Acerenza, quando la storia divide: il docufilm su Maria Balsa accende il dibattito

Può un documentario diventare terreno di scontro politico e culturale?
È quanto sta accadendo ad Acerenza, dove il progetto cinematografico dedicato a Maria Balsa, la nobildonna che secondo una nota ipotesi storiografica sarebbe stata figlia di Vlad III Țepeș, il principe di Valacchia passato alla storia come ispiratore del Dracula di Bram Stoker, sta alimentando un acceso confronto sul rapporto tra identità locale, ricerca storica e valorizzazione turistica.
Il documentario, affidato a una casa di produzione dopo l’aggiudicazione di un bando della Basilicata Film Commission, si propone di raccontare una vicenda che da anni richiama l’attenzione di storici, studiosi e appassionati.
Il progetto, come emerge dalla documentazione di lavorazione, intende presentare la vicenda come un intreccio tra storiografia, mito e folklore, ricostruendo il viaggio di Maria Balsa dalla Valacchia alla Basilicata e il suo ruolo nella storia della Cattedrale di Acerenza.
Il progetto ricade nelle caratteristiche del Piano Attività 2026 a cura di Margherita Romaniello Presidente Lucana Film Commission con l’obiettivo di attrarre flussi turistici attraverso la leggenda, come accade in tante realtà turistiche italiane e non. Una leggenda dalla quale persino il maestro Francis Ford Coppola prese spunto al momento della stesura e della realizzazione del suo famosissimo Dracula di Bram Stoker del 1992.
Secondo quanto riferito negli ultimi giorni, il neoeletto sindaco avrebbe manifestato alla produzione la propria contrarietà all’impostazione del documentario, ritenendo che Acerenza non debba essere identificata con una discendenza riconducibile a Dracula. Una posizione che ha immediatamente riaperto un dibattito presente da anni nel borgo.
La questione, tuttavia, è assai più articolata di quanto possa apparire. Vlad III Țepeș fu un personaggio realmente esistito, voivoda della Valacchia nel XV secolo, ricordato in Romania soprattutto come il sovrano che contrastò l’avanzata ottomana e difese i confini della cristianità orientale. Soltanto oltre quattro secoli dopo, nel 1897, Bram Stoker trasformò quel nome nel protagonista del suo celebre romanzo, facendo nascere il mito universale del vampiro.
Confondere il personaggio storico con quello letterario rischia quindi di sovrapporre due piani completamente diversi: quello della ricerca storica e quello dell’immaginario gotico.
Il documentario non presenta la vicenda come una verità definitiva, ma come una ricostruzione fondata su studi e testimonianze che negli ultimi anni hanno alimentato un filone di ricerca internazionale.
Tra gli elementi richiamati figurano la presenza documentata di Maria Balsa presso la corte aragonese, il matrimonio con Giacomo Alfonso Ferrillo, il restauro della cattedrale di Acerenza e una serie di simboli presenti nella cripta che alcuni studiosi interpretano come riferimenti alla cultura della Valacchia e all’Ordine del Dragone.
La stessa sceneggiatura prevede il contributo di storici, antropologi, rappresentanti della Chiesa cattolica e ortodossa ed esperti romeni, proprio per offrire al pubblico differenti chiavi di lettura della vicenda.
Ad Acerenza, inoltre, da tempo un museo privato (Casa Museo Glinni) dedica uno spazio significativo alla figura di Maria Balsa e ai presunti rapporti con Vlad Țepeș. Negli anni questa narrazione ha attirato migliaia di visitatori, contribuendo a far conoscere il borgo ben oltre i confini regionali e alimentando un turismo interessato ai grandi misteri della storia.
Naturalmente non manca chi guarda con diffidenza a questa associazione con Dracula, temendo che finisca per oscurare il patrimonio religioso, artistico e culturale della città cattedrale.
È una sensibilità comprensibile, ma che pone un interrogativo di fondo: fino a che punto un’amministrazione può condividere o meno una ricostruzione storica senza interferire con la libertà dell’espressione culturale?
Il cinema documentario, per sua natura, non è una sentenza definitiva sulla storia.
È uno strumento di narrazione e approfondimento che propone interpretazioni, raccoglie testimonianze, mette a confronto tesi diverse e invita il pubblico a formarsi un’opinione autonoma. Saranno poi gli studiosi, attraverso il metodo scientifico, a confermare o confutare le diverse ipotesi.
Il caso Acerenza assume così un significato che va oltre il singolo documentario. Interroga il rapporto tra memoria, identità e sviluppo dei territori. Molti borghi italiani hanno costruito la propria attrattività proprio valorizzando leggende, misteri e personaggi controversi, senza rinunciare al rigore della ricerca storica.
Cosa lega Dracula al Sud Italia Napoli ed Acerenza? Il suo stretto legame familiare con il re d’Ungheria Mattia Corvino.
Dracula era infatti legato al Re Mattia Corvino d’Ungheria, per vincolo familiare quale marito della sorella del Re. II vero Dracula, Vlad III di Valacchia, trascorse ben 12 anni alla Corte del Corvino, ed ebbe sicuramente contatti con la Corte Aragonese nel 1475.
A questo punto compare la principessa Maria Balsha di Valacchia, ritenuta la figlia di Dracula che verrà data in sposa al Conte Mattia Ferrillo Signore di Acerenza figlio del Segretario della D’Aragona di Napoli moglie del Corvino.
Forse è proprio questa la sfida che oggi si presenta anche ad Acerenza: non decidere se Maria Balsa fosse davvero la figlia di Vlad Țeșepeș, tema sul quale il confronto tra gli studiosi resta aperto, ma comprendere se una comunità possa trasformare una pagina controversa del proprio passato in un’occasione di conoscenza, dibattito culturale e promozione del territorio, lasciando che siano la ricerca e il pubblico, e non le contrapposizioni, a scrivere l’ultima parola.