Caro carburanti: l’aumento che colpisce tutto, e tutti, tranne chi doveva evitarlo

La basilicata produce oro nero da trent’anni. I lucani, per fare il pieno, pagano come tutti gli altri. Anzi, di più.
Il petrolio esce dalla terra. I soldi escono dalle tasche. Semplice, brutale, vero. Una regione che estrae ricchezza e importa povertà.
Non è un destino. È una scelta — di chi doveva cambiarla e non l’ha fatto. Questa settimana il gasolio agricolo tocca 1,44-1,50 euro. Non è un numero: è una sentenza. A quella cifra si coltiva in perdita. Lo sapevano da mesi. Hanno scelto il silenzio.
Non vogliamo più.
Non vogliamo più un trattore fermo perché il pieno costa come un mutuo. Non vogliamo più vivere sopra un giacimento e piangere al distributore.
Non vogliamo più promesse spese in campagna elettorale e archiviate il giorno dopo il voto. Perché di promesse, qui, ne abbiamo sentite tante. Ricadute per i lucani. Sviluppo. Occupazione. E il taglio delle accise — quello vero, quello che avrebbe cambiato le cose — sparito dall’agenda appena contati i voti. Le promesse non riempiono un serbatoio. Ve ne siete dimenticati voi. Noi no.
Viviamo sul petrolio come Paperon de’ Paperoni sull’oro. Solo che noi, nel deposito, ci restiamo impantanati. E mentre affondiamo c’è chi grida in piazza invece di leggere un bilancio, chi promette la benzina gratis sapendo che gratis non c’è mai stato niente. Non è il nostro metodo. Il nostro sono i numeri:
• Riduzione strutturale del gasolio agricolo. Non un bonus che dura un trimestre.
• Ricaduta reale delle royalties su agricoltura e famiglie. Verificabile, non annunciata.
• Un piano energetico regionale con tempi, obiettivi, responsabilità. Non un comunicato a ogni elezione.
Non chiediamo un miracolo. Chiediamo che chi vive sopra un giacimento non debba più pagarlo come chi non ce l’ha. Per questo l’appello è per tutti, oggi. Chi governa la Basilicata. Chi governa da Roma. Maggioranza e opposizione. E chi, di questa storia, ha fatto solo comizio — comunicati, talk show, indignazione a telecamere accese. Basta scaricabarile. Si poteva fare. Non si è fatto.
Ma da oggi maggioranza e opposizione possono scegliere diversamente: unirsi, non per lo scontro, ma per un aiuto vero. Non solo ai lucani — a tutto il Paese, perché il caro-carburanti è un problema nazionale prima ancora che regionale. Se non si agisce ora, non rischiamo un rincaro. Rischiamo la fine di un pezzo di agricoltura italiana. Serve un percorso nazionale, popolare, condiviso. Non l’ennesima misura dimenticata il giorno dopo.
Il cambiamento non si annuncia. Si costruisce.
Noi ci siamo, con i numeri e con la memoria. La politica seria, questa volta, si faccia trovare pronta.
Coordinamento Agricoltori Basilicata