma accomunati da un elemento che gli inquirenti stanno valutando con attenzione: le temperature elevate che hanno caratterizzato gli ultimi giorni.
Le vittime sono un operaio edile nel Bresciano, una guardia giurata a Bologna e un giovane bracciante agricolo nel Cremonese.
Nel Bresciano la Procura ha aperto un’inchiesta sulla morte di Maurizio Trenta, carpentiere di 40 anni, deceduto dopo essersi sentito male mentre era impegnato nella ristrutturazione di un’abitazione a Trenzano.
L’episodio si è verificato nel primo pomeriggio, quando il termometro superava abbondantemente i 30 gradi.
L’uomo stava operando sulla copertura dell’edificio quando si è improvvisamente accasciato davanti ai colleghi, che hanno immediatamente richiesto l’intervento dei soccorsi. Trasferito d’urgenza all’ospedale di Chiari, è morto poco dopo il ricovero.
Per il caso sono stati iscritti nel registro degli indagati tre responsabili dell’impresa coinvolta nei lavori: l’amministratore della società, il coordinatore della sicurezza del cantiere e il preposto dell’azienda locale. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo.
Gli investigatori stanno verificando un eventuale mancato rispetto dell’ordinanza regionale anti-caldo, che vieta, in determinate condizioni climatiche, lo svolgimento di attività edili all’aperto tra le 12.30 e le 16. Il malore si è verificato proprio nella fascia oraria interessata dal provvedimento.
Si tratta del primo procedimento avviato in Lombardia in cui viene contestata la possibile violazione della misura, valida fino al 23 settembre. L’esame autoptico dovrà chiarire le cause della morte e accertare se l’esposizione alle alte temperature abbia avuto un ruolo determinante.
Anche a Bologna il caldo potrebbe aver contribuito a un tragico episodio. Una guardia giurata di 55 anni, impegnata nel servizio di vigilanza davanti a una gioielleria del centro storico, è stata colta da un malore mentre si trovava nella propria auto.
Soccorsa e trasportata all’ospedale Sant’Orsola, è deceduta poco dopo l’arrivo. Il sindacato Usb ha chiesto un rafforzamento delle misure di tutela per i lavoratori esposti alle temperature elevate, sottolineando come il rischio climatico non possa più essere considerato un semplice disagio stagionale.
Pochi giorni prima, a Stagno Lombardo, in provincia di Cremona, aveva perso la vita anche un bracciante romeno di 19 anni mentre era impegnato nella raccolta dei pomodori.
I primi accertamenti effettuati dai Carabinieri e dagli ispettori dell’Ats Val Padana hanno confermato che il giovane e gli altri lavoratori erano regolarmente assunti. Le verifiche si concentrano ora sull’orario in cui si è verificato il decesso, avvenuto poco oltre la fascia oraria individuata come la più critica, in una giornata in cui le temperature hanno sfiorato i 40 gradi.
Anche in questo caso sarà l’autopsia a stabilire se il caldo abbia inciso in maniera determinante sulla morte del giovane lavoratore. Le organizzazioni sindacali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno chiesto controlli approfonditi sulle condizioni operative nei campi e annunciato iniziative di sostegno a favore della famiglia della vittima.
I tre episodi riaccendono il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro durante le ondate di calore e sull’effettiva applicazione delle misure introdotte per proteggere i lavoratori esposti ai rischi delle temperature estreme.